La Corsica ribelle a Genova diventa provincia francese

Mentre la Sardegna si avviava a tempi migliori, la vicina Corsica rimaneva in una condizione precaria di inquietudine, che si traduceva in uno stato quasi endemico di agitazione e di guerriglia contro la signoria genovese. Non ultimo segno della decadenza di Genova è il non aver saputo trovare la via giusta per amministrare l’isola, conciliando gli interessi propri con quelli degli isolani. La sempre rinascente ribellione dei Corsi fornì il pretesto a interessati interventi degli Stati vicini, Toscana, Savoia, Francia. Il problema corso diventò problema europeo.

Particolarmente la diplomazia francese fu abilissima a tessere la rete nella quale caddero insieme Genovesi e Corsi. L’occupazione dell’isola fu considerata il capolavoro della diplomazia di Luigi XV (in un ritratto). La Francia infatti si faceva desiderare a Genova come valido presidio contro le pericolose ambizioni sabaude e indispensabile aiuto contro le insurrezioni isolane. In Corsica si faceva desiderare come  imparziale difesa ed efficace mediatrice nei riguardi delle vendette genovesi. E intanto veniva creando e allargando un partito francese sia in Corsica che a Genova. Una più grande rivolta nel 1735 aveva  proclamato re dell’isola  l’avventuriero tedesco Teodoro di Neuhoff: i Francesi a nome di Genova, ristabilirono l’ordine…

Nel 1755 l’incongruo movimento dei ribelli trovò finalmente un degno capo in Pasquale Paoli, che lo seppe ordinare e orientare nettamente nel senso dell’italianità e dell’indipendenza. La Francia sentì il pericolo che l’isola le sfuggisse proprio mentre col trattato di Parigi del 1763 l’accresciuta potenza marittima dell’Inghilterra rendeva più minacciosa la sua presenza in Minorca. I tempi furono accelerati: in tre successivi trattati la Francia si offrì di aiutare Genova e di liberarla per sempre dal grave peso dell’isola: il versamento di due milioni sancì il baratto (trattato di Versailles, 1768).

Il Paoli si appellò disperato alle nazioni europee e ai principi italiani: ebbe simpatie e consensi; da ogni parte d’Italia sorsero grida di allarme contro l’attentato all’italianità dell’isola. L’episodio valse a riscuotere la coscienza  italiana del Paese, ma nessun aiuto efficace giunse al Paoli, mentre la Francia sbarcava grandi forze per liquidare rapidamente e radicalmente il problema. Dopo aver tentato l’ultima resistenza opponendo i suoi ottomila Corsi ai trentacinquemila Francesi fra le strette del Golo presso Pontenuovo, il Pasquale Paoli prendeva la via dell’esilio.

La Corsica era ormai  una provincia francese. La perdita dell’isola era un fatto gravissimo non solo per Genova, ma anche per l’Italia: possedere la Corsica significa infatti dominare  il golfo ligure e la costa toscana.

Giulio Tompesi
Giulio Tompesi
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