Valvano (PSI) su “Melfi petrolifera”: «Perché il Comune non ha impugnato il decreto?»

“Sono 24 i  Comuni che hanno congiuntamente presentato ricorso, per impugnare dinanzi al Tar Lazio, il Decreto del Ministero della Transizione Ecologica del 28/12/2021 n. 548 (G.U. n.35-serie generale – dell’11/02/2022). Tra questi 24 Comuni ci sono 9 Comuni Lucani, tra cui Atella, Baragiano, Barile, Lavello, Maschito, Montemilone, Rionero in Vulture, Ripacandida e Venosa. Tra questi, però, non c’è il Comune di Melfi”. Per il  segretario regionale del Psi nonché consigliere comunale Livio Valvano “ il Comune di Melfi, però,  sul territorio dell’Area Nord è quello maggiormente interessato dal piano delle aree (PITESAI). L’area più estesa  e ritenuta idonea per l’estrazione di idrocarburi è proprio quella del Comune di Melfi, come si vede a occhio nudo- senza necessità di misurazione puntuale -osservando la mappa pubblicata sul sito del Ministero”.

Per Valvano “l’Amministrazione Comunale di Melfi, accompagnata dall’Amministrazione Regionale della Basilicata (che avrebbe potuto incidere sul provvedimento), ha evidentemente ritenuto accettabile che 65% del territorio di Melfi possa essere considerato idoneo per l’estrazione di Gas e Petrolio. Non possiamo che concludere così vista la palese inerzia di fronte a un atto che potrebbe segnare lo sviluppo socio-economico del territorio del Vulture nel futuro. Ma non è tutto. C’è un ulteriore aspetto incomprensibile e poco chiaro: l’area  di Monte Crugname. Un’area interessata da un progetto per l’insediamento di una cava di inerti, rispetto al quale due anni fa l’Amministrazione comunale ha contrastato la decisione della Regione Basilicata con tutti i mezzi a disposizione (Ricorso amministrativo non ancora deciso, richiesta di approfondimento, studio archeologico-topografico sull’area con l’Università di Foggia, parere Soprintendenza, segnalazione al Prefetto etc…). Dall’esame della mappa, quindi, non si comprende bene quali sarebbero le aree compatibili con l’estrazione di idrocarburi sull’area di Monte Crugname e quelle non compatibili. Si nota una contraddittoria discontinuità con l’area grigia determinata dal Vulture che ovviamente è stato ritenuto incompatibile fino a un certo punto, poi ci sono aree compatibili e a seguire incompatibili di nuovo, poi un’area più estesa non compatibile di colore grigio (Bosco Frasca) al cui interno ci sarebbero aree compatibili”.

“Insomma un guazzabuglio vero e proprio tra aree idonee e aree non idonee – ha evidenziato Valvano – che andava contrastato e invece dobbiamo prendere atto dell’inerzia della Amministrazione Comunale di Melfi.  Ed allora che razza di pianificazione può prevedere, senza alcuna coerenza, che tra il Vulture, l’Ofanto, e alcune aree protette sia possibile creare sprazzi di suoli idonei, interrotti da aree non idonee, senza una valutazione complessiva del territorio, della sua valenza paesaggistica, della fauna insediata, del contesto ambientale etc…? Chi è questo super esperto ministeriale responsabile di tale scempio e quale Ufficio Regionale interessato che non è stato in grado di rilevare incoerenze così macroscopiche? Di fronte al disimpegno della Giunta regionale di Basilicata il nostro Comune che fa? Non fa proprio nulla, a pensar bene viene da dire che Ponzio Pilato in confronto fu un dilettante”. 

Per Valvano “l’inerzia dell’Amministrazione Comunale è gravissima e colpevole insieme a quella della Regione. Qualcuno sostiene e mi suggerisce che diventerebbe alquanto complicato battersi per rendere incompatibile un’area per l’estrazione di petrolio e gas, da una parte e poi, dall’altra, magari sostenere che invece quello stesso territorio è compatibile per l’estrazione di inerti per il progetto Cava di Monte Crugname. Questo è chiaro che sarebbe altamente imbarazzante. Ma tutto ciò a quale prezzo? Può essere che si debba lasciar passare la decisione di rendere la maggior parte del territorio di Melfi idoneo alle estrazioni petrolifere per non pestare i piedi a qualche altro progetto in itinere che la Regione ha l’intenzione di autorizzare (a tal proposito bisogna tener presente che sul progetto Cava di Monte Crugname la Regione sta andando avanti) nonostante non ci sia il parere favorevole della Soprintendenza ? A questa ipotesi non ci posso credere, perchè sarebbe un atto di tale sconsiderata cattiveria nei confronti della Comunità da essere qualificato come atto criminale, per cui non voglio crederci. Eppure non posso dimenticare che in passato l’Amministrazione Comunale e la Regione Basilicata hanno preso una direzione totalmente avversa alle estrazioni petrolifere”.

“È utile ricordare che il 06/03/2013 al protocollo del Comune di Melfi arrivò la richiesta da parte della società inglese Delta Energy – ha aggiunto Valvano- per ottenere il permesso di ricerca di idrocarburi (gas e petrolio) su un’area denominata La Bicocca, ricadente massimamente sul territorio di Melfi oltre che su Barile e Rapolla. Reagimmo con estrema rapidità e credo di poter dire con massima efficacia, alla luce dei risultati positivi ottenuti, sul presupposto dell’analisi strategica del territorio e delle sue possibilità di sviluppo che abbiamo ritenuto essere incompatibili con l’industria degli idrocarburi. Insieme ai Sindaci di Barile e Rapolla il 16/04/2013 incontrammo i rappresentanti della società per spiegargli le ragioni dell’incompatibilità tra il nostro delicato e prezioso territorio con l’industria degli idrocarburi. Riuscimmo ad ottenere Il blocco del permesso di ricerca per l’estrazione di gas e petrolio (permesso denominato “Bicocca” della società inglese Delta Energy), grazie all’iniziativa della Giunta Municipale presa con la delibera n.48 del 17/04/2013 e il successivo ricorso al Governo Regionale presentato insieme ai Comuni di Barile e Rapolla. Va ricordato che il ricorso del Comune di Melfi, per bloccare il progetto (relativo a 130 km su 205 del territorio comunale), venne accolto dalla Regione Basilicata e il procedimento effettivamente venne stoppato dal precedente Governo Regionale. Il ricorso venne accolto grazie a uno studio dettagliato e documentato che facemmo fare per dimostrare l’inidoneità del territorio di Melfi per la presenza di una serie numerosa di elementi incompatibili. Sarebbe bastato riprendere in mano quello studio, reso pubblico fra l’altro su una apposita sezione del sito istituzionale del Comune, per documentare l’inidoneità dell’intero territorio comunale. La nuova Giunta Municipale, invece, ha ritenuto prestare acquiescenza evitando di affrontare il problema; anche qui ricorre l’immagine dello struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia per ripararsi, non capendo che resta esposto con l’intero corpo”.

“Penso che il Sindaco e l’Amministrazione comunale debbano spiegare alla comunità – ha concluso Valvano – il perché della loro inerzia insieme all’attività svolta dalla Regione su questa materia nell’anno 2021. Inerzia che di fatto si è trasformata in una scelta che potrebbe segnare il futuro del territorio della comunità di Melfi che adesso, con l’approvazione del PITESAI, per circa il 65% della sua superficie potrà essere potenzialmente interessato dal rilascio di permessi per la ricerca e l’estrazione di petrolio e di gas. Davvero un gran bel cambiamento”.

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