Quanto sono aumentate bollette e spesa secondo l’Istat

Nel mese di luglio, l’ISTAT ha stimato che l’aumento dei prezzi, ovvero l’inflazione, misurata dall’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, sia stato dello 0,5% su base mensile – quindi in confronto a giugno 2021 – e dell’1,9% su base annuale – quindi rispetto a luglio 2020. La stima preliminare era +1,8%. Cosa significano e in cosa consistono gli ultimi dati ISTAT? Vediamolo nel dettaglio sottolineando che si tratta, come già di è detto, dell’Indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), ovvero l’indicatore più inclusivo della popolazione italiana e quello che sul quale si basano le politiche governative. Con l’inflazione si indica l’aumento prolungato del livello medio generale dei prezzi di beni e servizi in un determinato periodo di tempo. Di per sé l’inflazione, anche definibile come l’erosione del valore di acquisto della moneta, non è una cosa necessariamente negativa: ad esempio, la BCE cerca di mantenerla – non a zero – ma a un livello “accettabile”, vicino e comunque sempre al di sotto del 2%. Quello misurato dall’ISTAT è però l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale (NIC), ovvero l’aumento dei prezzi calcolato dall’istituto di statistica basandosi su un paniere di beni e servizi, in grado di misurare l’inflazione dell’intero sistema economico. È diverso dall’Indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, che invece si basa su un paniere rappresentativo di una famiglia la cui persona di riferimento è un lavoratore dipendente. In pratica stime dell’ISTAT sull’inflazione evidenziano un aumento dei prezzi dovuto prevalentemente ai beni energetici, che sono saliti da +14,1% di giugno a +18,6%. Si tratta, anche, delle bollette. Crescono maggiormente i beni energetici della componente regolamentata, mentre i prezzi della componente non regolamentata rallentano. Contribuiscono all’accelerazione dell’inflazione anche i prezzi dei beni alimentari, sia lavorati (che invertono la tendenza da -0,4% a +0,2%), che non lavorati (che riducono la flessione da -1,1% a -0,2%). Crescono infine i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (la cui crescita passa da +1,0% a +1,3%); rallenta la flessione dei servizi riguardanti trasporti (da -1,4% a -0,2%).

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