Le inquietanti origini della cibernetica e del transumanesimo

di Matthew Ehret

La fine del XIX secolo aveva assistito ad un grande confronto tra due paradigmi opposti di economia politica, confronto in gran parte cancellato dai libri di storia. Proprio come oggi, questi due sistemi contrapposti erano caratterizzati, da un lato, da una volontà di controllo centralizzato del mondo da parte di un’élite unipolare desiderosa di ergersi al di sopra dell’influenza degli stati nazionali sovrani, quasi come moderni dei dell’Olimpo, mentre l’altro si fondava su un disegno “multipolare” di una comunità di stati nazionali sovrani cooperanti allo sviluppo di infrastrutture e progressi tecnologici su larga scala. Uno presupponeva standard economici malthusiani a sistema chiuso adattati a rendimenti decrescenti, mentre l’altro era fondato su uno standard di progresso scientifico continuo che portava a salti creativi svincolati da panieri di risorse limitate. Oggi vorrei continuare a tracciare le radici di queste perfide idee che caratterizzano l’attuale paradigma unipolare nascosto dietro un “Grande Reset” della civiltà mondiale inventato dai miliardari. Ci viene detto da personaggi come Klaus Schwab che, in questo Reset, una “Quarta Rivoluzione Industriale” introdurrà non solo un alto grado di automazione e di uso dell’Intelligenza Artificiale ad ogni livello della società, ma anche una fusione uomo-macchina. Figure come Elon Musk e Ray Kurzweil di Google affermano che questa integrazione sarà necessaria per “rimanere rilevanti” nella prossima fase evolutiva. Luomo di Davos, Yuval Harari, ha ribadito che la spinta evoluzionistica sarà trasferita dalla casualità della natura alle nuove divinità che gestiscono Google, Facebook e il WEF. Questa fede deterministico-cibernetica nella sintesi uomo-macchina che pervade il pensiero di tutti i transumanisti moderni è allo, stesso tempo, cultuale, inquietante e completamente sbagliata. Tuttavia, senza una corretta valutazione delle radici storiche di queste idee che minacciano di portare la civiltà globale verso un collasso distopico, è impossibile comprendere questo importante fenomeno degli ultimi 120 anni della storia umana, così come non si riuscirebbero a scorgere le pecche fatali all’interno del sistema operativo transumanista del Grande Reset. Nella prima parte di questa trilogia, abbiamo esplorato alcuni aspetti delle radici eugenetiche del transumanesimo, con particolare attenzione alla creazione da parte di Julian Huxley dell’UNESCO, il cui il mandato di “rendere l’impensabile pensabile” avrebbe guidato la ripresa di una nuova politica eugenetica negli anni della Guerra Fredda. Nella seconda parte, abbiamo analizzato le origini di alcuni think tank britannici, nati alla fine del XIX secolo per interrompere l’evoluzione naturale di un nuovo sistema di cooperazione internazionale. Un grande disegno che aveva avuto origine nell’X Club di Thomas Huxley, con l’obiettivo di riportare l’Impero Britannico al rango di unica potenza unipolare della Terra. Il progetto di Huxley mirava non solo ad unificare tutti i rami delle scienze in un modello descrittivo privo di qualsiasi effettiva scoperta creativa, ma tentava anche di usare il nuovo significato della definizione di “legge naturale scientifica” per giustificare una nuova, aggressiva imposizione dell’economia politica imperiale al resto del mondo. Nei mesi iniziali del nuovo secolo, si era svolto un importante evento che avrebbe avuto molta influenza ai fini della missione di Huxley. La Conferenza sul Futuro della Matematica dell’agosto 1900 era stato un evento globale a cui avevano partecipato più di 160 tra i più grandi matematici desiderosi di affrontare i problemi emergenti nella scienza e di occuparsi della relazione tra fisica e matematica. Ovviamente, questi due campi erano strettamente interconnessi, ma rimaneva la domanda: chi avrebbe condotto e chi avrebbe seguito? Considerando il fatto che, all’epoca, la popolazione mondiale era ancora ben al di sotto dei due miliardi, l’importanza delle scoperte scientifiche che avvenivano in tutti i campi era un fenomeno mai visto prima nella storia dell’umanità. Viste le nuove acquisizioni in biologia, embriologia, fisica atomica, elettromagnetismo, aerodinamica e chimica, la risposta alla domanda se fosse più importante la matematica o la fisica stava diventando sempre più ovvia. Il fatto era che la crescita della conoscenza umana stava superando velocemente i limiti del linguaggio matematico usato dagli scienziati. Col tempo, sarebbero stati sviluppati nuovi sistemi matematici per descrivere queste nuove scoperte, ma nessuno poteva negare che, all’epoca, era il pensiero creativo a condurre le danze. Altrettanto innegabile era l’enorme beneficio portato da queste nuove idee al miglioramento delle condizioni di vita di un numero incalcolabile di persone tramite balzi in avanti nel progresso scientifico e tecnologico. Due personaggi particolarmente importanti, che avevano avuto un ruolo di primo piano nel sabotare il discorso scientifico durante la Conferenza di Parigi del 1900 e le cui idee avrebbero portato alla successiva evoluzione dell’eugenetica, della cibernetica e del transumanesimo, erano stati l’apostolo di Cambridge, Lord Bertrand Russell, e il matematico di Gottingen, David Hilbert. I due miravano, niente meno, che a rinchiudere l’intero universo in una serie di proposizioni e assiomi matematici finiti e internamente coerenti. Durante la conferenza del 1900, Hilbert aveva presentato i suoi 23 problemi matematici [in realtà erano 10, l’elenco completo sarebbe stato pubblicato in seguito, N.D.T.], che avrebbero dovuto essere risolti dai matematici del XX secolo. Mentre molti di questi problemi erano veramente importanti, i più distruttivi, per lo scopo di questo articolo, erano quelli incentrati sulla necessità di “dimostrare che tutti gli assiomi dell’aritmetica sono coerenti” (problema 2) e “assiomatizzare quelle scienze fisiche in cui la matematica gioca un ruolo importante” (problema 6). i sarebbero voluti 13 anni perché Russell raggiungesse questo obiettivo, con i suoi Principia Mathematica (co-firmati insieme al suo ex maestro e collega Apostolo di Cambridge, Alfred North Whitehead). Il titolo Principia Mathematica era stato esplicitamente scelto in omaggio ai Principia Mathematica di Newton pubblicati 200 anni prima. Nel 1900, all’epoca del lancio del progetto Russell-Hilbert, le interpretazioni piatte dello spazio-tempo fisico sia di Euclide che di Newton si stavano rapidamente sgretolando davanti alle nuove scoperte di Riemann, Curie, Weber, Planck ed Einstein, che avevano dimostrato come la forma dello spazio-tempo fisico avesse caratteristiche vive e creative. Ad ogni scoperta creativa, si stabiliva sempre più saldamente un’interconnessione reciproca tra lo spazio interno “soggettivo” della cognizione umana e lo spazio esterno “oggettivo” dell’universo scopribile. semplificando l’intuizione e la passione nel cercare l’ignoto, sentimento comune tra i grandi scienziati in questo fertile e rivoluzionario periodo, Einstein aveva dichiarato: “Voglio sapere come Dio ha creato questo mondo. Non mi interessa questo o quel fenomeno, lo spettro di questo o quell’elemento. Voglio conoscere i suoi pensieri; il resto sono dettagli”. Riflettendo, a modo suo, questo stesso punto di vista, Max Planck aveva affermato: “La scienza accresce il valore morale della vita, perché promuove l’amore per la verità e il rispetto – l’amore per la verità, che si manifesta nello sforzo costante di arrivare ad una conoscenza più esatta del mondo della mente e della materia che ci circonda, e il rispetto, perché ogni progresso nella conoscenza ci porta faccia a faccia con il mistero del nostro stesso essere”. La matematica entropica del sistema chiuso di Russell era un riflesso diretto della sua visione misantropica di una umanità destinata all’entropia, come si può chiaramente vedere nella sua dichiarazione del 1903: “Che l’uomo è il prodotto di cause che non avevano alcuna previsione del fine che stavano raggiungendo; che la sua origine, la sua crescita, le sue speranze e le sue paure, i suoi amori e le sue convinzioni, altro non sono che il risultato di collocazioni accidentali di atomi; che nessun ardore, nessun eroismo, nessuna profondità di pensiero e di sentimento può conservare la vita individuale oltre la tomba; che tutte le fatiche delle varie epoche, tutta la devozione, tutta l’ispirazione, tutta la brillantezza del genio umano sono destinate ad estinguersi con la morte del sistema solare e che l’intero tempio delle conquiste umane finirà inevitabilmente con l’essere seppellito sotto le macerie di un universo in rovina – tutte queste cose, se non del tutto fuori discussione, sono tuttavia così quasi certe che nessuna filosofia che le rifiuti può sperare di resistere … Solo all’interno dell’impalcatura di queste verità, solo sul solido fondamento di un’inflessibile disperazione, potrà d’ora in poi essere costruita in modo sicuro la dimora dell’anima.” Quando si riflette su quale sia la visione metafisica con la maggior pretesa di verità, vale la pena porsi la domanda: chi aveva effettivamente realizzato scoperte dimostrabili e chi si era limitato a formulare modelli teorici da torre d’avorio privi di qualsiasi elemento di reale scoperta? Nella mente di Russell, una parte della formula del successo dipendeva dalla sua ossessione per l’equilibrio matematico in tutte le cose. Quando applicato alla società, non c’è da meravigliarsi che Russell fosse un devoto malthusiano, nonchè promotore vita natural durante dell’eugenetica e del controllo della popolazione. Una delle molte dimostrazioni di questa sua disgustosa visione si può trovare nei Prospects of Industrial Civilization del 1923, dove l’ingegnere sociale aveva dichiarato: “Il socialismo, specialmente il socialismo internazionale, è possibile come sistema stabile solo se la popolazione è stazionaria o quasi. Ad un lento aumento si potrebbe far fronte con miglioramenti nei metodi agricoli, ma una rapida crescita ridurrà alla fine l’intera popolazione alla miseria… la popolazione bianca del mondo cesserà presto di aumentare. Per le razze asiatiche occorrerà più tempo e per i negri ancora di più, prima che il loro tasso di natalità si riduca sufficientemente, in modo da stabilizzarne il numero senza l’aiuto di guerre o pestilenze… Finché questo non accadrà, i benefici a cui mira il socialismo potranno essere realizzati solo parzialmente e le razze meno prolifiche dovranno difendersi da quelle più prolifiche con metodi che sono disgustosi ma necessari.” Gli scritti successivi di Russell, apparsi in The Scientific Outlook (1930), allargano questa visione di una società globale stazionaria e si occupano della riforma dell’istruzione, dove [secondo Russell] occorrerebbe avere non uno, ma due metodi separati di apprendimento: uno per la classe dirigente dell’elite che dovrà governare e uno per la classe inferiore degli schiavi. Russell, senza mezze parole, descrive così le due caste: “I governanti scientifici forniranno un tipo di educazione per gli uomini e le donne comuni, e un altro per coloro che diventeranno detentori del potere scientifico. Ci si aspetta che gli individui della classe comune siano docili, industriosi, puntuali, indifferenti e contenti. Di queste qualità , probabilmente, la contentezza sarà considerata la più importante. Per stimolarla dovranno intervenire tutti i ricercatori della psicoanalisi, del comportamentismo e della biochimica…. Tutti i ragazzi e le ragazze impareranno fin dalla più tenera età a praticare quello che va sotto il nome di ‘cooperatività,’ cioè a fare esattamente quello che fanno tutti. In questi bambini l’iniziativa sarà scoraggiata e l’insubordinazione, senza essere punita, sarà scientificamente rimossa.” In riferimento alla classe dirigente, “tranne che per l’unica questione della fedeltà allo Stato mondiale e al proprio ordine,” spiega Russell, “i membri della classe dirigente saranno incoraggiati ad essere avventurosi e pieni di iniziativa. Si riconoscerà che il loro compito è quello di migliorare la tecnica scientifica e mantenere i lavoratori manuali soddisfatti per mezzo di nuovi e continui divertimenti.” Tutti gli scritti successivi di Russell, che auspicavano bombardamenti nucleari preventivi sulla Russia, un governo mondiale gestito da una dittatura scientifica e l’indottrinamento dei bambini per far credere loro che “la neve è nera” devono essere letti tenendo ben presente la sua razzistica visione filosofica del mondo. Nel 1913, mentre veniva dato alle stampe il terzo e ultimo volume dei Principia Mathematica di Russell, dagli Stati Uniti era arrivato a Cambridge con una borsa di studio un giovane studente di matematica. Questo adolescente, che si chiamava Norbert Wiener, era rapidamente entrato a far parte di una ristretta comunità di giovani che venivano istruiti da Bertrand Russell e David Hilbert. Con Russell Wiener aveva studiato logica e filosofia e con Hilbert il calcolo differenziale. Parlando di Russell, Wiener aveva detto: “quando ero venuto a studiare in Inghilterra da Bertrand Russell, avevo capito che mi ero perso quasi tutte le vere questioni di significato filosofico.” Aveva definito Hilbert “l’unico genio veramente universale della matematica.” Per tutta la sua vita, Wiener sarebbe stato posseduto dall’ossessione di esprimere in modi pratici il sistema logico chiuso di Russell. Nonostante il fatto che, nel 1931, un giovane genio leibniziano di nome Kurt Gödel avesse messo un grosso bastone tra le ruote dei Principia di Russell con una sua brillante dimostrazione, secondo cui nessun sistema logico avrebbe mai potuto essere veramente coerente con se stesso a causa della natura autoriflessiva di tutti i sistemi esistenti, Russell aveva continuato a spingere incessantemente il suo progetto e Wiener era diventato il suo principale apostolo. Fra gli altri seguaci delle teorie sull’apprendimento automatico di Russell possiamo ricordare Alan Turing, Oskar Morgenstern, Claude Shannon e John von Neumann. Anche se ogni matematico aveva il suo particolare contributo da offrire, erano tutti uniti dalla fede incrollabile che la mente umana altro non fosse che un miscuglio di impulsi bestiali guidati dalla logica delle macchine a sistema chiuso e niente di più. In un computer, il tutto non è che la somma delle parti, e così deve essere anche nel resto dei sistemi informatici, compreso il cervello umano, gli ecosistemi e l’universo nel suo complesso. Per principi “metafisici” come anima, scopo, Dio, giustizia e libero arbitrio non c’era posto nella mente di quei calcolatori umani. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il lavoro di Wiener sui cicli di feedback in aeronautica e lo studio dei sistemi radar aveva portato il matematico ad ideare un nuovo linguaggio per la gestione dei sistemi umani complessi che ben presto si sarebbe rivelato utile anche nel mondo degli affari, in campo militare e persino a livello di intere nazioni. Il nome dato a questo nuovo strumento di controllo era “cibernetica.” Descrivendo la sua invenzione, Weiner aveva dichiarato: “Cibernetica, che ho fatto derivare dalla parola greca Kubernetes, o timoniere, è la stessa parola greca da cui, alla fine, deriva il termine governatore.” Basandosi sulle macchine informatiche binarie a sistema chiuso come modello per la mente umana, Weiner pretendeva che i concetti metafisici venissero concepiti come esistenti solo all’interno delle caratteristiche meramente fisiche delle proprietà elettrochimiche misurabili del cervello. Descrivendo questo analogo computer-mente, Weiner aveva dichiarato: “Avevamo capito che questa macchina calcolatrice ultra rapida, dipendendo come fa da dispositivi di commutazione sequenziali, doveva essere quasi il modello ideale dei problemi che sorgono nel sistema nervoso” e che “il problema di interpretare la natura e i vari tipi di memoria nell’animale ha il suo parallelo nel problema di costruire memorie artificiali per la macchina.” Prevedendo l’inevitabilità dei sistemi di controllo globale dell’informazione (e quindi del controllo politico totale da parte di una classe dirigente quasi divina) e dell’avvento dell’Intelligenza Artificiale, Weiner aveva scritto: “dove arriva la parola di un uomo e dove va il suo potere di percezione, fino a quel punto si estende il suo controllo e, in un certo, senso la sua esistenza fisica. Vedere e dare comandi a tutto il mondo è quasi lo stesso che essere ovunque.” La chiave per comprendere l’attrattiva della cibernetica per una dittatura scientifica desiderosa di onniscienza e onnipotenza totali è la seguente: nel contesto di una grande barca, solo il timoniere deve avere un’idea dell’insieme. Tutti gli altri devono avere coscienza solo del loro ruolo, locale e compartimentato. Con l’applicazione della cibernetica all’organizzazione dei sistemi economici (voluta da Sir Alexander King dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico e applicata ai governi transatlantici durante gli anni ’60 e ’70), erano nate enormi e complesse burocrazie, con solo piccoli nodi di “timonieri” (incorporati all’interno di questa nuova organizzazione dello Stato Profondo) a cui era consentito l’accesso ad una visione d’insieme. Questo, per una tecnocrazia sovranazionale, era il sistema operativo ideale per controllare le leve del Nuovo Ordine Mondiale. Durante questo periodo di trasformazione, uno dei più entusiasti sostenitori del nuovo sistema era stato Pierre Elliot Trudeau (il neo-imposto primo ministro del Canada), il padre dell’enorme rivoluzione cibernetica del governo canadese tra il 1968-1972 attuata sotto il controllo del Privy Council Office. In una conferenza del novembre 1969 sulla cibernetica nella pratica di governo, Trudeau aveva affermato: “Siamo consapevoli che le tante tecniche della cibernetica, con la trasformazione della funzione di controllo e con la manipolazione delle informazioni, cambieranno l’intera nostra società. Sulla base di questa conoscenza, siamo svegli, attenti, capaci di agire; non più ciechi e inerti nelle mani del destino.”Trudeau aveva lavorato a stretto contatto con Sir Alexander King nella formazione di una nuova organizzazione denominata Club di Roma, che ha avuto un profondo impatto sulla governance globale dal 1968 ad oggi. Trudeau era un devoto sostenitore di questa nuova organizzazione che, durante i primi anni ’70, sarebbe diventata un centro di revivalismo neo-malthusiano. Trudeau aveva persino presieduto la filiale canadese del Club di Roma e aveva stanziato fondi per finanziare lo studio del MIT-Club di Roma Limits to Growth [Rapporto sui limiti dello sviluppo], che sarebbe diventato la bibbia della moderna organizzazione ambientale. Alexander King e il modello informatico reso famoso in Limits to Growth del 1972, che imponeva un nuovo scisma tra il desiderio di sviluppo dell’umanità e la presunta tendenza della natura a soggiacere ad un equilibrio matematico. A differenza di Russell, che negava tutti i casi di anti-entropia, Weiner ammetteva l’esistenza di aree isolate con un certo grado di anti-entropia, per esempio in biologia e nei sistemi umani, tendenti ad operare in modalità che portano ad una diminuzione dell’entropia (la propensione dei sistemi all’equilibrio naturale). Tuttavia, proprio come Russell, Wiener credeva che la cibernetica e la teoria dell’informazione venissero interamente plasmate dall’entropia: “La nozione di quantità di informazione ricorda subito una nozione classica della meccanica statistica: quella di entropia” (la seconda legge della termodinamica). Nella mente di Wiener, la legge dominante l’universo, inteso come luogo finito, in decadimento e modellato dalla morte, avrebbe inevitabilmente distrutto quelle poche condizioni di vita anti-entropica sviluppatesi, per mera fatalità, in aree casuali dello “spazio” e nel “tempo.” Nel 1954 aveva detto: “È altamente probabile che l’intero universo che ci circonda morirà di morte termica quando il mondo arriverà al completo equibrio termico, in cui non accadrà mai nulla di veramente nuovo. Altro non rimarrà se non una scialba uniformità”.

Nel periodo 1943-1953, la cibernetica di Wiener e il suo corollario della teoria dell’informazione erano diventati il punto focale di un nuovo sacerdozio scientifico che avrebbe spinto i più importanti esponenti dei vari rami della conoscenza nella direzione presa in precedenza dal timoniere del XIX secolo, Thomas Huxley, e dal suo X-Club della Royal Society. Queste conferenze erano finanziate dalla Fondazione Josiah Macy, creata dal generale Marlborough Churchill (un cugino di Winston Churchill) nel 1930 con lo scopo primario di convogliare fondi verso la ricerca eugenetica negli Stati Uniti e in Germania insieme alla sua organizzazione sorella, la Fondazione Rockefeller. In Germania, dal 1928 e per tutti gli anni ’30, [la Fondazione] aveva finanziato il principale eugenista nazista, Ernst Rudin, mentre, contemporaneamente, sponsorizzava la ricerca condotta dalle società eugenetiche britanniche e americane. Come sottolinea Anton Chaitkin nel suo British Psychiatry from Eugenics to Assassination, il fondatore e responsabile della Macy Foundation, il generale Marlborough, aveva precedentemente diretto la Black Chamber dell’intelligence militare dal 1919 fino al suo scioglimento, nel 1929. La Black Chamber aveva stretti contatti con l’intelligence britannica e aveva aperto la strada a quella che poi sarebbe diventata la National Security Agency (NSA). Dopo il 1945, nel disperato tentativo di prevenire la diffusione del Sistema Americano di Economia Politica e del New Deal internazionale messo in moto dal presidente anti-imperialista Franklin D. Roosevelt, le Macy Conferences on Cybernetics avevano iniziato a tenersi ogni sei mesi, riunendo psichiatri, biologi, neurologi, ingegneri informatici, sociologi, economisti, matematici e persino teologi collegati alla Clinica Tavistock. Wiener aveva descritto queste conferenze, che avrebbero plasmato il corso dei successivi 75 anni, con queste parole: “per l’organizzazione umana, abbiamo cercato l’aiuto degli antropologi, i Dottori Gregory Bateson e Margaret Mead, mentre il Dr. Oskar Morgenstern, dell’Institute of Advanced Study, è stato il nostro consulente nell’importante campo dell’organizzazione sociale, di competenza della teoria economica… il Dr. Kurt Lewin ha portato i contributi più recenti sulla teoria del campionamento delle opinioni e sulla pratica del creare opinioni.” Per chi non lo sapesse, il dottor Bateson era stato uno dei principali responsabili del programma MK Ultra della CIA, che aveva funzionato dal 1952 al 1973 come operazione segreta da diversi miliardi di dollari, progettata per studiare gli effetti del rimodellamento individuale e collettivo tramite un mix di elettroshock, tortura e farmaci. Oskar Morgenstern era stato l’innovatore della “Teoria dei Giochi,” che avrebbe avuto un ruolo determinante sia nella pianificazione militare della guerra del Vietnam che nei sistemi economici dei successivi 70 anni. Il Dr. Kurt Lewin, un importante psichiatra della Tavistock Clinic di Londra e membro della Scuola di Francoforte, aveva messo a punto un programma concertato per eliminare la peste del patriottismo nazionale, la fede nella verità e l’amore per la famiglia durante il periodo della Guerra Fredda. Membro di spicco di queste conferenze, nonchè pianificatore di questa operazione era stato Sir Julian Huxley, eugenista di fama e grande stratega imperiale, che aveva lavorato a stretto contatto con il collega Bertrand Russell, leader della Fabian Society. Huxley, che condivideva la cieca fede di Russell e Wiener nell’entropia universale, nel 1953,[parlando dell’universo] aveva detto: “Da nessuna parte in tutta la sua vasta estensione c’è una traccia di scopo, o anche di significato prospettico È propulso da forze fisiche cieche, una gigantesca danza caotica di particelle e radiazioni in cui l’unica tendenza generale che siamo stati finora in grado di rilevare è quella riassunta nella seconda legge della termodinamica – la tendenza ad esaurirsi.” Mentre iniziava a formulare il suo concetto di “transumanesimo” e mentre organizzava le conferenze cibernetiche Macy, Julian Huxley, nel 1946, aveva anche trovato il tempo per creare l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO), redigendone il manifesto di fondazione. La sua visione entropica della biologia e della fisica era chiaramente espressa nelle sue agghiaccianti opinioni politiche: “La morale per l’UNESCO è chiara. Il compito che dovrebbe realizzare, quello di promuovere la pace e la sicurezza, non potrà mai essere portato a termine unicamente con i mezzi a sua disposizione, educazione, scienza e cultura. Occorre prevedere una qualche forma di unità politica mondiale, attraverso un unico governo mondiale o in altro modo, come solo mezzo certo per evitare la guerra… nel suo programma educativo bisognerà sottolineare la necessità ultima di un’unità politica mondiale e familiarizzare tutti i popoli alla possibilità del trasferimento della piena sovranità da nazioni separate ad un’organizzazione mondiale.” Lavorando in tandem con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, a sua volta creata da uno psichiatra della Clinica Tavistock, G. Brock Chrisholm, e finanziata interamente dalla Fondazione Macy, Huxley aveva dato vita alla Federazione Mondiale della Salute Mentale (WFMH), supervisionata da Montagu Norman della Banca d’Inghilterra e diretta dal capo della Clinica Tavistock di Londra, il Maggiore Generale John Rawlings Rees, nominato direttamente da Montagu. Chaitkin sottolinea che, nel 1949-1950, tra i primi progetti organizzati congiuntamente dalla WFMH e dalla Fondazione Macy, vi erano state le “Conferenze sui problemi della salute e delle relazioni umane in Germania,” che avevano fatto sì che la tesi sulla personalità autoritaria della Scuola di Francoforte fosse inculcata nella mente di tutti i bambini tedeschi. L’obiettivo era quello di persuadere il popolo tedesco che l’intera colpa dell’ascesa al potere di Hitler non era da ricercare in cospirazioni internazionali o nelle manovre della City londinese e di Wall Street… ma piuttosto nella disposizione “psicologico-genetica all’autoritarismo” del popolo tedesco. Questo programma era stato supervisionato dal direttore della Clinica Tavistock, Kurt Lewin, che, successivamente, sarebbe diventato una figura di spicco della Scuola di Francoforte e promotore di una nuova tecnica di lavaggio del cervello chiamata “allenamento della sensibilità,” basata essenzialmente sull’uso dei complessi di colpa e della pressione collettiva per piegare la volontà di un gruppo target, sia nella scuola che sul posto di lavoro, allo scopo di riportare le menti indipendenti all’interno del pensiero di gruppo. Il lavoro di Lewin con la WFMH e la Clinica Tavistock è anche alla base delle odierne dottrine della Teoria Critica, che minacciano l’intera civiltà occidentale. Nella misura in cui gli individui pensano in maniera autonoma e sono diretti interiormente da fattori di 1) ragione creativa e 2) di coscienza, i sistemi di pensiero collettivo non si comportano più secondo le regole statisticamente prevedibili di entropia ed equilibrio tanto care agli oligarchi e ai tecnocrati assetati di controllo. Eliminando questo fattore di “imprevedibilità,” con l’argomentazione che tutti i leader che ricercano la verità sono semplicemente “personalità autoritarie” e “novelli Hitler,” la virtù della folla è stata innalzata al di sopra della virtù del genio e dell’iniziativa individuale, un fenomeno che continua ancora a pesare sul mondo. Nel periodo 1960-1970, le conferenze cibernetiche si erano evolute, integrandosi sempre di più con organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la NATO e l’OCSE. Mentre era in corso questa integrazione, i nuovi tecnocrati erano diventati sempre più influenti nel fissare gli standard del nuovo sistema operativo mondiale. Nel frattempo, i governi nazionali venivano privati dei loro leader morali, come John F. Kennedy, Charles DeGaulle, Enrico Mattei e John Diefenbaker, con conseguente integrazione dell’analisi dei sistemi e della cibernetica nella struttura di governo del nuovo Deep State internazionale. Nel 1957, mentre Julian Huxley coniava il termine “transumanesimo,” il culto dell’Intelligenza Artificiale, guidato dalla fede nell’inevitabile fusione uomo-macchina, cresceva sempre di più tramite eventi importanti, come la tesi della simbiosi uomo-computer di J.C.R Licklider del 1960 e l’applicazione di questi sistemi in alcuni programmi del Dipartimento della Difesa, come i sistemi di comando dei wargames, il SAGE (Semi Automatic Ground Environment), e le reti di difesa per velivoli senza pilota. Le diadi Computer-Soldato a Cognizione Aumentata della DARPA si sono rivelate un’altra espressione di questa idea perversa, con centinaia di milioni di dollari spesi per la creazione di soldati cyborg potenziati. Nel corso degli anni, i seguaci di questo nuovo culto si sono ritrovati ad operare come timonieri nella nuova nave globale terrestre, dando origine ad una nuova classe elitaria mondiale di tecnocrati e oligarchi fedeli solo alla loro casta e alla loro ideologia, con il pensiero sempre più allineato al modello della macchina computerizzata, capace di logica ma non di amore o creatività. Più questi adepti del culto tecnocratico, come Yuval Harari, Ray Kurzweil, Bill Gates o Klaus Schwab, riusciranno a pensare come freddi computer, facendo fare lo stesso alle popolazioni della Terra, più potrà essere sostenuta la tesi che “i computer devono ovviamente sostituire il pensiero umano.”

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