Alle 7:35 di lunedì 21 aprile 2025 Papa Francesco è spirato nell’appartamento di Casa Santa Marta, a pochi metri da Piazza San Pietro. Pochi minuti dopo il cardinale Kevin Farrell, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, ha pronunciato la formula rituale che certifica il decesso di un pontefice e ha fatto sigillare i suoi ambienti privati. Con l’annuncio ufficiale delle 9:45 la Santa Sede è entrata in “sede vacante” e l’intero pianeta cattolico, 1,4 miliardi di fedeli, ha iniziato il lutto per il papa argentino che aveva guidato la Chiesa per dodici anni. Il corpo del pontefice è stato trasferito questa mattina da Casa Santa Marta alla Basilica di San Pietro, dove resterà esposto fino a venerdì sera per l’omaggio di decine di migliaia di pellegrini attesi da tutto il mondo. Sabato 26 aprile, alle 10:00, il decano del Collegio cardinalizio, cardinale Giovanni Battista Re, presiederà la messa esequiale in Piazza San Pietro davanti ai capi di Stato e di governo e a una folla che le autorità stimano in oltre 200mila persone. Al termine della celebrazione il feretro verrà portato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, secondo il desiderio espresso dal papa, e tumulato in forma semplice.
Con la tumulazione iniziano i “Novendiali”, nove giorni consecutivi di liturgie di suffragio che affondano le radici nel diritto romano e che, nelle ultime ore, la Prefettura della Casa Pontificia ha già scandito in dettaglio: ogni giorno una messa solenne a tema diverso, presieduta da un cardinale distinto, con le bandiere vaticane a mezz’asta e le Campane di San Pietro che suoneranno l’Angelus in tono funebre. La novena, oltre a ricordare il papa defunto, serve a preparare spiritualmente il Collegio al discernimento.
Sul piano del governo temporaneo tutta l’autorità ordinaria del papa passa al Camerlengo. Farrell ha già provveduto a distruggere l’Anello del Pescatore e il sigillo di piombo, a certificare l’inventario dei beni papali e a notificare la morte ai capi di Stato. Nei prossimi giorni convocherà, nella Sala Bologna del Palazzo Apostolico, le Congregazioni generali dei cardinali: incontri quotidiani – aperti anche ai non elettori sopra gli ottant’anni – per approvare il bilancio vaticano “provvisorio”, giurare segreto e discutere lo stato della Chiesa. Il decano Re guiderà le sessioni, assistito dal vice-decano Leonardo Sandri; nessuno dei due potrà però entrare in conclave perché ultraottantenni.
Il momento decisivo è il conclave. L’art. 37 della costituzione apostolica Universi Dominici Gregis prevede che l’assemblea inizi tra il 15° e il 20° giorno dalla morte: dunque non prima di martedì 6 maggio né oltre domenica 11. Se, come appare probabile, tutti i 135 cardinali elettori saranno già a Roma per i funerali potranno votare sulla data d’ingresso anticipandola di qualche ora, ma non di giorni interi; la finestra legale rimane. Gli elettori alloggeranno nella Residenza Santa Marta e, varcata la soglia della Cappella Sistina, presteranno giuramento di segretezza; due scrutini la mattina e due il pomeriggio, finché uno di loro non otterrà la tradizionale maggioranza dei due terzi (attualmente 90 voti). Ogni fumata nera indicherà un esito negativo; la fumata bianca, attivata con pastiglie chimiche, annuncerà l’elezione e il cardinale protodiacono, oggi Mauro Gambetti, pronuncerà dalla Loggia delle Benedizioni il celebre «Habemus Papam».
Prima di varcare la Sistina i cardinali si riuniranno in Congregazioni particolari – partecipano solo gli elettori – per definire questioni logistiche (come l’estrazione a sorte degli scrutatori), per ascoltare una meditazione di apertura e per discutere, informalmente, priorità pastorali e profilo desiderato del nuovo pontefice. Fra i temi sul tavolo: la riforma della Curia, il bilancio dello IOR, la guerra in Ucraina e la gestione dei casi di abuso. Gli osservatori intravedono già alcune correnti: i “riformisti” latino-americani attratti da figure come il brasiliano Odilo Scherrer, la scuola africana in crescita intorno al ghanese Peter Turkson e, in campo europeo, il “blocco Renano” che guarda al cardinale olandese Wim Eijk. Posizionamenti ancora fluidi, che potrebbero cambiare dopo le prime votazioni.
Se il nuovo papa verrà eletto nella prima settimana si prevede che l’insediamento – formalmente detto “Messa d’inizio ministero petrino” – possa cadere già entro metà maggio, lasciando al pontefice il tempo di assumere possesso della Cattedra Lateranense e nominare il nuovo Segretario di Stato in vista del Giubileo Ordinario del 2025, che Francesco aveva aperto simbolicamente con l’Anno della Preghiera e che ora diventa la prima grande sfida del suo successore. Fino ad allora la Chiesa vive la tensione feconda di un vuoto che non è assenza ma attesa: nove giorni di silenzio, preghiera e memoria che sfoceranno in una delle rare elezioni davvero globali del mondo contemporaneo.
Con il primo suono di campane a festa e il saluto “Urbi et Orbi” del nuovo pontefice il tempo del lutto si chiuderà. Ma per il Vaticano, ancora percorrendo i corridoi dove riecheggiano le parole di Francesco sui poveri, la pace e il creato, quel momento sarà più un passaggio di testimone che un addio. Il papa venuto “dalla fine del mondo” ha concluso il suo cammino terreno; ora tocca ai cardinali scegliere la voce che guiderà la Chiesa nei decenni a venire. Nel breve intervallo tra le fumate Roma si ferma, il mondo osserva e la Cappella Sistina torna a essere, come disse Giuseppe Cardinal Siri, “il più piccolo luogo dove si prendono le decisioni più grandi”.


