Tumore dell’ano: trattare le lesioni pre-cancerose riduce del 56% il rischio di evoluzione

Le lesioni squamose intraepiteliali ad alto grado sono l’anticamera dello sviluppo di un tumore dell’ano. Rimuoverle in tempo permette di ridurre drasticamente le probabilità di malattia. Esattamente come avviene con le lesioni pre-cancerose che portano al tumore della cervice uterina. E’ questo, in estrema sintesi, il messaggio di uno studio ad opera dei ricercatori dell’ANCHOR Investigators Group pubblicato sulle pagine del New England Journal of Medicine.

Il tumore dell’ano è una neoplasia che si sviluppa nel canale anale, l’ultimo tratto dell’apparato digerente. Si tratta di un tumore relativamente raro, in Italia si contano circa mille nuove diagnosi all’anno. Uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo della malattia è l’HPV, il papillomavirus umano, agente infettivo causa di altri tumori come quello alla cervice uterina. In circa l’85% dei tumori dell’ano è riscontrata la presenza di HPV. L’incidenza maggiore di casi di tumore dell’ano si verifica nelle persone affette da HIV. L’infezione con il virus dell’immunodeficienza umana rappresenta infatti un’altro fattore di rischio importante per lo sviluppo della malattia. Lo stato di immunocompromissione può infatti facilitare lo sviluppo della neoplasia in questione.

Come per la maggior parte dei tumori in cui HPV gioca un ruolo importante nella genesi della malattia, nel tumore dell’ano l’infezione progredisce per differenti stadi. E’ questo il caso delle lesione pre-cancerose, modificazioni delle cellule chiamate displasie che potenzialmente possono evolvere in tumore. Per il tumore dell’ano le lesioni squamose intraepiteliali ad alto grado rappresentano il passo precedente alla malattia. Ecco perché, come avviene con il pap-test per la cervice uterina e la successiva rimozione delle lesioni, l’eliminazione delle lesioni squamose potrebbe ridurre drasticamente le possibilità di sviluppo della malattia.

Mancando dati chiari sul lungo termine a supporto della necessità dell’intervento, gli scienziati dell’ANCHOR Investigators Group hanno “disegnato” uno studio di fase III volto a chiarire l’utilità di questo trattamento nella riduzione del rischio tumore. Nello studio sono state coinvolte 4446 persone tutte con infezione da HIV e concomitante presenza di lesioni valutate mediante biopsia. Suddivisi in due gruppi, al primo è stata proposta la rimozione delle lesioni, al secondo un monitoraggio intensivo ogni 6 mesi. Dalle analisi è emerso che a 26 mesi dall’inizio dello studio, nel gruppo con le lesioni trattate si sono verificati 9 casi di tumore dell’ano mentre in quelle con monitoraggio intensivo le diagnosi sono state 21. Da un punto di vista statistico, l’intervento precoce delle lesioni ha portato ad una riduzione del rischio di evoluzione verso la malattia pari al 56%. Un risultato importante che dimostra la necessità di intervenire il prima possibile nella popolazione a rischio per lo sviluppo del tumore dell’ano.

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