“La mutanda”

di Patrizia Roncoroni

Immagino che già il titolo possa creare una certa curiosità accompagnato da un sorrisino ammiccante prima della lettura del testo che ne segue; è la medesima espressione di ilarità e spensieratezza che si presentò sul mio viso prima di scriverlo. In effetti “la mutanda” è un oggetto che appena nominato strappa sempre una risatina seppur silenziosa.

In pratica è una specie di contenitore con due spazi vuoti, ampio, destinato all’ingresso delle gambe e fissato con un elastico fin su… alla vita. Il nome deriva dal latino mutare, cambiare.

Furono adottate dagli uomini moltissimi anni fa e in seguito, cioè dal ventesimo secolo, anche dal genere femminile. Queste “dolci anime rosa” si coprivano di metri infiniti di tessuto lungo e strisciante, ampio e ingombrante, e poi oplà… all’occorrenza alzavano il tutto e il mistero sottostante si presentava libero!!! Non voglio assolutamente essere volgare: sto semplicemente citando un fatto concreto e inaccettabile da un punto di vista igienico. Comunque sia la moda e la necessità di questo indumento fu approvata anche per le donne!

Mi ricordo, senza andare troppo distante in termini di epoca, le enormi mutande ascellari che mia nonna deliziava stendere al sole; erano in cotone piqué, rifinite alla base da pizzi e da candidi merletti; profumavano di quel dolce quanto antico sapone di marsiglia che accentuava un senso di delicata e familiare pulizia. 

Nello stesso periodo iniziarono a circolare mutande molto più ridotte, aderenti al corpo e più adatte alle generazioni successive. Poco tempo dopo è cambiato anche il nome dell’articolo diventando slip, culotte, tanga… e per l’uomo boxer. Queste ultime, confezionate sul davanti, sono indossate anche dalle signore.

Povere mutande! Oltre ad avere un trattamento ingrato rispetto al resto dell’abbigliamento, sono spesso bistrattate e per nulla considerate; tra l’altro se levate di gran fretta diventano le protagoniste di alcune dicerie…

È anche oggetto di frequenti modi di dire: “Se un tizio perde soldi, non ha più nulla e rimane in mutande”. “Puoi capire tante cose di una persona dalle sue mutande”. “La lucidità me la tengo nelle mutande”. “Anche in mutande, un signore resta sempre tale”. “Quando sono confuso do un’occhiata alle mie mutande: contengono la risposta a tutte le domande importanti” …

Devo anche ammettere che le nostre nonne e mamme, e forse qualcuna ancora, davano una notevole importanza alle mutande e, prima di uscire, ci consigliavano di cambiarle con quelle pulite nel possibile e utopistico caso di star poco bene!!!!!

Oggigiorno “Lady Mutanda” ha assunto un posto d’onore per le donne; è in pizzo nero per le occasioni sexy, rosso per il capodanno e simbolo di buon auspicio, in seta bianca per la sposa, oppure in raso, in cotone… e non possono più mancare nel nostro guardaroba perché rappresentano l’indumento più femminile e intimo per noi donne!

In risposta sono nati negozi dedicati esclusivamente a quest’articolo che si è evoluto più di altri capi, non finisce mai di mutare e di cambiare come la sua antica etimologia.

Cosa aggiungere all’argomento? Alcune brevi considerazioni:

In alcune tribù se incarichi qualcuno di rubarle, è segno di d’amore!

Una cosa che non ho mai concepito è perché in spiaggia devo indossare il costume e non un bel paio di mutande come quelle brasiliane da me molto amate.

Il poliestere asciuga prima? Se anche così fosse lo si cambia sempre dopo un bagno in acqua per evitare di tenerlo umido addosso.

Alla prossima occasione potremmo sfoggiare l’intimo che di conseguenza diventerebbe di uso comune! Concludo che se si perde, se si resta in mutande, se ti si identifica dalle mutande, se le indossi in spiaggia forse è il caso di scegliere le migliori e per l’ultimo caso (la spiaggia) è senza dubbio meglio evitare il pizzo!