In base a un accordo bilaterale, che non riguarda l’Unione Europea, con Pfizer-BioNTech: è il primo di questo tipo, ma non è detto che sia l’ultimo.
Da un paio di giorni i giornali italiani stanno parlando molto del fatto che la Germania abbia deciso di comprare dall’azienda tedesca BioNTech 30 milioni di dosi del vaccino contro il coronavirus, sviluppato insieme con la statunitense Pfizer e per ora l’unico autorizzato dalla Commissione europea. L’accordo – che è stato confermato da una portavoce del ministero della Salute tedesco, ma di cui non sono noti tempi e dettagli – sta facendo discutere perché è esterno rispetto alla decisione, presa mesi fa dalla Commissione europea, che prevede che sia l’Unione Europea a finanziare, acquistare e poi distribuire (in base alla popolazione di ogni stato) un certo numero di dosi. Per ora, infatti, la Germania è il primo stato dell’Unione ad avere assunto una decisione di questo tipo. La strategia europea sui vaccini era stata presentata a giugno e il 21 dicembre, sul sito della Commissione c’era scritto che «sono stati firmati contratti con AstraZeneca (400 milioni di dosi), Sanofi-GSK (300 milioni di dosi), Johnson & Johnson (400 milioni di dosi), BioNTech-Pfizer (300 milioni di dosi), CureVac (405 milioni di dosi) e Moderna (160 milioni di dosi)» e che sono anche stati conclusi «colloqui esplorativi finalizzati all’acquisto di un massimo di 200 milioni di dosi anche con l’azienda farmaceutica Novavax». Nella migliore delle ipotesi, se ognuno di questi vaccini dovesse rivelarsi efficace e fosse approvato così come è successo per quello sviluppato da Pfizer-BioNTech, sommando tutti i vaccini per cui sono già stati fatti accordi, gli stati dell’Unione avrebbero circa 2 miliardi di vaccini da dividersi, e stati come la Germania e l’Italia avrebbero una quota di oltre il 10 per cento di quel totale, pari a un paio di centinaia di milioni di dosi (divise tra diversi vaccini).

