Il sessantotto un’eredità l’ha lasciata di sicuro ed è il tentativo globalizzato di evitare gli ostacoli e di rifiutare la fatica. Un’eredità che, per una volta, almeno, gli eredi non hanno sciupato, bensì moltiplicato.
I nativi digitali, senza neanche conoscere coloro che cominciarono a costruire questo patrimonio di insolente prepotenza, tesa a ottenere senza sforzo quello che fino ad allora era costata fatica, hanno pensato bene di provare a eliminare definitivamente sacrificio e dolore dalle loro vite, dopo che per secoli si è pensato che la fatica per raggiungere un obiettivo fosse più importante (in quanto formativa) dell’obiettivo stesso.
Da tutto questo ne è venuta fuori una generazione di assessori nati assessori, sindaci nati sindaci e ministri nati ministri, senza avvertire la necessità di una scuola che a tanto li preparasse.
Quasi che fare l’assessore sia o qualcosa di estremamente facile, tanto da poterne affidare le funzioni anche a un giocatore di briscola, oppure che se si diventa assessori si acquisiscono ipso facto le relative competenze per induzione, direttamente dalla poltrona all’assessore attraverso il culo.
Vero è che al giorno d’oggi anche una schiappa può diventare primario, grazie alla politica di quelli di cui al periodo precedente, e che un laureato in legge te lo trovi a difendere le amministrazioni davanti ai tribunali amministrativi per intercessione dei partiti, ma, evidentemente, anche in questi casi funziona il meccanismo dell’induzione. A volte mi immagino delle stanze nei seminterrati degli uffici pubblici, con delle sedie piene di cavi e collegate a elaboratori elettronici, sulle quali vengono fatti sedere i neo amministratori. Mi immagino che con cavo Usb, ficcato dove tutti possono ben immaginare, vengano trasmesse le competenze in pochi minuti ai neo amministratori.
Certo, il risultato non è dei migliori, visto che per lo più rimangono culturalmente gli zotici che erano prima, ma insomma, almeno i rudimenti possono acquisirli, per esempio il vocabolario necessario per i primi interventi pubblici (percorso, sedersi a un tavolo, sintesi, immaginare, progettualità, bene del paese, sacrificio, detto questo, ecc.).
Era per scherzare, of course, quelli davvero nascono assessori, solo che lo scoprono in un secondo momento, e meno male, altrimenti pure sarebbero stati costretti ad amministrare fra una poppata e l’altra.
Quindi?
Semplice, non voto.

