L’abito non fa né il monaco né il massone e né altro … ma “racconta” chi lo indossa

Non sempre è facile stabilire una chiara corrispondenza tra l’esteriorità dell’individuo e le vere intenzioni (sentimenti) dello stesso. Ci sono poi i casi eclatanti che vorrebbero indicate l’intimo dell’individuo attraverso l’aspetto esteriore (anche se non sempre è così). Tra le tante varianti c’è anche quella che cela l’apparenza per non palesare l’essenza dell’individuo. Ad esempio, in ambito lavorativo, riconosciamo il medico perché indossa il camice bianco, riconosciamo l’avvocato perché indossa la toga, il militare per la sua divisa, il prete l’abito talare e così via. Ma per riconoscere un massone come si fa? Semplice, occorre vederlo in ambito operativo. Il massone, in adunanza indossa alcuni capi simbolici come: il grembiule, i guanti, un vistoso collare e tutti quei simboli che si richiamano a un codice interno che si attiva quando “comunicano” tra “fratelli” in cui ognuno confronta il proprio percorso “muratorio” con l’altro. Il grembiule è il simbolo della massoneria per antonomasia, esso rappresenta operatività ed ecco perché ne fa un esplicito riferimento al lavoro; invece la Massoneria speculativa dà al grembiule  significati molto più ampi.

Scendendo nello specifico, la parte di cintura che sorregge il grembiule definisce le parti: superiore e inferiore del corpo. Infatti, quando è indossato sta a significare che sono privilegiati il sentimento e la mente, controllando la parte sottostante che rappresenta l’istinto. Ma occorre puntualizzare che ciò è detto in via generale perché in particolare il significato della cintura varia al variare dei gradi.

     Altro simbolico capo usato dai massoni sono i guanti bianchi che l’aspirante “muratore” riceve alla cerimonia di iniziazione. Anche per questo simbolo i significati, oltre quello appena scritto, variano, infatti idea comune è che i guanti bianchi siano una reminiscenza cavalleresca in cui i cavalieri medievali abbinavano con l’elmo i guanti bianchi della dama. In verità, proprio nel rituale italiano, i guanti bianchi vengono dati all’”iniziato”, significando che uno è per l’aspirante “Frammassone” e l’altro è dato per la sua donna amata. Come si è capito questo “particolare abbigliamento” allude alla necessità di conservare le mani pulite, immacolate evitando anche di contaminare la sfera del “sacro”, consistente negli arredi e nei simboli del tempio. Il poeta Goethe dopo aver ricevuto i guanti, alla fine della cerimonia della sua iniziazione, scrisse alla sua amante, la baronessa Carlotte von Stein: «Un regalo da poco, a giudicare dall’apparenza, l’aspetta al suo ritorno. La cosa più straordinaria […] e che non posso regalare che a una donna e una sola volta».

Il collare, invece è il simbolo distintivo che indossa un’alta carica della Loggia il quale ha la consapevolezza di portare al collo la responsabilità dell’esercizio del potere.  A questo punto viene da pensare che, se un abito non sempre rappresenta il “monaco”, un massone non sempre è dietro a un grembiule ma allora per fare il monaco, il massone o altro ancora occorrono veramente tanti simboli?

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