Non andrò a votare, a meno che …

Nel corso degli anni ho assistito molte volte alla crocifissione di personaggi della destra da parte del maggior partito della sinistra, alternati a momenti di quasi glorificazione quando in qualche maniera contribuivano a destabilizzare la coalizione di centro destra.

A turno ci sono cascati in molti: da sinistra l’adulazione è cosa fatta per bene, l’imponenza della beatificazione è data dal numero di testate prone a eseguire il mandato, con il contorno di pseudo intellettuali, talk show e messaggi sui social.

E così siamo vergognosamente passati dal Berlusconi da combattere a quello da ritenere uno statista, dal Fini fascista al Fini della modernità, dal Brunetta nano a quello gigante, dalla bellona stupida alla politica di spessore, dalla Meloni fascista a quella buona a quella di nuovo fascista.

Un gioco agghiacciante dell’incoerenza fatta sistema, un alternarsi del bastone alla carota quasi avessero a che fare con animali da ammaestrare.

Vero è che molti si sono comportati proprio come animali da educare, sensibili ai complimenti, al biscottino premio quando alzavano la voce contro i propri alleati, depressi quando, poi, inesorabilmente scaricati.

E quando non si trovavano polli da spennare da sinistra si mandavano le procure a indagare.

Beh, insomma, come programma politico niente male. Tanto poi un pirla con la patente di bravo si trova sempre a buttar giù una qualsivoglia agenda.

Abbandonati i temi sociali, la difesa dei deboli per un più rassicurante liberismo dei più forti, con la porta sempre aperta, però, sulle cose inutili da spacciare come assolutamente urgenti, giusto per fare anche un po’ cassa (si pensi all’accoglienza attraverso le cooperative che ci lucrano e tanto altro), la sinistra conserva le redini del potere, anche quando non governa, attraverso una occupazione delle istituzioni che, eseguita cromosomicamente da decenni, continua a dare i suoi frutti.

La sinistra ancora affascina perché si fa fotografare con l’aureola dei buoni, dei colti, degli intellettuali sensibili; vero è che affascina sempre meno, ma è stata capace di creare dal nulla un complesso di inferiorità negli avversari politici che solo ora cominciano a scrollarselo di dosso faticosamente, anche perché ostacolati da personaggi al limite del grottesco come Salvini.

A destra, poi, si combatte l’evidente complesso di inferiorità con personaggi che non sono all’altezza, pur avendone di importanti, tenuti però nel cassetto per paura dell’ombra cui sarebbero destinati se solo li facessero parlare un poco di più.

La destra se sceglie uno come Tremonti ha già vinto e guadagnerà in autorevolezza e prestigio. Se si scannerà per sceglierne uno fra Salvini e Meloni o perde o, se vince, governerà male. Bisogna andare oltre i personalismi e scegliere una figura di spessore, attorno alla quale costruire un’idea di Italia che dia speranza, che coinvolga, che sia avvertita come il proprio paese, non come il proprio boia.

Non discuto che la stessa cosa potrebbe fare la sinistra, rendendo la competizione elettorale, per una volta, una cosa seria, e non la fiera delle frottole. Ma ho il timore che c’è poco tempo per recuperare un briciolo di saggezza che, il periodo Draghi, ha totalmente diradato, tanto … ci pensava lui.

L’Italia ha bisogno di uno scossone di serietà, il disagio va ascoltato, gli italiani vanno aiutati, educati, responsabilizzati.

Uno slogan bipartizan potrebbe essere “mai più un raccomandato vincerà un concorso”, oppure “mai più un ente verrà affidato al collaboratore di un politico”, oppure ancora più sobriamente “l’impegno per un’Italia seria”.

Invece sentiremo “pensioni minime a 1.000 euro”, “uniti contro il fascismo”, e robaccia del genere.

Non andrò a votare se non avvertirò un segnale di novità, se non arriveranno stimoli, se lo spettacolo continuerà a essere così indecente. Buon’afa a tutti.

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Luciano Petrullo
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