di C.I.
Qualche giorno fa sembrava che Napoli volesse diventare come Venezia. La pioggia, adeguata ai tempi, scendeva a “bomba d’acqua” e io percorrevo la strada saltando come un ballerino, tra una buca e l’altra, un marciapiedi rotto e un contenitore di spazzatura e incappo contro una macchina ferma in doppia fila che ostruiva l’unico passaggio possibile per ripararsi sotto un balcone.
L’alternativa è stata quella di entrare in un bar lì vicino e unendo l’utile al dilettevole mi sono riparato dalla pioggia e ho preso anche un buon caffè.
Questo è avvenuto in Pazza Municipio sotto l’ipotetico sguardo del nuovo pulcinella napoletano.
Il barista, molto gentile e cordiale, mi ha aggiornato riguardo all’aumento che c’è stato sulla “preziosa bibita” che ora costa € 1,50 e non più € 1,00 però, ha aggiunto, in compenso è migliore perché noi aggiungiamo anche la caffeomanzia.
Incuriosito dalla novità ho accettato il caffè col nuovo prezzo e nuovo elemento migliorativo e infatti è subito comparsa una signora, simpatica e sorridente, la quale ha elogiato la mia scelta, quella di bere un caffè all’ombra del “nuovo Pulcinella” e in secondo luogo per l’aggiunta della caffeomanzia.
La donna con fare un po’ zingaresco e un po’ “vasciaiola” ha incominciato a spiegarmi con discreta padronanza lessicale (avendo imparato a memoria la parte) che caffeomanzia significa divinazione attraverso il caffè e che risale al XVII secolo.
Questa “divinazione” derivava da quella che (anticamente e difficilmente databile) era lo studio degli avanzi dei cibi; la caffeomanzia non fa altro che leggere i fondi del caffè, che meglio si prestano per “indovinare” la vita del fruitore d’essa.
Nel frattempo, sempre sotto l’ipotetico sguardo del “nuovo Pulcinella”, io sorseggiavo quello che in quel momento era diventato il nettare per antonomasia e non più il solito caffè mentre la signora, sempre meno narratrice e più “praticante”, iniziò a dire che per “indovinare” occorreva la tazzina del caffè, così poi si potevano fare tre segni di croce e versare tre gocce di limone, occorreva poi bere il caffè fino all’ultima goccia, in modo che la “chiromante” potesse decifrare cosa c’è scritto nel disegnato apparso sul fondo della tazza.
Qui iniziava l’abilità della “maga” nel ruotare la tazza in senso antiorario fino a far comparire una forma più o meno leggibile.
Se compare un’immagine di tipo religioso significa che Dio ti è vicino, se invece appaiono denari significa che presto ci sarà una grossa vincita al lotto che garantirà la serenità e la felicità dell’interessato.
Attenti però se compare un ago per cucire o un filo corto significa che la vita sarà breve, se invece il filo è lungo l’esistenza sarà lunga.
La “veggente non sapeva ciò che diceva perché faceva solo uso della memoria e non della conoscenza ma sappiamo che il filo nella simbologia del destino umano, nel mondo classico è filato, avvolto e tagliato dalle tre Moire, dee del destino: Cloto la “filatrice” della vita, Atropo la “irremovibile” fatalità della morte e Lachesi, la “fissatrice della sorte” toccata all’uomo.
Ed ecco il tocco fonale.
Se appare una macchia o un piccolo punto vuol dire che la persona si ammalerà e morirà.
Ma qui scatta subito la “napoletanità” della veggente che subito aggiunge; «però non bisogna disperare perché basta offrire il caffè a un’altra persona e il gioco riprende almeno finché il risultato della lettura sarà favorevole».
Capita l’antifona ho subito provveduto a offrire il caffè alla “signora maga” la quale mi ha rasserenato per il buon esito della eventuale pratica divinatoria dicendo: «Tanto all’ombra di questo Pulcinella che ci può capitare?. Comunque vi conviene tornare anche domani e prendere il caffè con la caffeomanzia almeno finché non distruggeranno questa “cosa grande” qua fuori Comunque se avete bisogno di una “buone Indovinata” io sono sempre pronta, al prezzo di un caffè (con l’aumento) e una offerta a vostro buon cuore».
Da tutto ciò ho dedotto che se in Cina dicono: «Se il nemico ti prende alle spalle tu stai fermo che potresti favorire il suo intento» a Napoli si può dire che dalla “necessità” si può trarre “virtù” e guadagno.


