Tumore al seno: affrontare la malattia durante la pandemia

Prima la diagnosi di cancro. Poi l’arrivo della pandemia da Covid-19. Difficile per tutti, l’ultimo anno lo è stato ancora di più per le donne chiamate ad affrontare il percorso di cura, dopo aver scoperto di essersi ammalate di tumore al seno. A una costante, legata alle paure che accompagnano le prime fasi della malattia, si è aggiunta una minaccia nuova, divenuta poco alla volta sempre più opprimente. Un peso eccessivo e senza precedenti, a cui le donne (anche se non tutte) sono riuscite a reagire facendo leva su tre chiavi di volta: il supporto famigliare, la flessibilità e la capacità di attivare nuove risorse di fronte alle difficoltà. Più questi elementi erano presenti nelle vite delle pazienti affette da un tumore al seno durante la pandemia, maggiori sono risultate le probabilità di rispondere in maniera positiva alle due avversità. Ammalarsi di cancro e ritrovarsi nel mezzo di una pandemia è stata una situazione senza precedenti. La novità, duplice per le pazienti, ha rappresentato uno spunto per indagare le loro reazioni di fronte a due avversità tra cui era difficile riconoscere la più insidiosa. Da una parte il tumore, scoperto da poco e accompagnato dal peso noto a tutte le donne che affrontano le prime tappe che vanno dalla comunicazione della diagnosi all’inizio delle terapie. Dall’altra una malattia nuova, invisibile e (inizialmente) del tutto sconosciuta: Covid-19. In partenza – è quanto si evince dai racconti di chi ha passato ore e giorni a confrontarsi con questi pazienti per spiegare cosa stesse accadendo – i timori erano legati soprattutto allo sviluppo del cancro. Ma con il passare delle settimane, a preoccupare queste pazienti sono stati anche altri due aspetti: i ritardi per effettuare indagini diagnostiche o procedure terapeutiche e il rischio di contrarre l’infezione da Sars-CoV-2, più grave in alcune categorie di pazienti oncologici (chi è affetto da leucemie, linfomi e tumore del polmone). Così è nata l’idea di verificare se il supporto della famiglia, la flessibilità di fronte alle avversità e la capacità di trovare al proprio interno nuove forze con cui fronteggiare un problema di salute importante fossero elementi efficaci nella gestione psicologica della malattia da parte dei malati di cancro anche nel corso di una pandemia.

I consigli per prendewrsi cura di chi ha un tumore

Da qui i consigli per i caregiver. «Siamo di fronte a una situazione meno critica rispetto a quella della scorsa primavera, caratterizzata da molte incertezze e, inevitabilmente, da tante insicurezze – aggiunge Gabriella Pravettoni, direttore della divisione di psiconcologia dello IEO -. Ma ciò non toglie che essere oggi un malato di cancro sia più difficile rispetto a quanto non lo fosse un anno e mezzo fa. Per questo motivo, a chi si prende cura di queste donne è richiesto uno sforzo anche più intenso rispetto al passato. Servono una grande capacità di ascolto e di accoglienza rispetto ai bisogni altrui. Ma soprattutto è importante modulare le proprie abitudini in modo da poter aiutare una persona cara a gestire la malattia». Aspetto, quest’ultimo, più difficile degli altri, complice anche la necessità di riorganizzare la propria vita, durante la pandemia. Leggendo le conclusioni dello studio, emerge che significativo è stato anche l’impatto generato da altri due fattori: la flessibilità (la capacità di porsi degli obbiettivi, di prendersi cura degli altri e di gestire le emozioni negative) e l’attitudine a farsi forza di fronte alle avversità. Caratteristiche che, ricorda Brivio, «abbiamo tutti, ma che possono richiedere tempo per venire alla luce». E che, comunque, «le pazienti oncologiche manifestano più delle donne sane»: conseguenza della reazione seguita al momento della diagnosi di un tumore.

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