Nella catena del comando c’è posto per la logica?

di asterisco

Alla luce dei recenti fatti di cronaca relativi al mantenimento dell’ordine pubblico e nel rispetto di un elementare buon senso invocato da tutti, ci sembra giusto fare delle considerazioni elementari in fatto di logica.

È un’abitudine ormai consolidata, canonizzata dalla scuola psicologica d’oltre oceano, ridurre tutto a dei test in numerose fasi delle nostre attività da quelle formative, scolastiche e poi lavorative, secondo il principio logico: «se non è zuppa, è pan bagnato» sul quale sembra si basi la tanto declamata ChatGPT.

Nel tutelare l’ordine pubblico, la catena gerarchica del comando prima d’agire quali nessi logici segue? Il concetto  matematico di proporzione o qualcos’altro? Ci sembra pertinente rifarci a un curioso problema, appunto un test ante litteram diremmo oggi, tra quelli raccolti dal monaco inglese Alcuino di York nel 781 alla corte di Carlo Magno come strumento per l’educazione dei giovani, ma che ci sia consentito riproporre al solerte funzionario che ha deciso l’azione definita eufemisticamente: carica d’alleggerimento.

Ne riportiamo il testo. Un uomo incontrò alcuni scolari e disse loro: «Quanti siete a scuola?». Uno di essi rispose dicendo: «Questo non te lo voglio dire. Tu contaci due volte, moltiplica per tre. Poi dividi in quattro parti. Se alla quarta parte del numero aggiungerai me, otterrai 100». Dica chi può, quanti furono quelli che all’inizio avevano incontrato il passante.

E allora, avanti Savoia!

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