di Caterina Iannelli
Cronaca di una fede (ormai) senza cure. Nel paese in cui si beatifica ogni domenica la mozzarella di bufala, anche la sanità pubblica ha ormai bisogno di un miracolo canonico per sopravvivere. Si parla tanto di santi e patroni, ma oggi il vero martire è il paziente e il vero santo… chi riesce a farsi visitare entro l’anno solare.
L’intramontabile : “per questo tipo di esame abbiamo posto per il 2032”.
Frase emblematica che in sanità pubblica ha lo stesso valore di un torna domani del barbiere siciliano: non arriverà mai. Prenoti una visita dal reumatologo e intanto ti passa l’infiammazione, ti passa la voglia, e a volte pure la vita. Le attese sono talmente lunghe che qualcuno, per scrupolo, si porta dietro il certificato di nascita per ricordare da quanto aspetta.
L’unica via? Il pellegrinaggio al CUP.
Per accedere ai servizi bisogna compiere il Cammino del CUP: minimo 7 tappe, 3 file, 2 bestemmie e 1 caffè annacquato. E guai a sbagliare codice fiscale: ti rispediscono all’anno zero.
Il personale? Sovraccarico, stressato, in via d’estinzione come i panda. Ma ci sono. E fanno miracoli. Solo che per trovarli devi superare una segretaria corazzata e uno sportello che ti chiude in faccia alle 11:59, perché dopo è pomeriggio.
Il ticket: un’offerta libera… molto libera
La sanità è pubblica, ma i ticket ti lasciano con il dubbio: sto pagando una visita o sto finanziando un’autostrada in costruzione dal 1987? Talvolta conviene andare in privato: almeno lì ti dissanguano subito, senza farti perdere ore a digiuno per un prelievo che poi non si può fare oggi, mancano le provette.
Il medico di base: figura mitologica.
Compare ogni tanto, solo se invocato con tre volte “ricetta elettronica” davanti a uno specchio. Ma attenzione, se provi a prenotare una visita urgente, ti risponde la segreteria automatica con voce d’oltretomba: Per le urgenze, rivolgersi al Pronto Soccorso. Buona fortuna.
Il Pronto Soccorso: gioco a premi.
Un’esperienza mistica. Ti accolgono con un sorriso stanco e un modulo da firmare che assomiglia a un testamento. Ti affibbiano un codice colore che non ha nulla a che vedere con la gravità, ma con l’oroscopo del triagista. I più fortunati vengono visitati prima che cambi la legislatura.
In conclusione abbiate fede, speranza e mutua.
In Italia, credere nella sanità pubblica è ormai un atto di fede più che una certezza. Ma noi, testardi e resilienti, continuiamo a sperarci. Perché tra un esame rinviato, un numero occupato e una sala d’attesa che sembra una saga fantasy, sappiamo che un giorno, forse, ce la faremo.
A ottenere la visita. O la santità.


