La resistenza dei cortili: un racconto in immagini delle Bielorussia

Di Loretta Bondì e Silvia Vaccaro

Oggi torniamo a parlare della resistenza in Bielorussia riprendendo la conversazione che avevamo iniziato questa estate. Speravamo di poter narrare un esito vittorioso dell’opposizione al dittatore Lukaschenko (nella foto). Un’opposizione che, da cinque mesi, manifesta pacificamente e protesta contro elezioni rubate, una dittatura lunga 27 anni e una repressione che dall’estate scorsa a oggi ha contato 33mila incarcerazioni, 2.000 denunce di torture, 477 giornalisti arrestati, innumerevoli feriti e 4 persone uccise dalla polizia. Torniamo a parlare di Bielorussia con ancora vivido lo sgomento per la “presa”, sebbene effimera, del Congresso americano e con la consapevolezza dell’importanza di non abbassare mai la guardia contro chi anche in posti geograficamente distanti da noi attacca diritti universali che, in quanto tali, ci sono comunque prossimi e investono ognuno di noi. Sappiamo che ovunque i tiranni, o aspiranti tali, vanno per le spicce e impiegano metodi tanto esecrabili quanto spregiudicati, quali negazione della realtà, demonizzazione dell’altro, meglio se parte di una minoranza o ritenuto “alieno”, cooptazione delle istituzioni, manipolazione degli stereotipi, e, se necessario, brutale repressione. Anche se rifiutano di fare tesoro delle lezioni della Storia, i tiranni imparano l’uno dall’altro e velocemente. La forza incoercibile che intendono proiettare si incarna in immagini simbolo che hanno il loro denominatore comune nella minaccia: l’uomo cacciatore che si dimena a torso nudo nelle aule auguste del Congresso americano, gli shabbiah − ovvero fantasmi-picchiatori − vestiti di nero in missione intimidatoria per le strade antiche della Siria, gli sgherri nerboruti e sovente incappucciati che vanno all’attacco di manifestanti anziane e non sui boulevard di Minsk. Sono immagini simili perché vogliono convogliare un unico messaggio: qui comando io e io so come raggiungervi dappertutto attraverso i miei emissari. Ma anche chi si oppone alla tirannia genera immagini simbolo. Immagini che raccontano una storia diversa, una storia di resistenza e di fiducia − a volte anche gioiosa − nel vigore e la ragione della legittimità dei diritti umani e della democrazia. Ecco perché oggi abbiamo deciso di commentare delle immagini che ci vengono dalla resistenza bielorussa. E lo facciamo insieme a Ekaterina Ziuziuk. Ekaterina fa parte dell’associazione “Bielorussi in Italia”, una sorta di “diaspora” militante che ha condiviso il proprio messaggio ovunque potesse con istituzioni nazionali e internazionali, la società civile e la stampa di numerosi paesi. Con Ekaterina ricostruiamo brevemente le origini e il dipanarsi della resistenza, facciamo il punto della situazione ed esploriamo metodi alternativi, quali l’organizzazione dei “cortili di condominio” che la protesta ha adottato per aggirare la repressione. Parliamo inoltre di alcune storie personali che molto spesso sfuggono nell’osservazione dell’oceano di volti ed esperienze che le manifestazioni portano in piazza.

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