Metodi di recupero tasse e relative reazioni del debitore

Sì! È l’esattore delle tasse l’uomo più temuto al mondo. L’esattore delle tasse ti cerca, ti trova, ti “spoglia” … e senza pietà. L’esattore non ha sentimenti specie se è quello di Stato; altrimenti vede il debitore solo e soltanto come la propria fonte di guadagno e basta.
Non a caso, in tutto il mondo, è conosciuto come un malvagio, sia esso un semplice esattore malavitoso, uno strozzino, un incaricato dall’agenzia di recupero crediti o addirittura di una banca. L’esattore è sempre pronto a stringere e sempre più il cappio (della cravatta) al collo del debitore e per questo è anche detto il “cravattaro”.
Questa “ripugnante” figura, circa trent’anni fa in Spagna fu ripulita (se pur apparentemente) facendo indossare un frac all’esattore e dandogli il nome di “Cobrador del frac”.
Questo individuo si appiccica alla persona che non ha saldato il debito e lo fa soprattutto in pubblico senza mai mostrare, però, alcuna aggressività.
Alcune volte però il “Cobrador del frac” svela agli astanti l’identità dell’interessato chiamandolo per nome e ad alta voce rivelando anche la morosità del soggetto.
Questo “iberico” e relativamente nuovo personaggio, nella sua evoluzione, non sempre veste il frac ma anzi sempre più si avvicina ad abiti simili a quelli dei “toreador” probabilmente pensando che lo sfortunato debitore debba prenderlo per le corna.
È scontato che più di qualche “Cobrador del frac” ha corso seri rischi di reazione violenta da parte del perseguitato debitore e che a essere preso per le corna (ovviamente metaforiche) sia proprio lui, ma non ci è dato sapere dai pronto soccorso spagnoli quanti siano ricorsi alle loro cure e quanti hanno avuto danneggiato il frac visto che non sempre la goliardia è bene accettata.
Per niente goliardico o ironico fu l’atteggiamento di alcune donne lucane e in particolare a Potenza dove nel 1647 aggredirono e uccisero a morsi un esattore di gabelle, oggi chiamate tasse, perché particolarmente esose e ancora una volta è dimostrato che la storia si ripete (n.d.r. vedi il libro di Paolo Laurita – Giugno 1647 – Potenza si ribella alle gabelle le donne uccidono a morsi un “percettore” e gli uomini sono costretti a darsi alla macchia. Edizioni Laurita Srls, Potenza, 2020.)
A tal proposito invece, agli inizi del ’900, è prevalsa alla reazione violenta l’ironia; quell’ironia partenopea che tanto si distingue proprio con una simpatica poesia che il grande Totò dedicò all’esattore delle tasse col titolo “L’indesiderabile” e di cui qui vengono riportati i versi:

L’indesiderabile

Non so perchè se entro in una casa
è comme fosse entrato ‘o schiattamuorto.
E nun mme faccio ancora persuaso
pecchè sta ggente po’ mme guarda stuorto,
e sotto ‘a lengua ‘e ssento ‘e rusecà.
“Ih quanto è brutto! Pozza jettà ‘o sango!”.
“Io ‘o desse nu bicchiere ‘e stricchinina!”.
“Io quanno ‘o veco faccio ‘a faccia j’anca”.
“Se n’adda accattà tutte mmericine!”.
“Sotto a nu trammo mo che ghiesce ‘a ccà!”.

E nun capisco, po’ pecchè sta ggente
si mostra si villana e senza classe,
che tengo ‘a rogna, neh? I’ so ll’agente,
ll’agente incaricato delle tasse.
‘0 contribuente mm’adda rispettà!

Paolo Laurita
Paolo Laurita
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