Primi commenti positivi dalla Camera ItalAfrica

di Arturo Giglio

Dalla Conferenza Italia-Africa nasce un nuovo modello di cooperazione fondato su rispetto e fiducia. Una buona base di partenza per il Piano Mattei che può contare su una dotazione iniziale di oltre 5,5 miliardi di euro tra crediti, operazioni a dono e garanzie, dei quali circa 3 miliardi provengono dal Fondo italiano per il clima e circa 2,5 miliardi dalle risorse della cooperazione allo sviluppo. “Abbiamo trovato moltissimi punti di contatto, abbiamo davanti un cammino molto lungo, oggi è una ripartenza, siamo solo all’inizio di un cammino che dobbiamo fare insieme”: ha detto la premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa a Palazzo Madama dopo i lavori del vertice Italia-Africa. Un primo commento positivo a caldo viene dal presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale ing. Alfredo Carmine Cestari in attesa del convegno promosso con l’Associazione I Sud del Mondo ETS , sempre a Roma, dal tema “Il Piano Mattei – Sud polo magnetico Occasioni di resilienza e investimenti Italiani in Africa nel settore Pubblico e Privato”. “La Conferenza – afferma Cestari che a Roma proseguendo i bilaterali ha incontrato il Presidente del Kenya William Ruto – ha assunto significati importanti grazie alla nuova visione della Premier Meloni sulla cooperazione Italia-Africa. E’ un’iniziativa mai tentata prima con un metodo innovativo. L’ entusiasmo e l’interesse che abbiamo registrato tra le delegazioni dei Paesi Africani sono segnali di successo anche se come ha sottolineato la Premier bisogna tradurre i progetti in opportunità di sviluppo per le popolazioni africane e i nostri imprenditori”. Cestari riferisce che l’interscambio Italia-Africa ai primi dieci mesi del 2023 supera i 50 miliardi di euro e che sono oltre 1.600 le imprese italiane che operano nel continente africano. “E’ nostra convinzione – aggiunge -che dobbiamo aiutare i Paesi Africani aiutando le nostre imprese a perseguire con più coraggio l’internazionalizzazione e gli investimenti. Questo si può fare con progetti concreti che diano risposte alle maggiori necessità delle nazioni e regioni africane e contestualmente questo ci consentirà di accrescere il “made in Italy” nel mondo”. Sul fronte energetico, il petrolio del futuro sono i crediti di carbonio e il raggiungimento della riduzione di CO2 passa dal coinvolgimento dei Paesi in via di sviluppo che sono dei grandi contenitori per questi progetti. Paradossalmente invece, l’Africa è stata finora lasciata fuori dalla transizione energetica: secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), solo il 2% degli investimenti mondiali per le rinnovabili negli ultimi due decenni sono stati fatti nel continente africano, dove il tasso di elettrificazione è sotto il 50% e dove vivono più di 900 milioni di persone ancora prive di accesso a combustibili, tecnologie e acqua pulita per cucinare. Il Continente sta adottando soluzioni per le energie rinnovabili su larga scala, necessarie a garantire a tutti un accesso all’elettricità affidabile, conveniente e sostenibile. I motivi sono diversi e tutti strettamente connessi: l’Africa, sebbene sia responsabile di una piccola quantità di emissioni di carbonio e consumi (solo il 4% dell’energia a livello globale), è oggi l’area del mondo più vulnerabile ai cambiamenti climatici e il continente dove la popolazione crescerà di più. ItalAfrica – impegnata nel progetto “Sinergie per lo sviluppo” diretto al continente africano con il duplice obiettivo di fare fronte alla crisi migratoria e di offrire nuove opportunità di investimento alle imprese italiane ed europee ancora reduci dalla crisi con il supporto delle istituzioni comunitarie e nazionali – in proposito sta realizzando progetti e investimenti volti alla riduzione delle emissioni di CO2 in paesi come la Repubblica Democratica del Congo. Come dimostra l’attuale valore economico di un Carbon Credit, questo tipo di attività e progetto è il futuro dell’economia, dato che la Repubblica Democratica del Congo, grazie alle sue enormi risorse naturali, ha un enorme potenziale produttivo di Carbon Credits. Questo nuovo approccio al continente africano dunque camminerà parallelamente alla transizione ecologica che mira a potenziare gli impianti fotovoltaici ed i parchi eolici. Una bella storia di impresa italiana attiva da più di 30 anni nella Repubblica del Congo è quella del vice presidente di ItalAfrica Fabio Ottonello che si occupa principalmente di cacao esportato in Italia per diventare tra i migliori cioccolati e prodotti dolciari del nostro Paese. “Capisco che i nostri imprenditori sono spaventati da molti fattori oggettivi della situazione socio-economica dei Paesi Africani ma è possibile realizzare importanti attività sempre con l’adeguata conoscenza di ogni singolo Paese, assistenza e consulenza. Su questo ItalAfrica svolge un ruolo importante che soprattutto per dare corso al Piano Mattei intensificherà. L’agricoltura è uno dei settori che offre maggiori opportunità. Naturalmente le risorse energetiche, su tutte il gas che come dimostrano gli accordi di Eni ci consentono di sganciarci dalla dipendenza dell’approvvigionamento dalla Russia”. I progetti di Ottonello sono rivolti ad aumentare la coltivazione di cacao e ad estendere servizi di logistica ed iniziative in altri campi. “Possiamo testimoniare – dice – che in Congo abbiamo una buona manodopera che noi stessi provvediamo a formare e che può risultare utile anche alle imprese italiane che lamentano la difficile reperibilità di particolare figure professionali. Diventa questa una risposta efficace al fenomeno della fuga sui barconi verso l’Italia e dell’immigrazione clandestina”. E la Meloni insiste: “un piano così ambizioso non potrà funzionare senza il coinvolgimento di tutto il sistema-Paese nel suo complesso”.

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