Votare è un dovere civico, difendiamo la democrazia

L’8 e il 9 giugno si svolgeranno cinque importanti referendum abrogativi e al centro del dibattito politico c’è soprattutto la questione della partecipazione al voto e del raggiungimento del quorum necessario per validare i risultati.

Partecipare al voto non è solo un diritto, ma anche e soprattutto un dovere civico, come afferma chiaramente l’articolo 48 della nostra Costituzione. È la partecipazione che irrobustisce il diritto, mentre l’astensione lo indebolisce al punto da farlo apparire inutile. Il dovere civico è il fondamento di una democrazia rappresentativa.

La professoressa Marilisa D’Amico, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Statale di Milano, chiarisce ulteriormente questo punto: «L’assemblea costituente sottolineò questo aspetto del dovere civico proprio perché il diritto di voto, fondamentale in una democrazia rappresentativa, non è soltanto il modo di dare voce alla volontà popolare. È lo strumento indispensabile per realizzare e difendere tutti i principi costituzionali».

In un contesto in cui l’astensione elettorale supera ormai il 50% nelle recenti tornate elettorali, il referendum rischia di essere ulteriormente indebolito, tanto da renderlo difficile da riproporre per future e magari ancor più rilevanti questioni. È pertanto fondamentale incoraggiare gli elettori a partecipare attivamente al voto, indipendentemente dal merito dei quesiti proposti.

La discussione politica si è accesa intorno alle dichiarazioni del vicepremier Antonio Tajani (Forza Italia), che ha apertamente invitato all’astensione come scelta politica: «Noi siamo per un astensionismo politico, nel senso: noi non condividiamo la scelta referendaria. Andare a votare ai referendum è una scelta libera. È una scelta pure non andare a votare». Tajani ritiene che non partecipare sia altrettanto legittimo quanto votare, se non si condividono i quesiti referendari.

Tale posizione ha scatenato forti reazioni politiche. Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha definito l’appello di Tajani «vergognoso e illiberale», ricordando anche l’appello recente del presidente della Repubblica Mattarella contro l’astensionismo.

Nicola Fratoianni (Avs) è sulla stessa linea critica: «Considero la principale malattia della democrazia nel nostro Paese l’astensionismo, la disaffezione dallo strumento del voto. Dovrebbe essere la principale preoccupazione di ogni forza politica con un po’ di senso di responsabilità sulle spalle». Anche Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, definisce la scelta del governo come «grave e pericolosa».

Sul fronte opposto, Maurizio Gasparri (Forza Italia) ribatte che «è vergognoso poter attivare un referendum con firme elettroniche pari a quelle dell’epoca dell’esclusività del cartaceo. In questo modo è facilissimo promuovere referendum in maniera perfino pretestuosa. E allora è altrettanto legittimo difendere le norme esistenti, se le si condividono, anche utilizzando lo strumento del quorum».

Nonostante le diverse posizioni politiche emerge chiara l’importanza fondamentale della partecipazione democratica. Arturo Scotto (PD) si augura che non venga confermata l’indicazione all’astensione di Fratelli d’Italia, considerandola «un fatto gravissimo». Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, invita comunque a esercitare il diritto di voto: «Si può votare sì, si può votare no, ci si può astenere, ma non partecipare all’esercizio di democrazia del voto, dal mio punto di vista personale, non è mai una cosa positiva».

Indipendentemente dalle differenti opinioni politiche è fondamentale ricordare che la partecipazione al voto è la base della democrazia. Ogni cittadino è chiamato a esercitare il proprio diritto e dovere civico, contribuendo così a rafforzare e preservare il valore fondamentale della sovranità popolare.