La “festa de primo maggio”: dal piombo ai fiori

Nel 1866 a Chicago, città dell’Illinois, viene varata una legge che portava la giornata lavorativa a otto ore, però entrò in vigore nel 1867, ma aveva valenza solo per lo Stato dell’Illinois. Dopo circa venti anni di continue richieste da parte dei sindacati di estenderla a tutto il territorio americano la legge restò comunque valida solo per l’Illinois. Il primo maggio del 1886 i sindacati, visto che non venivano ascoltati (considerati), indissero uno sciopero generale.

A Chicago sfilarono in corteo circa 80mila lavoratori e se pur si avvertiva grande tensione non ci furono incidenti.

Purtroppo nei giorni successivi, davanti a una fabbrica, la tensione non fu più controllata e la polizia aprì il fuoco contro gli operai in sciopero provocando la morte di sei manifestanti oltre a numerosi feriti.

Qualche giorno dopo fu indetta una manifestazione di protesta contro le uccisioni di quei sei lavoratori ma durante il comizio tenuto dai sindacalisti una bomba esplose tra le forze dell’ordine causandone sei morti e vari feriti.

   Purtroppo è sempre il piombo che segna il tempo per la memoria e quindi come tutte le grandi “feste” anche quella del lavoro nacque da una tragedia, pertanto per questi “morti per il lavoro” fu proclamata la festa dei lavoratori da tenersi il primo maggio. 

   La solidarietà e la condivisione ha diffuso in quasi tutti i Paesi del Mondo l’impegno di “festeggiare” il lavoro il primo omaggio.

   L’Italia riconobbe la “festa dei lavoratori” nel 1891 ma durante il regime fascista

la “festa dei lavoratori” fu accorpata con quella del “Natale di Roma”  che si teneva il 21 aprile.

   Solo dopo la Seconda guerra mondiale la festa dei lavoratori tornò al primo maggio.

   Ma nel 1947 la festa del primo maggio si trasformò in tragedia perché a Portella della Ginestra, del comune di Piana degli Albanesi, vicino Palermo, uomini comandati dal bandito Salvatore Giuliano aprirono il fuoco sulla folla dei manifestanti provocando uno dei più aberranti eccidi.

   Oggi è diventata anche la festa della gioventù che si affaccia al mondo del lavoro con maggiori diritti, consapevolezza e capacità e lo dimostrano oltre che con le sfilate anche con concerti che si tengono un po’ in tutto il Paese.    Questa festa che ancora appartiene al popolo speriamo non venga mai inglobata dalla politica partitica e sempre organizzata dai sindacati che, nel bene o nel male, ancora si “interessano” dei lavoratori.

Paolo Laurita
Paolo Laurita
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