di Caterina Iannelli
C’era una volta il papà. Quello che aiutava in casa, come se la casa fosse un ente benefico. Il papà che non cambiava pannolini perché “non sono capace”, che scopriva il nome della maestra a giugno e che considerava il pianto notturno una leggenda metropolitana. Il papà di prima aveva una sola mansione educativa: dire chiedilo a mamma.
Oggi no.
Oggi il papà entra in scena con passo deciso e occhiaie permanenti. Indossa il marsupio come una fascia da guerriero, prepara pappe bio di cui non sa pronunciare gli ingredienti e sa distinguere un pianto da fame da uno da ho perso il peluche esistenziale. È il nuovo papà, specie in forte espansione, avvistabile nei parchi all’alba, nei supermercati con la lista sul telefono e nei gruppi WhatsApp dell’asilo dove. Sorpresa: scrive anche lui.
I papà di prima tornavano a casa stanchi dal lavoro.
I papà di oggi tornano stanchi e iniziano il secondo turno. Stendono, lavano, piegano con una precisione quasi poetica. Non danno una mano, prendono in carico. Sanno che il carico mentale non pesa meno solo perché invisibile e lo sollevano senza proclami, come si fa con le cose importanti.
In alcuni casi diciamolo sottovoce per non scatenare dibattiti da talk show si prendono cura dei figli persino più delle mamme. Non per eroismo, ma per presenza. Perché ci sono. Perché restano. Perché hanno capito che crescere un figlio non è un compito da delegare ma una relazione da abitare.
Il papà di prima era l’autorità distante, la voce grossa chiamata in causa quando serviva.
Il papà di oggi è conforto, routine, carezza alle tre di notte. È quello che sa a memoria la canzoncina sbagliata ma la canta lo stesso, che mette lo smalto alla figlia con la concentrazione di un chirurgo e che non si vergogna di dire: Ho paura anch’io, ma ce la faremo.
Non è una gara. Non è una sottrazione di ruoli. È una moltiplicazione.
Perché i nuovi papà non tolgono spazio alle madri: lo creano. E in quello spazio succede qualcosa di rivoluzionario: i figli crescono vedendo l’amore dividersi equamente, la fatica condividersi, la vita non pesare tutta su una sola schiena.
E così, mentre il papà di prima leggeva il giornale sul divano, il papà di oggi è il giornale: una notizia buona, finalmente.
Una notizia che non fa rumore, non chiede applausi ma cambia il mondo una nanna, una lavatrice e un “vai tranquilla, ci penso io” alla volta.


