Ospedale “San Carlo” (PZ): quando il “servizio” è un optional

L’ospedale “San Carlo” di Potenza, ex centro d’eccellenza e declassato a nosocomio territoriale competente per la gestione di altri presìdi sanitari presenti nella provincia di Potenza, ha al suo interno una marea di personale, vari dipartimenti “specialistici” e carenze strutturali, come tutti gli altri centri lucani.

Oggi riportiamo un caso emblematico del rapporto che sussiste, ad esempio, tra personale e paziente. Riportiamo la vicenda di un signore di cinquant’anni  dal nome di fantasia Ciro Esposito, che ha scritto alla nostra redazione illuminandoci sulla sua esperienza nell’ospedale potentino. Nella fattispecie nel reparto di traumatologia. Dopo un’accidentale caduta in casa. Stava appendendo un quadro, la scala per qualche motivo ha ceduto e il malcapitato è rovinato a terra. Al momento sembrava tutto in ordine se non fosse per un lancinante dolore al polso destro. Purtroppo era “uscito” dall’alveo naturale (disarticolazione complessa) e il dolore era lacerante. Cosa fare? Correre al pronto soccorso, tanto per “fare” una visita di cortesia. Altro a volte può tornare utile ma in questo caso è stata davvero una semplice visita di cortesia.

Dopo aver aspettato il suo turno l’addetto del nosocomio ha iniziato a fare le domande di rito a Ciro Esposito, sono stati effettuati gli accertamenti che si fanno sempre quando si accede al pronto soccorso e dopo è stato mandato a effettuare una radiografia. La sentenza: Ciro Esposito doveva essere sottoposto a intervento chirurgico il giorno successivo. Soluzione per il dolore: qualche pillola di paracetamolo (ormai è diventato il farmaco del secolo che serve a tutto) ma di antidolorifici neanche a parlarne. E poi chicca delle chicche: invece di una pseudo fasciatura quasi immobilizzante sono state applicate due “strisce” forse di cartone pressato e una normale fasciatura con garza sterile, la stessa che si usa ad esempio per tamponare una ferita sanguinolenta.

Tornato a casa Ciro Esposito ha provato con i farmaci che aveva nel classico armadietto che tutti hanno nella propria abitazione ma senza sortire alcun risultato. Passeggiando per la casa si lamentava e non poteva fare a meno di lanciare innumerevoli anatemi, con la speranza che facessero effetto,  contro i dipendenti del “san Carlo” che avevano preso a “cuore” il suo caso. Le ore passano lente ma finalmente fa giorno. Ciro Esposito si reca al “San Carlo” e a volte, meno male, interviene la fortuna: in ambulatorio presta la sua opera l’unico ortopedico in grado di rimettere la mano al suo posto. Il dolore un po’ si calma ma l’intervento deve comunque essere effettuato. Dal chirurgo/a Ciro risponde alle solite domande: «Soffre di qualche allergia? Quali sono i farmaci che assume? Com’è successo? Ha fatto tutto da solo?» e altre domande. Dopo aver risposto il chirurgo/a predispone tutto per l’intervento, compreso il classico prelievo di sangue. Poco tempo dopo Ciro è in sala operatoria. Affidandosi a qualche santo e ispirandosi a Pico Della Mirandola (per i suoi gesti scaramantici? Forse!) l’equipe procede ad anestetizzare Ciro, a intubarlo (non essendo del mestiere non è risaputa la sequenza esatta che viene compiuta in questi casi) e a intervenire sul polso. Dopo un po’ di tempo Ciro si ritrova con mezzo braccio ingessato, il dolore si è per certi versi placato e da cosciente viene condotto in reparto.

Ciro dovrebbe godere del sonno del giusto ma una “tafana” (femminile forzato di tafano) facente parte del personale paramedico lo sveglia, lo fa alzare, gli mette materassino, lenzuola, coperte e cuscino in braccio e gli leva il letto perché serve a un altro paziente. Ciro ancora un po’ rinc… rincitrullito non realizza appieno cosa sia successo, ma resta dove l’ha messo la dipendente del “San Carlo” e cioè sulla sedia con tutto il “fagottino” in mano. Solo l’intervento di una signora presente nella stanza che assisteva il figlio si muove a pietà e aiuta Ciro a liberarsi del fardello. Meno male che qualche “anima pia” c’è sempre ed è pronta a prestare il suo aiuto al proprio simile.

Ma il personale paramedico dovrebbe fare lo stesso? A volte sì e soprattutto se si tratta di un parente, di un amico, di un amico di un amico, di un raccomandato oppure di un politico. Insomma deve essere una persona “conosciuta” e non certo “mister x”.

In queste ore si fa un gran vociare della stabilizzazione del personale dei presìdi sanitari. Chissà se nella formazione del personale è prevista anche la classica “pedata nel culo”, tanto per riportare il soggetto o la soggetta alla realtà e al proprio dovere. Non dimentichiamo, però, che si sta raccontando di un avvenimento accaduto a Potenza e cioè in Lucania o Basilicata, qual dir si voglia. Terra di briganti un tempo e di opportunisti ora e sempre.

L’avventura di Ciro Esposito è finita? Affatto. Dopo circa 40 giorni di riposo con l’arto sistemato in un tutore, comprato a spese del paziente, Ciro Esposito è tornato in traumatologia. Un paramedico molto gentile ha rimosso il gesso e il medico di turno ha fatto presente che nei giorni successivi sarebbero stati rimossi dei filamenti di metallo utilizzati per la riuscita dell’intervento. Ma l’operazione è andata bene? Per il povero Ciro Esposito l’intervento è andato bene forse a metà (si tratta di un eufemismo)! Il polso non riesce più a svolgere le funzioni originarie, ma in compenso ora può raccontare a tutti i parenti, gli amici e conoscenti se vale la pena utilizzare il reparto di traumatologia dell’ospedale “San Carlo” di Potenza per risolvere problemi ortopedici. Come al solito non sta a noi giudicare “l’operato”, non essendo del mestiere. Se fossimo stati, ad esempio, dei fabbri, avremmo potuto esprimerci sulla realizzazione di un cancello. Comunque Ciro Esposito questa esperienza non la dimenticherà più e con lui tutti suoi parenti, amici e conoscenti. Il “passa parola” è la migliore pubblicità!

In ogni caso per diritto di cronaca di seguito si riporta il link dei migliori ospedali italiani. Auguriamo a tutti i nostri lettori di non utilizzarla mai. Se proprio dovesse servire offriamo come sempre il nostro supporto informativo (https://www.radionoff.it/worlds-best-hospitals-2022-i-migliori-ospedali-italiani/).

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