Metastasi, una questione anche di comunicazione

La comunicazione tra cellule tumorali e microambiente mediata dalla molecola miR-214 promuove la formazione di metastasi. Identificato un potenziale nuovo bersaglio terapeutico

Nella progressione neoplastica esiste un punto di non ritorno, cruciale nel determinare la prognosi dei pazienti. È il momento in cui le cellule tumorali diventano maligne e possono dare inizio al processo di metastatizzazione, la migrazione, cioè, dalla loro sede di origine verso nuovi tessuti in cui proliferare. Trovare terapie innovative che impediscano questo processo di disseminazione è l’obiettivo di una buona parte della comunità della ricerca oncologica, ma per riuscirci bisogna prima comprenderne a fondo i meccanismi.

Nella formazione di metastasi sembra avere un ruolo chiave la fitta comunicazione tra le cellule tumorali e l’ambiente circostante, o microambiente. Tra cellule tumorali e microambiente si instaura infatti un’alleanza in grado di bloccare l’effetto dei farmaci, di inibire la risposta immunitaria, e di favorire sia l’apporto di nutrienti sia, appunto, la metastatizzazione. È stato da poco scoperto uno dei meccanismi responsabili di questa comunicazione: le cellule tumorali istruiscono le cellule del microambiente a produrre e accumulare miR-214, una piccola molecola di RNA. Lo hanno dimostrato i risultati di un recente studio, pubblicato da Daniela Taverna e colleghi, dell’Università di Torino, sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research, grazie al sostegno di AIRC.

In risposta allo stimolo che arriva dal tumore, le cellule del microambiente rilasciano i miR-214 all’interno di piccole vescicole, che raggiungono le cellule neoplastiche e promuovono il processo metastatico. È come se le cellule tumorali chiedessero al microambiente di produrre i rifornimenti che saranno necessari per la loro migrazione e disseminazione.

Interrompere questa trasmissione di informazioni, bloccando la produzione di miR-214, potrebbe quindi avere un effetto preventivo e terapeutico. Per dimostrarlo, i ricercatori hanno confrontato l’evoluzione del tumore in animali di laboratorio che producevano o non producevano miR-214. Hanno così osservato che la presenza di questa piccola molecola di RNA è collegata a un aumento dell’aggressività neoplastica, mentre la sua mancanza a una sua riduzione. Questo avviene perché i miR-214 modificano il modo in cui il DNA viene utilizzato, cambiando il comportamento delle cellule tumorali. In particolare, le cellule tumorali attivano la via di segnalazione IL-6/STAT3 che promuove l’instaurarsi di una condizione infiammatoria. Quest’ultima, a sua volta, porta le cellule del microambiente a produrre il miR-214 e a rilasciarlo nelle cellule tumorali. Qui il miR-214 è in grado di attivare un programma “di malignità” che favorisce la formazione di metastasi in organi distanti. Considerando che questa molecola è presente in abbondanza nelle cellule del microambiente, inibire la loro produzione di miR-214 potrebbe essere un approccio efficace.

Per ora la comunicazione mediata da miR-214 ha dimostrato di essere fondamentale per la progressione del melanoma e del tumore al seno. Adesso sarà necessario validare ulteriormente questa scoperta in laboratorio, in altri tipi di tumore. Se i risultati continueranno a essere promettenti, si potrà sviluppare un possibile farmaco o terapia per inibire la produzione di miR-214 nei pazienti. Il gruppo di ricerca sta già facendo i primi passi in quella direzione con risultati promettenti. Questo studio rappresenta un passo avanti nella comprensione degli ecosistemi tumorali, sottolineando il ruolo cruciale del microambiente. È sempre più evidente, infatti, che per trovare cure più efficaci occorra considerare la notevole complessità di questa patologia, studiando tanto le dinamiche interne alle cellule tumorali quanto le loro relazioni con l’esterno.

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