di Caterina Iannelli
Come ogni anno, San Gerardo scende simbolicamente dal cielo per presiedere la festa patronale, e insieme a lui puntuali come il mal di piedi dopo una processione tornano anche i personaggi che non possono mancare. Perché, diciamocelo, San Gerardo è il protagonista… ma loro sono il cast di supporto di una telenovela che dura dal 1118.
Il devoto estremo lo riconosci da lontano: fronte imperlata di sudore, rosario al collo, sguardo mistico fisso sulla statua del Santo mentre attraversa la città come se stesse partecipando a una maratona spirituale. Parla solo in tono grave e chiama tutti “fratello”. A ogni miracolo attribuito a San Gerardo, annuisce come se fosse stato presente. Probabilmente crede di esserlo stato.
Il ragazzo con la maglia personalizzata
“Team San Gerardo 4ever”, “ San Gerry 2k25”, “Io c’ero ci sono e ci sarò”. Le sue maglie sono più famose di Cipollino. Ogni anno cambia font, ma mai fede. Maglia rigorosamente bianca che già il 26 alle ore 18 è color uva liquida.
Il bambino trascinato che non ha idea di chi sia San Gerardo, sa solo che “dopo” forse gli danno un palloncino e lo zucchero filato. Trascinato da nonna, mamma e zie, ha una faccia che alterna stupore, noia e desiderio di fuga. Ha le mani piene di caramelle e le orecchie piene di “Stai fermo!” Fa parte della sfilata dei turchi ma nel ruolo dell’ostaggio.
Il portatore inebriato che già dal 1º maggio si prepara spiritualmente… col vino. Quando arriva il 29, ha più Primitivo che globuli rossi, ma regge la statua come fosse una piuma. Dice che lo fa per “fede e tradizione”, ma sospettiamo anche per onore e tarallucci.
I fuori sede del miracolo che arrivano da Milano, Bologna, Londra e Marte. Rinunciano a sessioni d’esame, contratti a tempo determinatissimo e appuntamenti col destino pur di esserci. Tornano a Potenza per San Gerardo come Ulisse ad Itaca: confusi, emozionati e con lo zaino pieno bottiglie di vino portate da casa, perchè ciucchi sì ma gratis che l’affitto al di là di Eboli dove si è fermato Cristo costa un occhio nella fronte.
I critici del palco: “Ma chi è questo? Mai sentito!” “L’anno scorso era meglio.” “Almeno portassero uno famoso.”
Sono quelli che si lamentano del concerto ogni anno, ma poi li vedi sotto il palco con il bicchiere in mano a canticchiare il ritornello.
Secondo una profezia, nel 2032 si esibirà Beyoncé a Potenza e loro diranno: “Sì, brava, ma non è come i Tarantolati”.
Ed infine ma non per importanza: l’accensione della Iàccara – Il Fuoco Sacro (e Instagrammabile). È il momento solenne: il falò gigantesco si accende, si alza il fumo, la folla si zittisce… tranne quello con la diretta Facebook in verticale.
La iàccara arde come simbolo di fede, mentre si respira l’equivalente atmosferico di 20 barbecue accesi contemporaneamente.
Ogni potentino ha almeno una foto davanti alla iàccara, preferibilmente con espressione mistica e caption tipo “Potenza brucia d’amore”.
La festa di San Gerardo non cambia. E per fortuna. È un incantesimo collettivo che unisce credenti, nostalgici e polemici in un’unica grande piazza. Una città che si ferma, si guarda e almeno per un giorno si ama profondamente.


