Via Francigena… o via dei Franchi tiratori!

di Tardacino Accademico Resoluto

Eccoci qui, pronti per un’avventura epica che se solo i pellegrini medievali potessero vedere si farebbero una risata. Parliamo del nuovo scintillante progetto di sviluppo turistico che coinvolge ben quattro comuni – Irsina, Acerenza, Banzi e Genzano di Lucania – tutti orgogliosi di trovarsi “sulla rotta della Via Francigena”. Fermi tutti, però: la Via Francigena, per chi ha aperto un libro di storia almeno una volta, è quel percorso che va dall’Inghilterra (partendo da Canterbury) fino a Roma. E a Roma finisce, caput, stop, nada più. Allora perché, vi chiederete, questo progetto si definisce “sulla rotta della Via Francigena”? Mistero della fede… o del marketing.

Ecco come ce l’hanno presentato: un sindaco ha annunciato in conferenza stampa il progetto da finanziare per la modica cifra di un milione di euro dal Ministero del Turismo, tutto per sviluppare un concetto di “cittadinanza temporanea”. Praticamente ogni viandante che passerà da queste parti diventerà un cittadino temporaneo. Suona bene, no? In realtà immagino la scena: “Benvenuto nel nostro borgo, pellegrino! Ecco il tuo contratto di affitto per due giorni e, mi raccomando, ricorda di buttare la spazzatura nel bidone giusto se no multa”.

Ma torniamo un attimo al punto: la Via Francigena si fermava a Roma. Non Banzi, non Acerenza, non Genzano di L., non Irsina. Roma. Qualcuno ha forse deciso di allungare il percorso senza dircelo? Magari è l’occasione giusta per aggiornare Wikipedia e tutte le guide storiche del mondo. Chissà forse c’era qualche pellegrino che dopo aver salutato il Papa si diceva: “Sai cosa? Facciamoci un’altra settantina di chilometri, giusto per sgranchirci le gambe” e si dirigeva verso la Basilicata. Dubito, ma lasciamo ai nostri eroi moderni il beneficio del dubbio.

Il progetto, a quanto pare, mira a “ridare nuova vita” a queste ‘rotte’. Ora “rotte” è un termine già di per sé che suggerisce confusione: dove sono queste rotte, chi le ha fatte e soprattutto… perché? Chiunque abbia scritto questa cosa ha il talento di far sembrare l’ovvio complicato come se volesse dire: “Non è una passeggiata nei campi, è un viaggio esistenziale che connette il noto e l’ignoto”. Ma alla fine è comunque una passeggiata nei campi.

E attenzione: questa non è una semplice iniziativa di turismo. No, no. È un “itinerario fisico narrativo”. Per chi si stesse chiedendo cosa significhi vuol dire che ti vendono l’idea di camminare come un’esperienza epica, con tanto di narrazione. Mi immagino già il pellegrino medio che si aggira con gli auricolari ascoltando un podcast narrato da un attore in costume medievale che lo guida tra i sentieri dicendo: “E ora guarda alla tua sinistra il magnifico cartello stradale sponsorizzato dal comune di Genzano”.

Ma la ciliegina sulla torta è l’idea della “cittadinanza temporanea”. Ehi, chi non ha mai sognato di essere cittadino temporaneo di Acerenza, anche solo per un paio d’ore? Sì, certo, hai gli stessi diritti e doveri di chi ci vive. Forse ti daranno persino le chiavi della città e una lista di commissioni da fare: portare il pane dal panificio, sistemare le sedie della piazza, votare all’assemblea comunale. Insomma, un’esperienza indimenticabile di integrazione territoriale. Se solo sapessimo cosa significa.

E il tutto per un milione di euro. Non male, eh? Con tutti quei soldi mi chiedo se abbiano pianificato di dipingere le strade di blu per farle sembrare mari o se installeranno distributori automatici di acqua benedetta lungo il percorso. Che poi, non fraintendiamoci, è fantastico che si promuovano le bellezze del territorio e si cerchi di rilanciare il turismo ma magari farlo senza tentare di riscrivere la geografia medievale sarebbe un inizio migliore.

Possiamo solo augurare buon viaggio a tutti i futuri cittadini temporanei della Francigena… o di quel che ne è. E speriamo che riescano a trovare la strada per Roma perché da lì in poi sembra tutto un po’ confuso. Buona fortuna e ricordate: sulla via della scoperta è importante avere sempre con sé una mappa. O un GPS ma con le batterie sempre “cariche”!