Il buon governatore Sc’vèik

L’opera dell’intelligenza, per quanto utile, encomiabile, rilevante, rimane noiosa. Niente a che vedere col genio che, dell’intelligenza, riesce a farne a meno. La genialità è frutto di intuizione non filtrata dalla ragione, semmai inconsapevolmente alimentata, ma nulla più. Altrimenti non si giustificherebbero tanti geni che, poi, alla fin fine, muoiono disperati, abbandonati, poveri e pazzi. Anzi, difficilmente il vero genio riesce a mettere a frutto la sua produzione, se non ne rimane addirittura inconsapevole, infatti, la vive di passaggio, già pronto per la prossima.

La premessa giova a giustificare il seguito, formandone parte integrante, reciterebbe un qualsiasi contratto redatto da un qualsiasi operatore del diritto.

Orbene, il gesto di Bardi che scappa dall’assemblea consiliare all’inglese, che caccia Fratelli d’Italia dalla giunta, salvo poi contrattarne il consenso per non tornare miseramente a casa, non può essere sussumibile, nonevèro, nell’alveo dell’opera dell’intelligenza, giammai, nessuna persona anche meno che mediamente intelligente avrebbe fatto tutto ciò, bensì è da riportare nell’ambito più ristretto e più nobile della genialità.

Chi, infatti, schiavo della ragione, avrebbe potuto mai prendere e andarsene mentre i consiglieri discettavano di alta politica (vietato scompisciarsi di risate!)? Temo che nessuna persona intelligente avrebbe potuto farlo. Solo l’assoluta sapienza del genio può evidenziare un gesto apparentemente vigliacco rendendolo sublime. In quel gesto, come in un buon rosso, possono essere annusati gli aromi più raffinati: la follia dettata dalla assoluta libertà, l’insofferenza alle stupidaggini, la mancanza di tolleranza nei confronti di chi vola troppo basso, la leggerezza dell’anima, l’intransigente negazione del razionale, l’amore per il miracolo.

Ecco, il miracolo, ritornando alla premessa. Il miracolo, l’opera del genio, è l’unica cosa che scuote quello che l’intelligenza, alias ragione, costruisce giorno dopo giorno, ovvero la noia.

Evidente che, di fronte al genio, stupidità e intelligenza sono la stessa cosa, se non per certa stupidità, talmente stupida da diventare anch’essa geniale. Penso al Buon soldato Sc’vèik, del quale non si saprà mai se fosse geniale o totalmente stupido.

Perché la genialità è un mondo dove stupidità e intelligenza svaniscono, cioè dove il ragionare, poco o molto, è attività troppo umana per non essere affine che alla bassezza, dove il cervello non è più un muscolo da esercitare, ma una tempesta dalla quale fuoriescono saette, tanto abbaglianti quanto rumorose, che colpiscono più di una settimana di sole o un mese di pioggia, tali da rimanere scolpite appunto quali opere del genio assoluto.

Bene, Bardi è un genio. Se ci è arrivato tracimando la sua intelligenza o la sua stupidità, non sta a me saperlo, anche perchè saperlo non ha senso, perché la genialità non riconosce madri.

Ma ora è atteso alla prova più severa per la sua genialità: riconoscere a Leone la Presidenza del Consiglio, di modo che le lasagne della sorella del consigliere che lo sfamò in una desolata domenica delle Palme di triste lavoro, entrino a buon diritto nello Statuto Regionale, nella bandiera della Regione, e, quindi, nei nostri cuori.

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Luciano Petrullo
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