Incontinenza urinaria: un disturbo spesso ignorato

Esistono due forme di incontinenza urinaria con cause, storia clinica e modalità di trattamento del tutto diverse. Secondo il rapporto congiunto International Urogynecological Association (IUGA)/International Continence Society (ICS), l’incontinenza urinaria da stress è definita come la perdita involontaria di urina sotto sforzo fisico o durante starnuti o colpi di tosse. L’incontinenza urinaria da urgenza, invece, è definita come la perdita involontaria di urina associata all’urgenza minzionale. Nel primo caso il difetto funzionale sembra risiedere a livello uretrale e può essere indagato l’eventuale deficit sfinterico (più tipico del paziente neurologico o nel post-chirurgico) o la dislocazione anatomica (più tipica della donna con prolasso urogenitale); nel secondo caso spesso il detrusore (il muscolo della vescica) risulta contrarsi a riempimenti non fisiologici portando alla sindrome della vescica iperattiva, che può avere cause organiche (infezioni, litiasi, disturbi neurologici, diabete mellito, vasculopatie, difetti della compliance vescicale) o spesso idiopatiche. Nel dubbio diagnostico si ricorre generalmente all’esame urodinamico invasivo, che permette l’identificazione dei quadri sottostanti l’incontinenza urinaria.

La prevalenza di incontinenza urinaria nelle donne è variabile in letteratura e, a seconda dell’età, la prevalenza dell’incontinenza da stress varia dal 29% al 75%, con una media del 48% nell’arco di tutta la vita. La prevalenza dell’incontinenza urinaria quotidiana è del 10% nelle donne di mezza età che vivono in comunità. Un terzo delle donne con incontinenza urinaria da sforzo riferisce perdite di urina settimanalmente. A differenza che nella donna l’uomo sperimenta raramente casi di incontinenza urinaria mista, ma nella gran parte dei casi sviluppa una sindrome della vescica iperattiva-asciutta (DRY), secondaria all’ostruzione prostatica inveterata. Nell’uomo l’incontinenza urinaria rappresenta una complicanza relativamente comune dopo procedure chirurgiche pelviche, in primis la prostatectomia radicale (circa 10% a 12 mesi) e può anche manifestarsi, in alcuni casi, dopo una resezione endoscopica della prostata (<1% a 12 mesi) o enucleazione laser (circa l’1,5% a 12 mesi). Nel primo caso la forma più frequente è l’incontinenza da stress per il danno combinato neuro-anatomico sul sistema sfinteriale uretrale , nel secondo caso si osservano più spesso quadri misti. Nell’uomo l’incontinenza urinaria rappresenta una complicanza relativamente comune dopo procedure chirurgiche pelviche, in primis la prostatectomia radicale e può anche manifestarsi, in alcuni casi, dopo 1-12 mesi da una resezione endoscopica della prostata o da un’enucleazione laser. Nel primo caso la forma più frequente è l’incontinenza da stress per il danno combinato neuro-anatomico sul sistema sfinteriale uretrale, mentre nel secondo caso si osservano spesso quadri misti.

L’incontinenza da urgenza fa parte di un più ampio corredo di sintomi, conosciuto come sindrome della vescica iperattiva, che si manifesta come urgenza urinaria, in assenza di infezione del tratto urinario o di altre malattie evidenti, solitamente accompagnata da frequenza e nicturia e talora da incontinenza urinaria da urgenza. Lo studio NOBLE (National Overactive Bladder Evaluation), condotto attraverso interviste telefoniche a più di 5.000 soggetti adulti, ha rilevato che la prevalenza della sindrome della vescica iperattiva era pari al 16,9% nelle donne e del 16% negli uomini. I soggetti con sindrome della vescica iperattiva “asciutta” (DRY) hanno frequenza e urgenza senza perdite urinarie, mentre le persone con sindrome della vescica iperattiva “bagnata” (WET) riferiscono incontinenza urinaria da urgenza associata a perdite urinarie. La prevalenza complessiva di incontinenza urinaria da urgenza è stimata tra il 7 e il 33%. Le donne hanno maggiori probabilità di manifestare incontinenza urinaria da urgenza rispetto agli uomini, con il 9,3% delle donne che soffrono di questa condizione, rispetto al 2,6% degli uomini. La prevalenza di incontinenza urinaria mista (incontinenza urinaria da sforzo e incontinenza urinaria da urgenza) varia tra il 14% e il 61%.

Questi dati possono essere sottostimati in considerazione del fatto che molti pazienti non segnalano al proprio medico l’incontinenza urinaria per motivi di imbarazzo, per scarsa conoscenza delle opzioni di trattamento o perché il disturbo viene ancora considerato una conseguenza ineluttabile dell’invecchiamento.

La gestione conservativa dell’incontinenza urinaria, sia nell’uomo che nella donna, si può avvalere della riabilitazione del pavimento pelvico con o senza biofeedback, della stimolazione elettrica, dell’innervazione magnetica extra-corporea (ExMI), di cambiamenti nello stile di vita o una combinazione di queste metodiche, come riportato da una Review Cochrane, in cui si evidenzia come tali terapie risultano utili soprattutto nelle fasi iniziali della patologia, al fine di ridurre l’entità delle perdite urinarie. Le altre forme di trattamento sono essenzialmente farmacologiche (prevalentemente nell’incontinenza da urgenza) o chirurgiche (solitamente nell’incontinenza da stress).

La conoscenza di tali procedure, nella maggior parte dei casi poco invasive, può favorire una maggiore presa in carico sanitario di questa problematica, a così rilevante impatto socio-economico.

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