Sciopero generale dei settori pubblici e privati. «E tutti vissero felici e contenti»

La politica spicciola, quella che praticano per lo più i “politici” specie quelli definiti di “mezza tacca”, per qualità intellettiva e culturale, di tanto in tanto si scontra con quella “ottusa e arrogante” che è praticata, per lo più, dalle opposizioni verso quelli di maggioranza. In questo cozzarsi e rintuzzarsi è caduto a piè pari il ministro dei Trasporti trascinato dall’onorevole d’opposizione e rappresentante del maggior sindacato operante in Italia. Seguendo gli esperti “politologi televisivi”, ancor più dei i giornalisti che scrivono di politica, è difficile capire perché queste due figure (o figuri che dir si voglia) si minacciano, si accapigliano e si insultano incuranti delle offese che fanno all’intelligenza del popolo italiano. Uno si sente forte perché ha alle spalle altri sindacati e partiti d’opposizione oltre alla certezza che troverà, sotto il palco comiziale, i noti portabandiera che sono sempre presenti nelle piazze a rivendicare qualcosa, se gli si paga loro il biglietto del treno, gli si dà un panino e un fischietto; l’altro si sente forte perché spalleggiati dall’intero Governo.

Viene da pensare che nessuna delle due fazioni abbia intenzione di esporre pubblicamente le proprie convinzioni-verità o più malignamente che i due alti rappresentanti si lancino sfide politiche più che sindacali.

Il motivo di questo scontro è l’annuncio dello sciopero generale di tutti i settori pubblici e privati che i sindacati hanno indetto per domani 17 novembre 2023.

Già ci sono stati i primi ripensamenti perché per il settore dei trasporti (e anche per gli altri) lo sciopero sarà ridotto da 8 a 4 ore.

La ragione di questo ripensamento l’ha spiegata l’on. sindacalista dicendo «… siccome siamo persone responsabili facciamo i conti con la precettazione minacciata e disposta dal ministro dei Trasporti dopo la richiesta della rimodulazione dello stop da parte della Commissione di garanzia per il mancato rispetto dei requisiti necessari». Questo in risposta al ministro che ha minacciato di precettare maestranze pur di non lasciare gli italiani in un totale disagio.

Ovviamente il ministro si rifà soprattutto alla legge n. 146 del 1990, la quale sancisce che occorre limitare il diritto di sciopero al fine di contemperarlo con altri diritti di pari rango costituzionale, come i diritti della persona alla vita, alla salute, alla libertà e alla sicurezza, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione e alla libertà di comunicazione come è sancito anche dagli articoli 2; 13; 16; 32; 33; 34 e 38 della Costituzione.

Il legislatore ha inteso elencare quali si debbano considerare servizi essenziali che sono: i servizi della sanità, dell’igiene pubblica, della protezione civile, dei trasporti pubblici, urbani, extra urbani, autoferrotranviari, ferroviari, aerei, aeroportuali e marittimi limitatamente al collegamento con le isole, delle poste, delle telecomunicazioni e dell’informazione radiotelevisiva.

Infatti, i servizi tutelati dai diritti elencati anche i “contratti collettivi” garantiscono il rispetto della cosiddetta “rarefazione oggettiva” dei conflitti, tanto che la legge riconosce, per essi, anche il ricorso alla pubblica autorità come il Prefetto o il Presidente del Consiglio dei ministri, ossia il potere di “precettare” i lavoratori, quando ci sia fondato pericolo che uno sciopero pregiudichi i diritti delle persona costituzionalmente garantiti.

A questa ipotesi si è certamente ispirato il ministro, in qualità di autorità, dopo avere esperito un tentativo di conciliazione (forse), minacciando di emanare un’ordinanza motivata almeno 48 ore prima dello sciopero, con la quale obbliga le imprese e i lavoratori interessati a garantire le prestazioni indispensabili, tenendo conto delle prescrizioni contenute nell’eventuale proposta formulata dalla commissione di garanzia.

La violazione dell’ordinanza di precettazione è sanzionata autonomamente rispetto a quella delle previsioni delle fonti negoziali: per i lavoratori opera la sanzione amministrativa da euro 258 a euro 516; per i sindacati dei lavoratori la sanzione è compresa tra euro 2.582 ed euro 25.822 per ogni giorno di violazione; per i responsabili degli enti erogatori è prevista la sospensione dall’incarico da un minimo di 30 giorni fino a un massimo di 1 anno.

In verità, indipendentemente da quanto vogliono fare intendere i due importanti contendenti sopra citati un elemento fondamentale per l’applicazione della legge è la “commissione di garanzia”, che è composta di esperti designati dai Presidenti di Camera e Senato, e il cui principale compito è quello di valutare l’idoneità degli accordi sindacali a contemperare il diritto di sciopero con i diritti della persona costituzionalmente tutelati.

Ma i due “esperti” protagonisti pur continuando a recitare la parte delle “prime donne” forse non sanno che, per il popolo italiano, quasi certamente contano come il due di picche perché comunque la commissione di garanzia adotta una “regolamentazione provvisoria”, vincolante per tutte le parti coinvolte fino alla definizione di una regolamentazione negoziale idonea.

E comunque sia chi sfila e sia chi osserva sono vincitori felici e contenti. A proposito chi sa chi regolerà lo sventolio delle bandiere palestinesi che certamente non mancheranno.

Paolo Laurita
Paolo Laurita
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