Ma siamo davvero un popolo civile, o siamo uomini delle caverne col congelatore e internet al loro interno? Certo, diabolici lo siamo, infatti ci è riuscito di trasformare la democrazia in un imbroglio, un sistema nel quale si ha l’impressione di partecipare, di scegliere, di contare qualcosa, quando invece non si conta una virgola.
Ma civili, non credo proprio.
Basta guardare i cumuli di spazzatura nelle città, i processi lumaca, la spocchia generale, la prassi della mazzetta, i concorsi nei quali chi risulta come migliore minimo ha avuto una bella spintarella, se non è stato proprio scelto fra le squadre dei fidati.
In effetti dalla raccomandazione si è passati alle scuole di formazione all’obbedienza all’interno di una filiera. Una bella evoluzione.
Prima uno, pure bravo, si faceva accompagnare dall’onorevole di turno, piativa una raccomandazione e rimaneva devoto.
Oggi l’onorevole di turno ha le sue giovanili, nelle quali pesca il futuro dirigente, o cos’altro, avendone già prima testata la fedeltà e garantita la devozione.
Quando si deve procedere con una nomina, ora la frase d’esordio è “chi abbiamo per quel posto?”.
Così non si corrono rischi. Inevitabilmente, però, i davvero bravi rimangono fuori da tutto, perché uno davvero bravo ha studiato, non è stato dietro al politico. E, al contrario, uno che sta dietro a un politico da giovane non potrà mai essere bravo, primo per non essersi fatto le basi, e poi per non avere la testa giusta, dovendo fare sempre quello che gli viene detto, talchè è preferibile che non gli venga neppure una sua idea sul da farsi, quindi non bravo per costituzione fisica e psichica.
Il mondo, così, inevitabilmente, è passato nelle mani dei meno che mediocri. Questi a confronto coi potenti soccombono miserevolmente, perché quelli, bravi, probabilmente un po’ lo sono, e così facendo si mettono al loro servizio per un pugno di mosche.
Una classe politica scadente, culturalmente e psicologicamente, è quella giusta per chi comanda da dietro le quinte.
La dipendenza psicologica del nuovo politico dal potente è evidente, perché figlia, anche, di una reale inferiorità.
La democrazia rimane, però, l’involucro ideale di cotanta messa in scena. E’ il sistema più subdolo esistente, truccabile a piacere fino a far sembrare strano e insolito un suo meccanismo che funzioni onestamente.
La nostra presunta democrazia deforma anche le menti più ribelli, semplicemente fagocitandolee o isolandole.
L’importante è comunque avere sempre gente mediocre in ogni dove. Per esempio, una buona avvocatura è tale se accedervi sia difficile e sia possibile solo ai veramente portati. Quindi il sistema ha previsto maglie larghissime per farvi accedere chiunque solo avesse uno straccio di laurea e nessuna competenza o attitudine. La carriera, nelle università, negli ospedali, nella burocrazia in genere, è consentita solo ai soggetti che escono fuori dalle alte e specializzate scuole di partito, e così via.
Un sistema totalitario, che per vivere non deve ricercare consenso, è portato naturalmente a creare burocrazie migliori e più efficienti. Chi comanda da solo non sceglie mai un collaboratore scadente o un cuoco senza gusto. Questi miracoli sono possibili solo nelle democrazie deviate come la nostra, dove finanche il primario ha bisogno della spintarella non potendo contare punto sulla sua bravura.
Insomma la democrazia, quella buona, non è roba per chi batte sempre le scorciatoie e cerca le spintarelle, come gli italiani. Il surrogato che ci viene propinato è, in buona sostanza, sommamente ingiusto se non totalmente illecito.
La nostra democrazia è quella che ha fatto entrare in parlamento Di Maio al grido di uno vale uno e lo ha trasformato nel più ardito sostenitore dell’io valgo molto e voi non valete una cippa. Con tanto di onori della cronaca, umile serva del sistema che, avendo inglobato un Di Maio qualsiasi, ha dato la dimostrazione di forza massima e la circostanza che la gente applauda e sia disposta a seguirlo, dico a Di Maio, è la prova che chi si oppone viene maciullato a meno che non capisca subito e si allinei, ricevendo subito i gradi e le attestazione di novello statista.
No, civili non lo siamo ancora.

