Vecchie e nuove Catilinarie

Col termine “catilinaria” si indica una critica o invettiva ostile e violenta contro qualcuno. In realtà le Catilinarie furono pronunciate nel 63 a.C. e successivamente raccolte e scritte nel 60 a.C.. Esse sono i quattro discorsi tenuti da Cicerone contro Catilina noti anche come le “Orationes in Catilinam”; le “Competizioni elettorali”; le “Orationes” e le “Critiche” che furono pronunziate in seguito alla scoperta e alla repressione della congiura condotta da Catilina.

Mentre l’Impero Romano d’Oriente era ancora instabile e rivoltoso in Roma, Lucio Sergio Catilina prese a condurre una vera e propria rivolta. Egli, rappresentante della nobilitas vedeva sempre più ridursi la ricchezza che la nobilitas, a cui lui apparteneva, aveva accumulato sotto la dittatura di Silla e contando sul popolo inquieto e pronto alla rivolta (costretti dalla fame), portò avanti quello che era il progetto silano e  cioè ingrossare le file dei seguaci anche con la presenza di “criminali”, di  “diseredati, di “elementi marginali della città e soprattutto di giovani nobili inquieti.

Catilina intendeva “impossessarsi” del consolato per realizzare una riforma costituzionale ed economica e successivamente una vera e propria dittatura che avrebbe tolto ogni potere alla magistratura, per poter meglio gestire le ricchezze e il sistema giudiziario.

La congiura fu sventata da Cicerone, grazie alle rivelazioni ottenute dall’amante di un congiurato. Il Senato non dette la giusta importanza al fatto cosicché Cicerone, dopo aver mostrato le prove della congiura in senato, smascherò e documentò anche le temibili manovre previste per occupare e distruggere la città di Roma.

Qui riporto solo “Le competizioni elettorali” che in questo momento forse possono interessare maggiormente.

Lucio Sergio Catilina già tentato di essere eletto Console  nel 66 a.C. fu escluso dalla competizione perché non aveva consegnato nel tempo previsto la domanda di candidatura e, inoltre, fu anche accusato di abuso di potere e corruzione mentre era governatore in Africa.

Nel 64 a.C. si ricandidò per il consolato basando la sua campagna elettorale sul disagio sociale delle periferie, sulle pessime e pericolose condizioni lavorative e sulle instabili e precarie abitazioni. Anche quella volta non vi riuscì perché fu eletto Marco Tullio Cicerone. Anche in quella occasione Catilina fu accusato di incesto con la sorella, di omicidi commessi durante la dittatura di Silla e di corruzione per cercare di essere assolto a un  processo per concussione.

Catilina, allora cambiò strategia e dopo essersi garantito l’appoggio della plebe romana e degli schiavi, si candidò al consolato per l’anno 62 a.C. con un programma che prevedeva l’annullamento dei debiti. Ovviamente ciò non piacque alla “nobilitas” che lo osteggiò fino a far eleggere Lucio Licino Murena e Decimo Giunio Silano. Questa ennesima sconfitta spinse Catilina a ordire la congiura, il suo intento era creare disordini, uccidere persone di rilievo politico a Roma e provocare incendi in ogni luogo della città. Ovviamente all’opposto di  Cicerone, il quale improntò tutta la sua azione demagogica sui concetti di pax e concordia ordinum.

Cicerone fu acclamato console e per più di un anno godette del massimo rispetto del Senato finché, in occasione del processo contro i “congiurati catilinari”, assunse la difesa di uno di essi, un certo Publio Cornelio Silla. Infatti si incominciò a dire che il Console aveva preso dei soldi per acquistare una villa sul Palatino.

Dopo queste dicerie Cicerone fu strettamente legato anche a due avvenimenti particolari: il triumvirato del 60 a.C. e il dissidio con Publio Clodio Pulcro che nel 58 a.C. si vendicò mandando Cicerone in esilio.

Questo succedeva nell’”esercizio del potere politico” in Roma dal 67 al 58 a.C.

Pare che quasi lo stesso succede a Roma, in Italia e nel Mondo oggi nel 2022. Allora è forse il caso di dire: “Ai posteri l’ardua sentenza”, oppure: “Chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato”.

Il 25 settembre 2022 andiamo a votare sapendo che comunque, come saggezza popolare recita: “L’italiano si rinsecchisce ma non muore”.                 

Mah!… chi vuole capire capisce.

Caterina Laurita
Caterina Laurita
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