Sono Draghi, Mario Draghi. Il più bravo

“Questo è il momento di dare, non di chiedere, per lo Stato Italiano”, ebbe modo di dire coraggiosamente Draghi al momento del suo insediamento, come ricorda argutamente il Fatto Quotidiano. Venne molto apprezzato e anche chi lo vedeva come un corpo estraneo, l’ennesimo tecnico piovuto dal cielo, manifestò consenso per una frase condivisibile, se vogliamo ovvia, ma fino allora mai pronunciata da nessuno.
Dopo pochi mesi non si calcolano più i rincari, gravosissimi, in bolletta e l’Agenzia delle Entrate batte cassa, anche se il Parlamento, in un rigurgito compassionevole, ha approvato una mozione (pensa te) con la quale sollecita il governo a rimandare il massacro di qualche mese, quasi che a dicembre Babbo Natale sia stato incaricato di saldare i debiti degli italiani.
Quella frase di Draghi, rimasta scolpita nella memoria del Fatto e di pochi altri, oggi, appare nella sua più splendida fanfaroneria politicante. Sembra quasi di ricordare il milione di posti di lavoro di Berlusconi, altra mitica boutade politica, che commosse tanti più per l’avventatezza che per convincimento.
Quindi, a ben vedere, il tecnico Draghi esordì come un politico in cerca di voti, il che apre un sinistro spiraglio sulla sua credibilità.
Dal suo avvento ho come l’impressione che le cose siano andate avanti seguendo un corso naturale. Certo, Figliuolo ha più capacità di quello che c’era prima e del quale ho dimenticato finanche il nome e la faccia, ma, per il resto, insomma, tanta pragmaticità non è valsa ancora un patentino di capacità.
Solo in Europa è accaduto che gli altri paesi dell’unione si fidino più di Draghi che di Conte, ma la circostanza, seppur sembri prestigiosa, in effetti non lo è punto, perché si tratta del suo prestigio personale, non di quello del paese che, diamine, sfido chiunque ad affermare il contrario, rimane sempre e comunque a livelli men che dignitosi.
Poi la vicenda del passaporto ha fatto chiarezza sulla mancanza di idee all’interno del governo. Infatti a prescindere dal fatto che se vogliono possono fare una legge e stoppare ogni inutile discussione, a quel punto, ebbene rimane il fatto che è davvero dubbio se possa essere imposto. Se, cioè, sia immaginabile possibile costringere qualcuno a fare il vaccino, questo vaccino, ovvero a impedire a chi non lo volesse fare di avere una vita normale. Il tutto nella baraonda della pratica quotidiana, che ci vede assembrati a destra, senza che nessuno chieda il passaporto, e distanziati a sinistra: distanti in sala d’attesa in aeroporto e gomito a gomito sull’aereo, dove, sebbene vaccinati o fresco-tamponati, ben possiamo trasmettere il virus o riceverlo come gradito cadeau dal nostro vicino di viaggio.
Insomma Draghi ha grande nomea, illustre fama e referenze performanti assai, ma di miracoli o pseudo tali neanche l’ombra. Ci fosse Conte, senza il deplorevole schiamazzo che lo avrebbe inseguito, che manca con Draghi perché questi incarna dio in terra, le cose starebbero più o meno uguali. Giuro. Onestamente ritengo. Alla fine deduco.
Considerazione finale: in Italia le cose andranno sempre allo stesso modo, ma saranno deplorevoli o magnifiche a seconda di chi le deciderà. E noi italiani ci illuderemo di avere un’idea autonoma, che non sia, cioè, quella della Gruber (oddio!), della Palombelli o del Corriere della Sera.

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