I colori delle camicie e un elettorato… un po’ daltonico, forse?

di Eustachio Pantone

Le regioni italiane si sono sempre distinte per le loro vivacità cromatiche nel corso della nostra storia, che man mano hanno soppiantato le originarie contrapposizioni tra bianchi e neri, siano essi guelfi o ghibellini. Nel passato recente che ci ha portati all’unificazione nazionale, al colore rosso delle camicie indossate dai Mille al seguito del biondo condottiero a cavallo e spada sguainata si è sovrapposto, in maniera poco ortodossa, il colore azzurro di marca sabauda di cui rimane traccia nella fascia indossata dagli ufficiali delle nostre Forze armate e che ancora mantiene la sua brillantezza grazie all’azione da esse svolta.

Si giunge all’epoca delle camicie nere, un colore che annullando gli altri colori si riteneva foriero di una temporalità  indefinita e insensata, nella nostalgia futurista di un qualcosa che non si è ancora riusciti a comprendere a pieno oggi, e in maniera subdola si ripropone oltreoceano sotto la bandiera di un santone social multimiliardario.

Per rimanere nella fantasia dei colori ecco spuntare dopo le illusioni del boom economico degli anni Sessanta le verdi camicie padane, di tutt’altra razza da quelle green degli ambientalisti. L’evoluzione cromatica nostrana non finisce qui, è la volta del colore azzurro che acquista tonalità scendendo in campo con le sue truppe mediatiche dando nuova linfa alle verdi camicie padane che a loro volta tentano, in modo maldestro, la scalata alla finanza imprenditoriale locale.

Grazie alla frammentarietà autoctona del nostro territorio, fatta passare con enfasi per unità, in barba alla complementarietà dei colori, non essendo più possibile il bianco fiore democristiano e messo da parte l’azzurro si stingono alcune tonalità delle camicie verdi che si alleano con i rivoluzionari pentastellati grillini con indosso le camicie gialle, ma i giallo-verdi ben presto naufragano nell’oceano della politica italiana illudendosi di essere una maggioranza che invece si assottiglia in maniera patologica e dispersiva in cromie dalle tonalità anomale. Una tavolozza di colori non ben identificabili e diffusi nello schieramento parlamentare tra destra, sinistra e centro.

Se adesso guardiamo i risultati delle recentissime consultazioni elettorali regionali in Emilia Romagna e Umbria, e meno recenti in altre regioni, al di là del meritato e legittimo trionfo, emerge alla grande l’elevata percentuale di chi si è astenuto e che vediamo crescere in maniera esponenziale. Una vera e propria maggioranza in assoluto e allora dovremmo tutti domandarci, tornando alla nostrana creatività cromatica, potrà esistere un colore nuovo per tingere la camicia da indossare?

Forse il rosa ci salverà e c’è da essere senza alcun dubbio ottimisti!