Tutti gli anni, nella notte tra il 5 ed il 6 gennaio, nelle case degli italiani i bambini appendono la calza, sperando di trovarla piena di cioccolate, dolci e caramelle, al loro risveglio, come premio se sono stati buoni durante l’anno appena trascorso. Ai bimbi “cattivi”, invece, la Befana porta come punizione il carbone. Ma chi è la Befana, e perché arriva proprio il 6 gennaio?
Il nome Befana deriva da una deformazione popolare del termine “Epifania”, a sua volta dal greco “epipháneia”, che significa “manifestazione” o “apparizione”.
La Befana, secondo la tradizione folcloristica italiana, è un’anziana e malvestita signora che consegna doni ai bambini in tutta Italia alla vigilia dell’Epifania (la notte del 5 gennaio), come Babbo Natale della tradizione nordica la notte del 24 dicembre. Nel folclore natalizio, la Befana riempie di dolciumi, caramelle, frutta secca e giocattoli le calze lasciate appese dai bambini se si sono comportati bene. Diversamente, coloro che si sono comportati male trovano le calze riempite con del carbone o dell’aglio.
Nota anche come la “vecchietta con la scopa”, la Befana deriva dall’incontro, tra riti molto antichi legati all’inverno e alla natura, e la festa cristiana dell’Epifania che celebra l’arrivo dei Re Magi. Difatti, non è casuale che in diversi Paesi cristiani, proprio nei primi giorni di gennaio, sussistano tradizioni simili: mutano i nomi ed i personaggi, ma il focus della festa è lo stesso, ossia: salutare le feste natalizie, chiudere il ciclo dell’anno passato e augurare fortuna e prosperità per l’anno nuovo iniziato da pochi giorni.
Le sue origini non sono certe e chiare, ma la sua figura era già nota nel XIV secolo, come dimostrano documenti e testi medievali che testimoniano l’esistenza di feste popolari legate all’Epifania.
Già nei secoli passati, tramandati di generazione in generazione, nei giorni tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio, esistevano in Italia diverse cerimonie popolari legate alla fertilità dei campi ed all’allungarsi delle giornate dopo il solstizio d’inverno. La Befana, da questo punto di vista, conserva le caratteristiche di una tradizione che congiunge superstizione, religione e cultura contadina. Ed è proprio così che è diventata un personaggio carico di significati tipico del folclore italiano. La Befana, però, si collega anche con una leggenda del Cristianesimo: i Re Magi, in viaggio verso Betlemme, chiesero informazioni sulla strada ad una vecchietta, insistendo affinché lei andasse con loro a portare i doni al salvatore. L’anziana donna si rifiutò, ma successivamente, pentita, preparò un sacco pieno di doni e si mise alla ricerca dei Re Magi e del bambino Gesù. Non trovandoli, bussò ad ogni porta e consegnò i doni ai bambini sperando, così, di farsi perdonare.
Secondo la tradizione popolare, la Befana è raffigurata come una donna anziana che vola su una scopa con indosso uno scialle nero ed è ricoperta di fuliggine perché entra nelle case dai camini per portare doni e dolciumi ai bambini. La sua anzianità non è frutto della casualità: la vecchiaia rimanda all’idea dell’anno che finisce, all’inverno ed alla chiusura di un ciclo prima di iniziarne uno nuovo.
Infatti, la scopa, l’accessorio iconico che la rappresenta, simbolicamente rimanda proprio al gesto di “spazzare via il vecchio per fare spazio al nuovo”. In tante narrazioni la Befana è principalmente una figura di purificazione e rigenerazione: arriva quando le feste natalizie stanno per terminare, portando via con sé ciò che resta del periodo festivo; da qui il detto: “l’Epifania tutte le feste porta via”.


