L’idolatria del letame… o un novello Sir Robert Dallington?

di Esplicito Burgenzio

Del mondo dei cafoni che viene descritto con dovizia di particolari ci riesce difficile comprendere la sua contestualizzazione, che dà l’idea di voler assumere dei connotati attuali. Le testimonianze storiche che riguardano un po’ tutto il territorio della penisola nei vari periodi, circa la situazione dei miasmi, immondezze et spurcitie,non certo difettano negli Archivi così come un’estesa e copiosa letteratura.

Prendiamo ad esempio la condizione sanitaria ed ecologica nella Toscana del Seicento, supportata da una ricchezza di fonti documentali non indifferente. Lo storico Carlo Maria Cipolla ci racconta: Ai rifiuti degli uomini si aggiungevano gli escrementi degli animali. Anzitutto c’erano i cavalli, asini e muli usati quali mezzi di trasporto che venivano tenuti nelle stalle annesse alle case all’interno delle borgate… e ancora, siamo nel 1607, …. tenghono il concime di loro stalle fuori in sulla strada accanto alle mura il quale ribolle facendo gran fetore…allo stesso modo accadeva per torme di altri animali che creavano problemi ben più gravi come i …porci stanziali con deroga per quelli del beccaro che son tenuti per macellare.

Sir Robert Dallington un gentiluomo e umanista viaggiatore eccentrico pubblicò a Londra nel 1605 un libretto il cui titolo originale: A Survey of the Great Dukes State vof Tuscany. In the Yeare of Our Lord 1596 che suscitò enorme scalpore in Toscana, con le conseguenti rimostranze da parte di Ferdinando I, che ne fece fare subito una traduzione intitolata: Falsissima relazione dello Stato del Gran Duca…dove malamente si può far giudizio di quello che era maggiore la temerità, arroganza, malignità, o ignoranza di questo mendacissimo scrittore. Havuto, secondo disse luj, gran parte di questi ragguagli dal Canc.re di Prato et da quel Capitano della banda dove stette 4 mesi et da più Genti l’homini Sanesi et osti in Pisa.Tradotta da quella lingua in questa nostra Fiorentina fedelissimamente.

Di ritorno ora alla situazione sanitaria e ambientale del capoluogo lucano e non solo, con un discreto salto temporale, addirittura ai primi del Novecento ci si domanda quale possa essere la valenza storiografica specifica in una valutazione auto compiaciuta, distaccata e infarcita di citazioni dialettali arcinote di cui non se ne sentiva il bisogno. Solo l’ennesima esibizione di uno stile letterario di maniera fin troppo caratterizzato. La vera ricerca storica nei suoi contesti sociali ed economici crediamo debba percorrere ben altre vie! Ci sarebbero numerosi altri autori che hanno svolto ricerche specifiche e scritto relazioni, tra le quali spicca per il suo non trascurabile valore analitico quella di Michele Ricciuti: Sulle Condizioni Igieniche della Città di Potenza edita nel 1889 per i tipi Garramone e Marchesiello, altro che  Mondo a capinculo e soprannomi dialettali vari da cacasotto, cacone, treccule, merdille, merdaruolo e chi più ne ha ne metta!  

Alla fine, ci sia consentito giocare col diverso significato delle parole: dall’idro…latria del letame a quello della idri…ca crisi il passo è breve, fermo restando la differenza semantica che la vocale o e la i  hanno nel prefisso etimologico!