La terzietà del tifoso

Sarebbe il caso di chiedersi quanto la carnevalata di giudici schierati politicamente e adottati dalla Corte Costituzionale giovi a un paese che si reputa giuridicamente civile. Si sa, la Corte Suprema ha respinto le questioni di legittimità costituzionale delle famigerate norme che ci costrinsero a casa durante il Covid. Inutile ribadire che l’Italia si distinse nel limitare la libertà del suo popolo rispetto agli altri paesi, perché è un dato appurato. Così come è inutile dire che in Italia il Covid è risultato più mortale che altrove.

Bene. La Corte Costituzionale è l’organo giurisdizionale che più dovrebbe garantire la terzietà del giudice. Infatti se le leggi le fanno i governi, giammai, ormai, i parlamenti, possono essere giudicate, dico le leggi, da chi ha fatto il ministro per il tal governo? Quale approccio terzo può garantire chi ha governato con chi poi fa una legge sospetta di legittimità costituzionale?

Si dice che il giudice non deve essere solo terzo e cristallino, ma tale deve pure apparire. Giudici schierati, da un lato come dall’altro, già hanno dato prova di terzietà quantomeno traballante, figuriamoci se oltre che essere schierati ideologicamente, hanno pure esercitato una qualche forma di potere col tal partito.

È una questione di serietà. Del resto la bulimia che prende i partiti che governano nell’accaparrarsi ogni posto che conta con un proprio fedelissimo, già dà un’idea di cosa significhi terzietà in Italia. Se poi la stessa famelica e rabbiosa sete di potere riguarda anche i massimi sistemi della giustizia, diamo l’esatta dimensione del grado di manomissione alla democrazia in atto. I cosiddetti controlli incrociati che garantiscono ogni democrazia, dalle nostre parti sono saltati completamente e senza ombra di vergogna, solo di faccia tosta. I Presidenti della Repubblica, che pure dovrebbero essere terzi, già non lo sono per le loro radici politiche, ma continuano a non esserlo anche dopo: difficile che si ripaghi con la terzietà un’attenzione benevola nell’eleggerli. Così per i massimi magistrati.

E quindi siamo alle solite. La sinistra è riuscita a difendere il suo stato di polizia del Covid, riempendo, per tempo, i vuoti nella Corte Costituzionale. Ha mostrato tempismo e preveggenza, ma anche disonestà intellettuale.

Magari farà così anche la destra, se ne sarà ugualmente capace, ma la cosa non riporta equilibrio, anzi, lo demolisce ancora di più.

Ora la domanda è: perché io, che semmai sono di destra, devo essere sottoposto a una giustizia di uomini di sinistra? Quale miracolo converte un giudice di sinistra in una persona terza? Ma anche, ovviamente, se io sono di sinistra, perché mai devo essere giudicato da un giudice di destra? In un mondo dove anche la politica è una questione di tifo, perché far lacerare nel dubbio un cittadino nel nome del quale la giustizia viene esercitata?

-Che domanda del piffero che poni. Diamine, possibile che non conosci l’articolo quinto?

-Per la verità no. Cosa dice?

-Che la giustizia è quella di chi comanda.

-Ella peppa, ma allora non è giustizia!

-Ancora? E’ giustizia, è l’unica possibile, l’unica che è sempre esistita. E’ nei nostri cromosomi.

-E allora come si fa per non essere vittime?

-Semplice si sta con chi comanda.

-Geniale! Ma è sempre democrazia?

-Certo, certo, stai tranquillo, è sempre democrazia, la più stabile.

-Quindi ora con chi devo schierarmi?

-Aspetta ancora un po’. Governa la destra, ma la burocrazia è di sinistra. Non metterti molto in mostra. Stai nell’ombra. Poi ti dico.

-Grazie.

-Figurati.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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