Il complesso di inferiorità nell’epoca di Draghi

Senza arrivare a paventare derive autoritarie, il fenomeno Draghi va studiato con un minimo di senso critico.
Così come meritano attenzione i comportamenti dei partiti che lo sostengono e che al suo governo si oppongono.
L’impressione che rimbalza per prima è che i partiti stiano giocando con il Lego della politica e Draghi, con pochi altri, stia governando l’Italia, evitando, accuratamente e volontariamente, la palude del Parlamento, le trattative, i discorsi, la televisione, i media, che ha lasciato, appunto perché giocassero, agli altri, giornalisti inclusi.
A prescindere dal coro troppo unanime che accompagna le gesta del primo ministro, il quale, a oggi, non subisce critiche neanche quando rimprovera severamente i segretari di partito e i loro portavoce, è evidente che l’intero paese si sia magicamente convinto che quello che fa Draghi è oro, sempre e comunque, come si trattasse di un novello Re Mida che ha la missione di salvarci, educarci, cioè sottometterci senza che alcuno fiati, non solo, ma contenti che un tanto accada.
I politici balbettano, in genere scempiaggini, legittimando il ruolo semi-dittatoriale dell’uomo che poco appare, quello dallo sguardo apparentemente mite ma, in fondo, di ghiaccio.
Tipico esempio di cotanta codardia politica e esemplare vuoto di idee, è il comportamento di Salvini che, dopo aver per anni sostenuto la pace fiscale, a pochi giorni dal termine della sospensione esecutiva da parte dell’Agenzia delle Entrate, si è improvvisamente zittito sull’argomento, pur facendo parte della maggioranza e pur avendo potuto, assieme agli altri partiti di centro destra, che la pensano a riguardo come lui, fare battaglia, avendone i numeri, accettando, invece, gli ordini come uno scolaretto in divisa e col fiocco.
Che ci sia, quindi, un uomo solo al comando, non è revocabile in dubbio. Che quest’uomo non sia stata la scelta né del Parlamento, né degli italiani, è pure scontato. Che i sostenitori della democrazia e della libertà, a riguardo, tacciano miseramente, è pure pacifico.
Venendo al merito. L’azione di Draghi è pragmatica. Presto sarà dolorosamente pragmatica, l’Italia presumibilmente si risanerà, ma molti italiani piomberanno nella disperazione, in attesa che una nuova ricchezza arrivi finalmente a dare loro un lavoro o la possibilità di ripagare i debiti, tipo fra vent’anni. Una scelta come un’altra, sia chiaro, che unicamente l’uomo solo al comando poteva adottare. Una scelta diversa, del tipo più attenta alle necessità degli italiani più bisognosi, poteva essere solo di tipo politico. Ma i politici, tutti, e cioè Salvini, Letta, Meloni, Renzi e compagnia cantante, hanno dato ampia e significativa dimostrazione di non avere la visione, appunto politica, necessaria, anzi, di non averne punto.
Continuano a litigare in TV, nei talk show, giusto e scarno teatro delle loro gesta, dove palesano solo una stantia capacità di forgiare slogan, usando tutti le stesse espressioni verbali, gli stessi avverbi, la stessa spocchia, davvero ingiustificata dopo il loro conclamato fallimento, accettato e neanche opposto con la consacrazione di Draghi, nuovo Dio in terra che meno male che ce l’abbiamo.
Nessuna conduttrice di programmi sulla fuffa, o nessun conduttore di litigiose trasmissioni, si azzarda a chiedere a Salvini “e la sua pace fiscale?”, giammai, meglio litigare su altro, il loro Lego non comprende domande imbarazzanti. Nessun pensatore, all’uopo intervistato, afferma che Draghi ha una visione esclusivamente finanziaria e non politica, nessun costituzionalista ci ricorda che fine abbia fatto il Parlamento, commissioni comprese, e nessun nuovo Grillo si alza per mandare a quel paese qualcuno. E’ tutto a posto, pur non funzionando assolutamente niente.
Il governo tutto è meno che solidale con gli italiani, li maltratta da decenni, offrendo servizi scarsi e costosi, imponendo un regime fiscale paralizzante. E’ la maestra acida con la bacchetta in mano. Ma la facciata è salva. Ci saranno sempre un Letta o un Salvini a sparare cazzate (spunto gucciniano), perché la nuova frontiera della democrazia è proprio questa: prendere i politici, gettarli nell’arena e farli litigare fra di loro, senza limitazione dei colpi, come nel combattimento dei polli, facendo credere che sia vera battaglia e offrendoli al giudizio popolare. Poi a fare le cose ci pensa qualcun altro, di nascosto, riservatamente, delicatamente, firmando decreti con la Montblanc (by Ligabue).

(PS: i riferimenti musicali sono L’avvelenata di Guccini e il Sale della Terra di Ligabue).

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