«Per la gestione dell’acqua c’è bisogno di nuove norme»

di Arnaldo Lomuti, senatore della Repubblica (M5S)

Come dimostra la situazione attuale in Basilicata, che è uno dei bacini idrici più importanti del continente europeo. Ne parlerò con il neo ministro per le politiche agrarie, Stefano Patuanelli, M5S, dal cui ministero dipende la soluzione per la grave situazione, ad esempio, dell’Eipli, l’ente idrico che gestisce le ripartizioni degli impianti idrici della Basilicata. A partire dal trucchetto messo su dai vecchi partiti, e dalle Regioni, di separare la gestione delle acqua tra 5 enti, per avere a “disposizione” 5 commissari anziché un presidente, 5 consigli direttivi, anziché uno decisivo e decisionale, e 5 gestioni clientelari in termini di consulenze esterne ed esternalizzazioni varie. E, soprattutto, per avere 5 enti che si indebitano tra di loro, con debiti che per questa ragione diventano inesigibili e che portano al commissariamento dell’ente. Il Commissariamento, al posto di un presidente, significa in parole povere, pieni poteri dati a un solo uomo, voluto dalla classe politica di turno. Con la chicca finale classica e scontata, che tutti e 5 gli enti gestori del percorso dell’acqua che – come è accaduto in Basilicata – si indebitano con le banche. Le banche, da una famiglia che chiede qualche migliaio di euro di prestito, pretendono garanzie a non finire, mentre con un ente pubblico indebitato aprono tutti i cordoni, anche con flussi di milioni di euro. Perché sanno che prima o poi lo Stato o la Regione …. pagheranno con gli interessi. Ai cittadini poi non rimarrà che un costante aumento della bolletta idrica e un disservizio costante. Sono stato ad ascoltare le ragioni dei dipendenti dell’Eipli alla diga di Monte Cotugno a Senise, ente in liquidazione che per questa ragione non può più assumere. L’organico è insufficiente e la dimensione della gravità della situazione sta tutta in questa immagine, di una delle dighe artificiali più grandi al mondo, con un solo guardiano di turno di notte. Nonostante l’elevata capacità di stoccaggio di 500 milioni di mc di acqua e nonostante un grave problema di tenuta del manto isolante, che obbliga dal 2002 a dimezzarne la capacità. (Nella foto visita alla diga Cotugno, Basilicata, n.d.r.).

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