«Nei nostri ospedali non c’è più Covid», dice il critico d’arte Vittorio Sgarbi. «C’è stata un po’ di esagerazione nella narrativa sul virus», aggiunge l’ideologo della flat tax ed ex sottosegretario ai Trasporti Armando Siri. Poi arriva Matteo Salvini: «Il saluto con il gomito è la fine della specie umana, io mi sono rifiutato, piuttosto non saluto». Sono alcune delle tesi emerse durante gli interventi al convegno organizzato a Palazzo Madama dagli stessi Sgarbi e Siri. Secondo loro il coronavirus non c’è più, non è un pericolo. Sgarbi ha addirittura negato i numeri: «Nessun morto da due mesi». Una strategia chiara quella del leader della Lega secondo il quale «la libertà di pensiero è il primo bene a rischio: c’è un fronte di chi ha un’idea diversa rispetto al mainstream. Io mi sono rifiutato di salutare di gomito. Se uno mi allunga la mano, mi autodenuncio, gli do la mano. Tanto un processo più, un processo meno… , i numeri sono sotto controllo, ma è normale che abbiamo tutti i giorni il bollettino dei contagi? Siamo al terrorismo mediatico». Infine un altro affondo sui dispositivi di protezione: «Ho visto una signora al mare entrare in acqua con la mascherina. Vuol dire che c’è da fare lavoro di recupero importante, un lavoro culturale». Sgarbi: «Ci sono diverse verità, non solo una. C’è quella di chi dice, nei nostri ospedali non c’è più Covid. Da due mesi non c’è un solo morto di Coronavirus. Anche dire che il Brasile è in emergenza non è vero». In Brasile ad oggi, tanto per la cronaca, ci sono stati più di 2,4 milioni di casi accertati e oltre 87mila morti dichiarati. L’altro organizzatore del convegno, il leghista Siri, punta invece il dito sulle ricadute economiche. A suo parere «quanto accaduto nella bergamasca» (ovvero un aumento dsella mortalità del 568%) «non poteva giustificare ansia e angoscia eccessiva. Bisognerebbe evitare che in questa cosiddetta eventuale fase 4, ci sia ancora allarmismo. Ora dobbiamo stare ai fatti. Solo la narrazione su una presunta seconda ondata ha una grave incidenza sul Pil». Secondo un processo deduttivo: prima viene l’economia e poi la salute dell’uomo? Tra gli esperti invitati a sostenere queste tesi c’è il dottor Alberto Zangrillo, non un virologo ma il primario di anestesia e rianimazione all’Irccs San Raffaele di Milano. Diventato famoso per la sua frase sul «virus clinicamente inesistente. I contagi che stiamo contando non sono in grado di produrre una malattia con clinica tale da portare il malato a ospedalizzazione o peggio ancora al ricovero in terapia intensiva. Dobbiamo comportarci con buonsenso e ottimismo evitando gli estremismi che possono portare a persone che non vanno in ospedale per paura e questo contrasta con la responsabilità perché non esiste solo il coronavirus». Secondo il virologo Giulio Tarro, che in primavera diceva: «Il lockdown è senza senso, perché dobbiamo usare le armi di questo Paese, il sole e il mare per aiutarci a guarire». Oggi è un altro dei sostenitori nel rivedere l’uso delle mascherine, «soprattutto in vista della prossima apertura delle scuole a settembre». La scuola è un altro tema cavalcato anche dal tenore Bocelli: «Mi sono sentito umiliato e offeso come cittadino quando mi è stato vietato di uscire di casa. Devo anche confessare, e lo faccio qui pubblicamente, di aver anche in certi casi disobbedito volontariamente a questo divieto perché non mi sembrava giusto né salutare», racconta Bocelli, che ha confessato di aver contratto il Covid. «Mi preme sottolineare l’aspetto che riguarda la scuola e i bambini: io ho una figlia di 8 anni e non posso pensare che questi ragazzi debbano ritrovarsi a scuola divisi da un pezzo di plexiglass e nascosti da una mascherina». La retromarcia di Bocelli: «Se il mio intervento ha generato sofferenza, di questo io chiedo sinceramente scusa, perché proprio non era nelle mie intenzioni. Così come nelle mie intenzioni non era di offendere chi dal Covid è stato colpito». In un video pubblicato su Facebook, il tenore dice: «Da sempre mi sono speso per combattere la sofferenza e l’ho fatto anche recentemente con l’avvento di questa sciagurata pandemia, come molti sanno». Il tenore nel video ricorda come lui stesso sia stato colpito dal virus. «La mia famiglia non è stata risparmiata dal virus: siamo stati tutti quanti contagiati e tutti abbiamo temuto il peggio; perché nessuno può conoscere l’andamento di una malattia come questa, che è ancora oggi sconosciuta. Lo scopo del mio intervento – spiega ancora – era quello di sperare in un prossimo futuro in cui i bambini soprattutto, possano ritrovare la normalità, possano sperare di vivere “da bambini”, giocando tra loro, abbracciandosi, come devono fare i bambini per poter crescere sani e sereni. Questo solo era il senso del mio intervento e a tutti quelli che a causa del modo in cui mi sono espresso – sicuramente non il più felice – e dalle mie parole hanno trovato ragioni per sentirsi offesi o hanno sofferto per quello che ho detto, a loro chiedo sinceramente scusa, perché le mie intenzioni erano tutt’altre, erano esattamente il contrario. Buona giornata». Se i piccoli Bolsonaro crescono dall’altro versante ci sono i morti a causa del virus Sars-Cov-2 che non possono parlare, purtroppo, e i dati forniti dallo Stato sui contagi. Ma prima di passare ai fatti è necessario ricordare che dopo il suo intervento, il tenore Bocelli non solo ha fatto retromarcia ma ha anche dimostrato, come sostenuto dal giornalista Gianni Riotta, di essere sicuramente un bravo artista ma sostanzialmente un incompetente. A rispondere ai negazionisti ci ha pensato la Croce Verde di Bergamo: «Il Covid non esiste? Andatelo a dire ai soccorritori». Il grido di rabbia contro chi nega la gravità della pandemia arriva da coloro che hanno vissuto il dramma in prima linea spesso ammalandosi e anche morendo. L’ondata di sdegno che ne è seguita ha invaso i social costringendo Bocelli a delle scuse che non hanno, però, sortito effetto. «Notiamo un crescente negazionismo della pandemia che ha attraversato in particolar modo la nostra regione – hanno scritto –. In molti commenti sparsi sul web la frase più ricorrente è più o meno questa: “siccome non ho conoscenti che siano morti di Covid, il Covid non esiste”. Sarebbe come dire che non è esistito l’Olocausto perché non conosciamo nessun deportato personalmente. Non possiamo dire di sentirci come gli Ebrei, perché sarebbe una bestemmia, ma il brivido di ribellione nei confronti dei negazionisti è un misto di rabbia e impotenza di fronte a tanta ignoranza». E la rabbia diventa frustrazione e dolore per chi nei panni di soccorritore ha incontrato il virus e ha perso la sua battaglia. Come Diego Bianco, morto a 47 anni dopo aver contratto il Coronavirus dai pazienti che ogni giorno trasportava al Papa Giovanni XXIII. «Mai in vita nostra – scrivono in una nota i rappresentanti della Croce verde bergamasca – avremmo pensato di doverci giustificare, sì giustificare, nel dire di aver vissuto una cosa del genere, non essendo creduti. Andrebbe approvata una Legge in fretta che punisca severamente questa negazione, perché è una cosa talmente avvilente che non può passare in silenzio. Che lo vadano a dire ai soccorritori colpiti da questo virus, ai soccorritori che erano in turno mentre la loro mamma o il loro papà, nonno zio, erano in terapia intensiva. Che lo dicano a chi soccorrendo è morto. Vergognatevi». Ora leggiamo i dati della pandemia in alcuni Paesi del mondo. Stati Uniti: superate le 150.000 vittime; Kosovo: 196 vittime e 7.846 contagiati; Francia: 30.238 morti; Turchia: 5.659 decessi, 228.924 contagiati; India: 34.500 morti, ma i i dati reali potrebbero essere di molto superiori, 1.500.000 contagiati; Algeria: 29.199 contagiati; Spagna: 28.441 morti e 282.641 contagiati; Bosnia: 316 vittime e 5.389 contagiati; infine i numeri dell’Italia: 35.154 morti e 12.456 contagiati. Sono solo alcuni dati, ma sufficienti per farsi un’idea dello stato della situazione nel mondo.

