Riceviamo e pubblichiamo
La posizione della FIMMG espressa dal suo Segretario Nazionale, dr. Silvestro SCOTTI, è contraria alla riforma SCHILLACI che introduceva la possibilità di assumere medici di famiglia da impiegare nelle Case di Comunità con contratti di dipendenza. In questo modo si veniva a creare all’interno della categoria due rapporti lavorativi per certi versi in contraddizione: il rapporto convenzionale con medici liberi professionisti (rapporto maggioritario) e il rapporto di dipendenza (sia pure minoritario) che rischiava di minare alla radice la peculiarità della professione del medico di famiglia cioè il rapporto fiduciario medico-paziente.
La contrarietà della FIMMG ha le sue basi solide sul fatto che non si può con un decreto legge e quindi con una legge normare il rapporto di lavoro di una categoria di lavoratori che rientra fra le prerogative di una contrattazione fra parti, in questo caso fra parte pubblica (Regioni) e parti private (Organizzazioni Sindacali) le uniche riconosciute titolate a stipulare contratti e/convenzioni che regolano i singoli rapporti lavorativi.
La FIMMG esprime il timore che consentire alle regioni di decidere autonomamente l’assunzione diretta dei medici da impiegare nelle Case di Comunità potesse essere il cavallo di Troia per aprire alla possibilità per le regioni di affidare la gestione delle Case di Comunità ai privati. In prospettiva infatti il problema serio delle strutture del PNRR non è la carenza del personale medico e/o sanitario (questo prima o poi si risolverà) ma saranno i costi di gestione delle strutture stesse. Infatti finora le risorse derivanti dalla Comunità Europea erano finalizzate esclusivamente alla costruzione materiale di queste strutture e alla loro dotazione strumentale. A carico dei singoli stati venivano poi postate le risorse necessarie per il personale e i costi di gestione (utenze). Lo Stato annualmente dovrà quindi predisporre in sede di legge di bilancio le risorse destinate al mantenimento delle strutture del PNRR e come si può legittimamente prevedere queste saranno inevitabilmente legate alla consistenza del Fondo Sanitario, strettamente condizionato dalle esigenze più generali di finanza pubblica.
Ritornando però alla questione di fondo, la FIMMG è bene ribadire che è favorevole alle Case di Comunità perché riteniamo che esse a regime potranno essere una reale alternativa al Pronto Soccorso e quindi all’Ospedale. La presenza poi nelle stesse strutture dei Medici di Famiglia, dei Pediatri di Libera Scelta, dei Medici Specialisti nonché dei servizi sociali potrà realizzare un’integrazione fra ospedale e territorio che viene rincorso da anni senza mai raggiungere un risultato soddisfacente per il cittadino. Non ci ha appassionato in passato e non vogliamo entrare nella polemica sull’individuazione delle sedi delle Case di Comunità, era una scelta appannaggio della politica e come tale la rispettiamo, anche se non è comprensibile non aver individuato la città di Matera come sede di una Casa di Comunità. Ciò che ci premeva è individuare un percorso di condivisione con la Regione e le Aziende circa il coinvolgimento della Medicina Generale nelle strutture del PNRR. Questo percorso è stato individuato, almeno per l’ASP del Potentino, attraverso la sottoscrizione di un Accordo Aziendale dove è stato individuato e concordato sia le modalità di reclutamento dei medici di famiglia, sia l’impegno minimo da garantire nell’ambito delle Case di Comunità, sia le risorse economiche postate per questo impegno aggiuntivo per i singoli medici.
È stato un accordo non facile da sottoscrivere, anche perché ha visto alcune sigle sindacali della Medicina Generale (CGIL, ad esempio in palese contraddizione con le indicazioni della CGIL nazionale) che non ha sottoscritto l’Accordo e che ha per alcuni versi alimentato dubbi e incertezze fra i medici convenzionati. Ma ormai il treno è partito e le Case di Comunità sono realtà aperte, sia pure con diverse problematiche aperte, ma ormai il percorso è irreversibile. Certamente si dovrà agire al fine di ottimizzare il tutto e il primo problema è portare i medici a condividere un percorso difficile ma che sono convinto che porterà a breve risultati concreti sulla tutela della salute in ogni nostra comunità che ricordo è fatta prevalentemente da piccoli comuni, con una dispersione abitativa fra le più alte in Italia e con le condizioni dei collegamenti stradali su cui è meglio stendere un velo pietoso. La FIMMG è a favore della piena realizzazione delle strutture del PNRR a patto però che si continui a garantire l’autonomia organizzativa della categoria, la sola in grado di soddisfare le aspettative che la Regione e le Aziende hanno riposto su queste strutture per potenziare un’assistenza sanitaria sempre più prossima alle aspettative del singolo cittadino.

