Palinsesto…palinodia… palindromia…palingenesi… ma di che?

Unica realtà il prefisso che deriva dal greco e significa di nuovo, ma che nel contesto del servizio pubblico nazionale ha sempre significato, almeno dalle nostre parti, cambiano i musicisti ma la musica è sempre la stessa! Ormai la RAI perpetra una tradizione consolidata da tempo, come un veliero segue la direzione del vento che spira e che è il suo nocchiero. Nel nostro paese l’arte del navigare s’è da secoli  consolidata prima ancora dell’avvento degli internauti, la sua stessa orografia irregolare aspra e montuosa all’interno e delimitata da chilometri di coste all’esterno assicura a chiunque volesse approdare un porto che il Sommo Poeta ben profetizzava:  Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza  nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!  Non c’è da stupirsi se tentiamo di scorgerne l’analogia nel servizio pubblico televisivo o tentiamo una disamina attenta dei vari termini col prefisso pàlin  che abbiamo scelto  a proposito.

Palinsesto: dato che parliamo comunque di un contenitore, una scatola magica, un barile appunto che a furia di raschiare ha toccato il fondo, laonde per cui direbbe Totò non c’è da stupirsi!

Palinodia: voler dire sempre le stesse cose ma in maniera diversa, perfetta sinonimia col detto qui lo dico e qui lo nego!

Palindromia: parlare, riguardo al tono  blaterando o bofonchiando, ma curando l’ambiguità delle stesse parole, un po’ come il ritornello di una celebre canzonetta, si fa ma non si dice!

Palingenesi: perfetta dimostrazione della frase che Tomasi Di Lampedusa mette in bocca al principe di Salina, bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla!

Questo è il servizio pubblico radiotelevisivo che l’abbonato è tenuto a mantenere col suo obolo, che tanto obolo non è. E allora, mai come adesso, ci sia consentito dire, come in una consolidata liturgia: hic manebimus optime…purtroppo!

radionoff
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