«Restituite a Matera il suo paesaggio». Appello al presidente della Repubblica e al ministro della Cultura

Riceviamo e pubblichiamo la lettera firmata da undici Associazioni.

I lavori di realizzazione del “Parco della Storia dell’Uomo” (Preistoria e Civiltà Rupestre) incorso a Murgia Timone, cuore dell’altipiano murgico frontistante i Sassi, stanno provocando profonde alterazioni al paesaggio materano. Nonostante le tante proteste dei cittadini, e gli appelli a sospendere i lavori, gli stessi si stanno implacabilmente ultimando, accompagnati dal tentativo di depistare le attenzioni verso argomenti di dettaglio, che nulla hanno a che fare con il concetto di “PAESAGGIO”, e della necessità della sua salvaguardia. Vengono utilizzati argomenti che riguardano la qualità dei materiali edili utilizzati, le tecniche del restauro, il rispetto o meno delle norme vigenti, mentre si elude il vero problema, che è quello della tutela del contesto storico-ambientale, che è stato ferocemente ferito dalle opere che in tanti contestano. Senza voler ricorrere al “vedutismo” settecentesco è facile comprendere come Murgia Timone sia un elemento strutturante del paesaggio storico-ambientale che con i Sassi e la Gravina caratterizza Matera, “core-zone” del Sito UNESCO.  Qui la natura entra nella città e la città si apre al territorio ed al paesaggio naturale, registrando un’inversione del rapporto tra città e sfondo, come aveva già colto Carlo Levi nel suo “Cristo”:  «Allontanatami ancora un poco dalla stazione ……di faccia c’era un monte pelato e brullo, di un brutto colore grigiastro, senza segno di coltivazione; né un solo albero: soltanto terra e pietre battute dal sole». Per questo, il progetto del “Parco della Storia dell’Uomo” avrebbe dovuto mettere in primo piano l’unitarietà del paesaggio, frutto storicizzato dell’interazione fra uomo e natura, contesto antropizzato dalla presenza dei pastori già dal neolitico e col tempo naturalizzato. Negli ultimi decenni, l’affermazione dell’ambientalismo e della cultura ecologista, insieme ad una colta presenza turistica ed una crescita del sentimento identitario, hanno contribuito ad alimentare l’interesse della comunità per il paesaggio e per la sua salvaguardia, concetti del resto sanciti dalla Costituzione Italiana. Del nostro paesaggio murgico, naturale contesto ambientale della città rupestre, si è invocata la salvaguardia sin dai tempi del Concorso Internazionale per il recupero dei Sassi (1977). E tale salvaguardia è diventata di “preminente interesse nazionale” (L.n.771/86), ed ha portato all’istituzione del Parco Regionale (L.R.n.11/90); e su di essa è stata costruita l’immagine contemporanea che vede la città, sito-Unesco ed Ecoc/2019, “esempio della capacità di progresso del Mezzogiorno” (Mario Draghi). La comunità l’ha saputa tutelare fino alla sciagurata decisione di “progettare”, senza alcun confronto pubblico, un “Parco della Storia dell’Uomo”, con una nuova sentieristica addomesticata per agevolare il turista, che, inconsapevolmente, è diventato il destinatario di queste alterazioni; un turista che, richiamato dagli slogan del marketing, non cerca più l’alterità dei luoghi e delle culture, ma l’omologato, l’uguale, le scale comode, le strade ampie, le sedute, le piste ciclabili, l’informazione continua, la sicurezza e anche un restauro “accattivante” (vedi pilastro alla chiesa delle Tre Porte o la scala pittata, modello Cinecittà). Questa scenografia della simulazione uccide il turismo di qualità; una Capitale della Cultura non vuole l’omologazione. Ogni paesaggio, anche un “paesaggio abbandonato” ha una sua “tonalità spirituale” cioè un carattere unitario che pervade tutti i suoi singoli elementi. L’Altopiano Murgico è fortemente connotato da una millenaria interazione fra natura e cultura che, per esigenze turistiche, non può essere violentato dalla “levigatezza”, forma distintiva del nostro tempo, che accomuna e riduce tutto a formula di consumo e godimento. Ecco, questo è per noi intollerabile: chiediamo quindi che IL PAESAGGIO MURGICO VENGA RESTITUITO, INTEGRO, alla città ed alla comunità che l’ha configurato nei millenni; paesaggio con il quale nulla c’entrano i nuovi sentieri come “trazzère” siciliane, i massi a semicerchio come “menhir” albionici , e le maestose “sedute-belvedere” di raffinato design, che oggi vi campeggiano. E’ un DIRITTO COSTITUZIONALE (art. 9) che, come tale, non è nella “disponibilità” di progettisti e/o burocrazie nazionali e locali! E’ un bene collettivo. Per questo chiediamo, al Presidente Sergio Mattarella, garante della Costituzione, ed al Ministro Dario Franceschini, responsabile politico del MIC, di adoperarsi perché questo DIRITTO venga risarcito; ed i luoghi ripristinati.

Le Associazioni:

  • ITALIA NOSTRA/MATERA  (presidente Gianni Pisicchio)
  • LEGAMBIENTE/MATERA  (presidente Giovanni Moliterni)
  • FONDAZIONE SASSI/MATERA (presidente Michele Morelli)
  • INU/BASILICATA  (presidente Francesco Scorza)
  • CODICE VENTUNO/MATERA  (presidente Michelangelo Camardo)
  • COMITATO SASSI/MATERA  (presidente Anna Riccardi)
  • CENTRO CARLO LEVI/MATERA  (presidente Lorenzo Rota)
  • ENERGHEIA/MATERA  (presidente
  • ASSOCIAZIONE “A. OLIVETTI”/MATERA  (presidente Domenico Calbi)
  • ARTERIA/MATERA (presidente Loredana Paolicelli)
  • CITTA’ PLURALE/MATERA  (presidente Marino Trizio)
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