La fine irreversibile di una civiltà

Ogni uomo deve cominciare da principio la sua crescita. Non eredita il patrimonio di conoscenze né dei genitori, né degli avi, né di tutti gli esseri che hanno vissuto epoche e civiltà precedenti. Nasce e deve imparare tutto, da zero. E lo impara dal contesto sociale nel quale vive. Infatti se nascesse nella giungla assimilerebbe un linguaggio, le movenze, le cautele che quel contesto potrebbe insegnargli.

Il contesto sociale, invece, progredisce continuamente, non deve cominciare da zero. Anche quando una civiltà crolla, viene distrutta e ne inizia una nuova, questa ha in sé tutto quello che aveva maturato quella precedente e la trasmette agli uomini.

Perché una civiltà, prima o poi, finisce, crolla, viene distrutta. A volte, però, questo processo di disintegrazione diventa farraginoso, è lento, prevale un perdurante stato comatoso, coi suoi detriti, escrementi che nascondono i semi della civiltà prossima ventura. Sopravvive regredendo.

Forse è quello che sta accadendo in questi ultimi anni. L’uomo non migliora, anzi, la civiltà si imbarbarisce, cessa di progredire, non tende più alla perfezione, non elimina più, o lenisce, i mali sociali, anzi li ingigantisce, perde lucidità, confonde quello che è intelligente con quello che è stupido, la scienza con la cialtroneria, lo studio con l’oroscopo, la religione con il fanatismo, promuove la copia e ghettizza l’originale, comincia ad autoalimentarsi attraverso supponenti affermazioni che trovano nell’autoreferenzialità la loro unica fonte di verità.

Sono i momenti più bui di ogni civiltà che non riesce a scomparire come si muore con un infarto, ma che soffre di un male incurabile che la imputridisce giorno per giorno.

Ecco, forse noi tutti, protagonisti, attivi, ma più che altro passivi, di questa morente civiltà, dovremmo aiutarla a scomparire, darle il colpo finale, staccarle la spina.

Come? Una rivoluzione? Una guerra mondiale? Con un nuovo Cristo? Con una nuova potente ideologia? Non lo so. Ma non è rimandabile oltre la fine di questa civiltà. Ce ne vuole una nuova, che crei un uomo nuovo, sulle ceneri di tutte quelle passate, ripulendo le macerie di questa orribile e dannata stagione. Ogni tentativo di salvare quello che ancora esiste è un gesto suicida. Se non per noi, facciamolo per le generazioni successive.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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