Nella lotta all’analfabetismo: bibliobus o bus ristorante?

di asterisco

Nei giorni scorsi ha fatto tappa in Basilicata il cosiddetto bus-ristorante che sta attraversando l’Italia tutta. Un’iniziativa per diffondere la cultura gastronomica del Bel Paese e in un certo senso combattere l’analfabetismo gastronomico emergente e valorizzare la scoperta delle tipicità della cucina italiana legate al territorio.

Nella regione Basilicata nell’immediato dopoguerra e poi nelle altre regioni il bibliobus o biblioteca itinerante aveva svolto un’importante azione in proposito.

Per quel che riguarda l’alimentazione, nonostante il disagio economico conseguente e una lenta ripresa negli anni a seguire, era rimasta invariata una tradizione alimentare, o più esattamente culinaria, legata alle risorse disponibili nei vari territori lungo tutto lo stivale che però è stata progressivamente violentata dal benessere consumistico tipico della società contemporanea, sempre più globalizzata. I tentativi di ripristino di tradizioni riferite al bel tempo che fu, sembrano delle semplici operazioni di marketing finanziate dal denaro pubblico, solo fantasie imprenditoriali alquanto discutibili. Leggiamo la definizione data con enfasi a un prodotto “principe” delle tipicità lucane quale il peperone “crusco” di Senise, che diventa addirittura un “aroma italiano” (sic) mettendo in discussione la teoria dei “contraria” e giustifica il necessario disappunto che offende il buon senso di un comune cittadino in quanto consumatore. Se un tempo si era soliti dire: “parla come mangi” oggi come unica risposta di fronte a una siffatta ignoranza gastronomica, non basterebbe una sola intemperanza lessicale, e poi… saltando di palo in frasca si ha l’impressione di poter rinsavire, rasserenati e acquietati dal legittimo rancore, nel sentire dalle labbra di un importante personalità politica lucana d’essere proiettati in un ruolo di primo piano nella ricerca aerospaziale… ma allora siamo ritornati alla nota battuta del Marchese del Grillo? Speriamo bene!