Migliorano i Lea, ma sullo stato del recupero delle liste di attesa continuano gli spot

di Giuliana Pia Scarano, segretaria generale Fp Cigl Potenza

Sono mesi che come Cgil chiediamo conto alla Regione Basilicata del piano di rientro delle liste di attesa a fronte di quello che è il problema che assilla i lucani che non trovano risposte adeguate ai loro bisogni di assistenza. Carenze dell’offerta di prestazioni, sia dal punto di vista organizzativo delle strutture che di qualità delle prestazioni, motivano infatti gran parte dei flussi interregionali, alimentando la mobilità passiva certificata nei 63 milioni di euro. La Regione Basilicata con delibera dell’8 giugno 2023 ha approvato gli indirizzi strategici e le indicazioni operative in materia di governo dei tempi di attesa, confermando la propria autoreferenzialità. Gli indirizzi alle aziende pubbliche e alle strutture private sono stati decisi senza alcun confronto preliminare che avrebbe fatto emergere prima che la delibera fosse adottata criticità che oggi rischiano di rendere inattuabili nel concreto gli indirizzi. Anzitutto dovranno essere i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta a provvedere alle prenotazioni delle prestazioni, senza tuttavia che sia stato fatto con loro alcun tipo di passaggio e si siano comprese gli eventuali problemi che questa nuova procedura potrà comportare. Le Aziende pubbliche del servizio sanitario regionale, dal canto loro, dovranno nominare un Cup manager e organizzare il servizio anche nei giorni festivi e prefestivi e negli orari serali 20 – 24. Ben venga l’estensione delle attività, ma con quale personale, considerate le gravi carenze sia nel comparto che nella dirigenza, con i lavoratori già sottoposti a turni massacranti e che vanno ben oltre l’orario contrattualmente previsto, a scapito anche degli obbligatori riposi, mettendo a rischio la loro integrità psicofisica? Ci chiediamo altresì con quali e quante risorse attestate ad ogni Azienda, considerato tra l’altro la Regione non ha ancora incrementato le tariffe per le prestazioni aggiuntive previste dal Decreto Schillaci o anche le tariffe delle varie indennità, come quella di pronto soccorso, nonostante le reiterate richieste delle Organizzazioni sindacali.

Nei giorni scorsi il governo regionale della Basilicata, secondo lo stile cui ci ha abituato, ha accompagnato con gran fanfara il miglioramento del monitoraggio Lea rispetto al 2021 nella prevenzione e nell’area distrettuale e ospedaliera, tralasciando naturalmente tutto il resto. Il rapporto della Corte dei Conti, mettendo sotto la lente di ingrandimento l’utilizzo della spesa sanitaria e più in generale lo stato complessivo della sanità, fa luce sullo stato del recupero delle liste di attesa e in particolare sull’impatto del Piano operativo approvato a settembre e successivamente modificato.

Per riassorbire i ritardi accumulati nelle liste d’attesa, la legge di Bilancio ha disposto la proroga per il 2022 delle misure previste a questo fine dall’articolo 76 del d.l. 73/2021 (che a sua volta prorogava quelle disposte con il d.l. 104/2020), entro un importo massimo di 500 milioni a valere sulle disponibilità del Fondo sanitario nazionale ripartito in base alle quote di accesso per il 2021.

Le Regioni e le Province autonome hanno pertanto rimodulato i Piani per le liste d’attesa entro il 31 gennaio 2022.

Nelle “Linee di indirizzo per il recupero delle prestazioni sanitarie non erogate in ragione dell’epidemia da SARS-COV-2” del ministero della Salute sono state individuate come prioritarie tre categorie di prestazioni per le quali i Piani operativi regionali dovevano definire le modalità organizzative per colmare il gap assistenziale registrato rispetto al periodo pre-pandemico:  i ricoveri per interventi chirurgici programmati; le prestazioni ambulatoriali (prime visite e visite di controllo, chirurgia ambulatoriale, prestazioni monitorate dal PNGLA, esigenze regionali);  le prestazioni afferenti alle tre campagne di screening oncologico (inviti e prestazioni diagnostico-terapeutiche per carcinoma della cervice uterina, della mammella e del colonretto).

Per quanto riguarda la Basilicata, se sui ricoveri programmati il recupero è stato del 91% e sugli screening il dato è di un recupero del 100% delle prestazioni, sulle prestazioni ambulatoriali, quantificate in 218.875, il recupero è stato solo del 34%.

Il finanziamento pari a 4,6 milioni di euro, che poi sono esattamente le risorse messe a disposizione dal governo nazionale con il disegno di legge 34, è stato solo in parte utilizzato, per una percentuale pari all’81%: delle restanti risorse cosa si intende fare? Come si coniugano concretamente le linee guida adottate per il recupero delle liste di attesa con il precedente piano operativo per il recupero delle prestazioni arretrate e con gli esiti fotografati dalla Corte dei conti? Questo governo regionale continua a dimostrarsi refrattario al confronto, che è necessario aprire immediatamente anche sulle linee guida adottate. Chiediamo pertanto l’apertura di un tavolo permanente sulla Sanità indispensabile per la tutela del diritto alla salute, diritto fondamentale delle persone e delle comunità.

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