Vini da Terre Estreme: la “rete vignaioli del recupero”

di Arturo Giglio

Il “coraggio di essere vini unici” passa anche attraverso la “Rete dei Vignaioli del Recupero”, formata da custodi della terra, protagonisti in vigna e di racconti che sono cultura di luoghi e persone. E’ l’indicazione della nuova edizione “Vini da Terre Estreme”, che dopo quella di Matera, si è svolta Mogliano Veneto (TV). Otto le etichette lucane presenti che nel MasterClass a loro dedicato hanno riscosso curiosità e attenzione dagli esperti: 100 Santi, Metodo Classico – Dragone Vini; Guarnaccino Rosato – Luigi Lauria; Spinale, Aglianico del Vulture in Anfora – Nima; Toccaculo, Petit Verdot – Battifarano; Bianco di Pietragalla – Nolè; Matitone, Primitivo della Basilicata – Crocco; Covo dei Briganti, Aglianico del Vulture – Eubea; Colatamurro Nero di Pietragalla. Ma chi sono i vignaioli eroici? “Sono quelli che – risponde Alvaro De Anna (Pilota Green), organizzatore dell’evento – recuperano la tradizione in campo, riutilizzano i terreni e i vitigni abbandonati, sempre preservando e salvaguardando i territori e il paesaggio e la loro biodiversità. La Rete dei Vignaioli del Recupero è aperta ed inclusiva per tutti coloro che hanno un approccio consapevole e sostenibile, ed è naturale che sia formata da vignaioli di diversi luoghi, storie e percorsi”. Dunque un “esercito” di Vignaioli Indipendenti che coltivano le proprie vigne, vinificano direttamente l’uva, imbottigliano il proprio vino e curano personalmente la vendita dello stesso, sotto la propria responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta. Impegnati quotidianamente in un processo che segue tutta la filiera di produzione, i Vignaioli operano costantemente per custodire, tutelare e promuovere il territorio di appartenenza. Quelli associati alla Fivi sono 1672 (60,8%), per un totale di oltre 15mila ettari di vigneto e per una media di 9,2 ettari vitati per azienda agricola: 193 in Trentino Alto Adige, 215 in Veneto, 59 nel Friuli Venezia Giulia, 92 in Emilia-Romagna, 142 in Lombardia, 283 in Piemonte, 13 in Valle d’Aosta e 20 in Liguria. Sono 433 (25,9) nel centro Italia: precisamente 44 nel Lazio, 88 nelle Marche, 3 in Molise, ben 231 in Toscana, 34 in Umbria e 33 in Abruzzo. Infine, nel Sud Italia se ne contano 222 (13,3%): 8 in Basilicata, 45 in Calabria, 65 in Campania, 37 in Puglia, 25 in Sardegna, 42 in Sicilia. Oltre 80, invece, i milioni di bottiglie commercializzate, mentre il fatturato totale supera gli 800 milioni di euro, per un valore in termini di export di 350 milioni di euro. I 15mila ettari di vigneto sono condotti al 50% in regime biologico/biodinamico. Il progetto Vini da Terre Estreme di Alvaro De Anna vuol far conoscere e trasferire questo patrimonio di valori, saperi ed emozioni, affinché venga “compreso” come essenza stessa del prodotto e del territorio che l’ha generato. Intanto, al 31 ottobre 2023, secondo l’ultimo Report Cantina Italia dell’Icqrf, negli stabilimenti enologici italiani, sono presenti 43,8 milioni di ettolitri di vino (-5,8% sullo stesso periodo 2023), 13,5 milioni di ettolitri di mosti (-23,6%) e 12,1 milioni di ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione (-19,6%). Nel complesso, dunque, nelle cantine italiane, c’è sempre una vendemmia intera di scorta, con il 53,7% di vini Dop (il 28% rossi ed il 25,5% bianchi), il 26,4% Igp (il 16,3% rossi ed il 9,2% bianchi), e il resto rappresentato da vini da tavola e varietali. Come sempre, più della metà del vino italiano è a dimora nelle Regioni del Nord Italia, con il Veneto che ne custodisce il 24,5%. Prosecco Doc (3,9 milioni di ettolitri), Igt Puglia (1,9), Igt Toscana (1,2), Igp Salento (1,2), Doc Sicilia (1,2), Montepulciano d’Abruzzo (1,2) e Doc delle Venezie (1,1) le Denominazioni con più scorte in cantina.

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