Se la felicità s’impara i libertini la insegnano

Il direttore Luigi Pistone e la scrittrice Marcella Nigro oggi divagano sulle vite libertine di un tempo, che hanno originini antichissime, a confronto con quelle di oggi. Forse il 1700 è il secolo d’oro di questa “filosofia di vita”, di cui il famoso Giacomo Casanova ne è illustre rappresentante e cercare il paradiso in terra, a quel tempo, era il progetto a cui si lavorava da mattina a sera. Sappiamo però che esistono altri periodi storici nei quali il libertinaggio era di moda e lo è ancora oggi… Con il termine libertino viene generalmente definita una persona che conduce una vita interamente dedita al libertinaggio, cioè ai piaceri, in particolare quello sessuale, guidata da una concezione della vita di stampo edonista e spesso libertaria, filosoficamente aderente al libertinismo (chiamato nel caso specifico, in genere, “libertinaggio”) e che segue solo i propri capricci, fino alla sfrenatezza, senza alcuna intenzione di sottomettersi alla morale dominante corrente. I libertini sono personaggi che appaiono anche in molti romanzi; spesso sono uomini (a volte donne, si veda Juliette di Sade) che sprecano la loro fortuna, di solito ereditata, in vino, donne, sesso e divertimenti, e la loro prodigalità può condurli ad incorrere in debiti: ideologicamente sono anche atei, materialisti, cinici e/o nichilisti; talvolta seguono una doppia morale o doppia verità, una rispettabile in pubblico ma in cui non credono nel privato e viceversa, come nel romanzo Le relazioni pericolose di Pierre Choderlos de Laclos. Nella commedia dell’arte poi, il libertino viene rappresentato anche come uno che si diletta nel gioco d’azzardo e come forte bevitore. Perché disprezzare la distrazione e non farne invece il grimaldello razionale per godere appieno della vita e delle sue opportunità? Oggi? Cosa significa invece essere libertino? Ascoltiamo quindi il dibattito tra il direttore Luigi Pistone e la scrittrice Marcella Nigro.

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