Libri. “Dimensioni parallele” di Francesca Patitucci

di Michele Petullà

Dimensioni parallele, di Francesca Patitucci, è un’opera poetica che riunisce, non solo “fisicamente” – nella forma della scrittura poetica – ma anche, e soprattutto, “simbolicamente” – nella dimensione delle suggestioni emotive –, pensieri, parole, inquietudini, nostalgie, tensioni spirituali, speranze, seguendo il ritmo dell’anima: un filo conduttore comune, che si dipana lungo l’incedere, e la logica, dei sentimenti e dei valori fondativi della vita e della nostra quotidianità, ritmati dal trascorrere inesorabile e senza sosta del tempo: “La clessidra del tempo / impietosa prosegue senza / fermate /… moti irrequieti / più non hanno / bonaccia” (Cambiamenti climatici).
Scrive col cuore, l’autrice, e mette a nudo la sua anima, quasi a volersi porre in stretta “relazione” con i suoi lettori, nei quali, forse, cerca di trovare motivi di comprensione verso i suoi diversi stati d’animo, che anelano alla pace interiore, che chiedono una risposta alle sue domande “irrisolte”: “E l’abbraccio e il bacio / che avrei voluto regalarmi / si congelava, tra le mie inquietudini / nostalgiche /” (A strozzare fiato). Investiga la realtà, Francesca, partendo dalla propria esperienza di vita, mettendo a nudo la propria coscienza, nella parte più intima e nascosta, per percorrere vie ideali che segnano l’andare del tempo. Rivela grande ricchezza interiore in questa intensa raccolta, che si presenta come specchio della sua anima.
Tutta la raccolta poetica è intessuta di una grande umanità, di una grande tensione spirituale, la quale traspare da ogni verso e sembra aspirare ad una umanità rinnovata, “umanizzata”, dove la fede e la preghiera esercitano la funzione catartica di placare l’anima, di sollevarla da ogni peso, di colmare i vuoti, di ascoltare l’inascoltato, di dare una risposta definitiva ai tanti perché: “Ora t’ascolto / Signore del mio spirito / Mio Verbo… / Fa’ di me ciò che scrivesti / Redimi il mio grande vuoto / riempi i miei perché / a cui non ho saputo dare / orecchi né cuore /” (ALL’ALTARE). Una poetica di chiara impronta intimistica, in cui le parole ed i versi si abbandonano all’impulso emotivo dell’autrice.
Anima e vita quotidiana riempiono i versi che compongono le Dimensioni parallele di Francesca Patitucci. Due dimensioni che, in quanto parallele, sembrano non poter mai trovare una convergenza e che, invece, magicamente, trovano un punto d’incontro nel filo sublime della poesia. Perché è proprio dall’anima che la poesia nasce. Una verità, questa, che si fa nell’autrice capacità di intimo ascolto: ascolto della propria anima e ascolto dell’anima del mondo, del fluire della vita in tutti i suoi tanti e diversi aspetti.
Questo ci dicono le Dimensioni parallele di Francesca Patitucci. Una silloge, corposa e coinvolgente, che è pura poesia dell’anima e dell’esperienza umana, in cui convergono significati e valori profondi della nostra esistenza. La sua narrazione mette a confronto felicità e sofferenza, inquietudine e nostalgia, libertà e sentimento, amore e passione, memoria ed emozioni, che nell’insieme esaltano il valore della vita. Una coralità di temi e di significati, di simbologie, che esprimono la ricchezza e le rivelazioni del profondo e sensibile animo umano dell’autrice, dove la scrittura in versi assume un ritmo che scorre sull’orlo dell’esistenzialismo e scandaglia le principali tematiche umane. Una silloge intensa, in cui si giustappongono pensieri, riflessioni, trance de vie, frammenti poetici che scalfiscono l’animo del lettore.
Una raccolta poetica intensa, fatta di parole misurate e versi delicati. Un poetare capace di condurre l’animo estraneo del lettore nel turbinio di emozioni dell’autrice. Una versificazione coinvolgente ed emozionante, che porta il lettore a seguire l’errare instancabile dell’autrice alla ricerca di un qualcosa che le permette di toccare il sublime. Il suo poetare scorre placido, segna lentamente e profondamente il lettore. La magia della poesia riscatta l’autrice dall’oblio dei tormenti della mente e le permette di affrontare con serenità lo scorrere della vita.
Dimensioni parallele è una suggestiva e piacevole diffusione di echi, i quali si configurano come forti messaggi di speranza contro i freni del vivere quotidiano: la paura, la sofferenza, la solitudine, l’imponderabilità, la limitatezza della condizione umana: “A un passo da un domani ignaro / soggiogato, deriso dalla stolta furia / di piccoli uomini / che siamo…Varchiamo quell’uscio / d’illusione e di salvezza / per non morire dentro le nostre asperità /”. Una narrazione capace di creare immagini e rappresentazioni veridiche e suscitare emozioni come atto di grande potenza creativa, germinando cose palpabili allo spirito e alla mente di chi predispone la propria anima all’ascolto, al canto dell’universo.
Dimensioni parallele è arte della parola e della versificazione, pura capacità di creare immagini e suscitare emozioni. Una sinfonia armonica di frammenti lirici, scie luminose, squarci di luce e di speranza, luce che illumina nel buio della vita, in un mondo che presenta spesso ombre, con le quali dobbiamo convivere, ma che abbiamo anche il dovere di illuminare. Ogni poesia della silloge offre uno spiraglio, un motivo che trova sempre un fondo di speranza; non c’è mai rassegnazione nei suoi versi, per quanto a volte tristi, oscuri, amari o rabbiosi, mai dimenticano di restare ben ancorati alla gioia di vivere: “Ma volti in avanti / a scoprire ancora meraviglie / d’origami d’anima, sepolta /…Giammai ci prostreremo / all’oblio dei giorni senza domani /” (ABISSI).
Dimensioni parallele è una raccolta poetica politematica e polisemantica, nella quale il verso libero consente all’autrice di trattare qualsiasi tema con parole intimamente delicate ma che penetrano la carne e vanno dritte al cuore. La libertà metrica, attraverso cui Francesca esprime i suoi versi poetici, crea una struttura continua che riproduce il fluire ininterrotto dell’immaginazione e dei sentimenti. Il linguaggio fresco e semplice, ma di grande impatto emotivo, la fluidità del verso, rendono le liriche di piacevole e coinvolgente lettura e ritraggono un’autrice ricca interiormente, che arricchisce le sue poesie con la sua grande sensibilità umana, e lo fa con grande eleganza e senza artificiosità. Il suo scrivere è asciutto e diretto, induce alla meditazione. La sua poetica disegna immagini, situazioni, e ci rende palpabili le sensazioni. Le liriche, velate spesso di sottile malinconia, ruotano attorno alla vita, entro cui si consumano i pensieri, le memorie, le passioni, i desideri, i sentimenti. Un intersecarsi di emozioni, di storie, di memorie e soprattutto di sentimenti. Il suo poetare è coinvolgente, trepidante di umanità, che rifugge da qualsiasi virtuosismo verbale. La forma è pura, chiara, si lascia leggere tutta d’un fiato. La varietà delle storie cantate ben si accorda con il variare dell’afflato poetico: ora dolce e delicato, ora duro e tagliente. I versi liberi sono scorrevoli, fitti di contenuto, ma anche di immagini belle della natura, come in Preludio invernale: “Zefiri novembrini tra i capelli / ebbrezze svolazzano nei colori / avvolgenti d’autunno /”.
“Per ritrovare un’idea dell’uomo, ossia una vera fonte di energia, bisogna che gli uomini ritrovino il gusto della contemplazione. La contemplazione è la diga che fa risalire l’acqua nel bacino. Essa permette agli uomini di accumulare di nuovo l’energia di cui l’azione li ha privati”. Terminata la lettura di Dimensioni parallele, è venuto alla mia mente questo pensiero espresso da Alberto Moravia nel suo libro L’Uomo come fine, in cui ritrovo, per tanti versi, una sintesi della poetica di Francesca Patitucci, la quale sembra proporci una pausa di riflessione, un’oasi di silenzio, in mezzo a quel mare, a volte quieto a volte burrascoso, che è la vita.

Francesca Patitucci esercita l’arte della poesia non come puro esercizio letterario, ma come strumento per elevare lo spirito, il livello della coscienza, e sublimare l’anima. La silloge sembra aver scavato nell’animo della donna e dell’artista, lasciandovi un solco inconfondibile. I testi, infatti, vibrano all’interno di una forte dimensione sentimentale e una profonda tensione emotiva e spirituale. Ne viene fuori una personalità spiccatamente poetica, nel modo in cui esplora il mondo, compenetra la vita quotidiana, indaga la sua anima, nel lirismo dell’immaginazione che diviene possibilità contro ogni ostacolo del reale.
“Il fare un libro è meno che niente, se il libro fatto non rifà la gente”: richiamando questo prezioso aforisma, coniato dal poeta Giuseppe Giusti, volendo con esso significare che il libro non vale nulla se non rende migliori coloro che lo leggono, si può ben dire che la silloge Dimensioni parallele, di Francesca Patitucci, rientra a pieno titolo nell’alveo della buona letteratura poetica. Essa, infatti, nel dare belle suggestioni migliora i suoi lettori. Un libro intimamente musicale, che trasporta i lettori in una dimensione altra, in cui regnano poesia e buoni sentimenti che, senza forzatura alcuna, si affiancano e si sostengono, sospingendoci in uno spazio ideale, in cui l’armonia che ne deriva ci permette di gustare la bellezza della vita.

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Un commento

  1. Grazie davvero di cuore Michele Petullà e radionoff.it/libri per la presentazione alla mia silloge
    “Dimensioni parallele”

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