Giuseppe De Donno: la triste conclusione

di Giacomo Ferri

Ho appreso, come tanti, del suicidio del dott. Giuseppe De Donno e sono rimasto basito, incredulo, costernato ed ho provato rabbia. Abbiamo conosciuto questo medico a marzo 2020, in piena epidemia, mentre eravamo costretti a casa per via della quarantena imposta dall’allora Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e guardavamo alle notizie cercando di capire cosa stessero facendo i nostri medici per curare i pazienti che venivano ricoverati. Ancora non sapevamo che l’intubazione profonda era una delle cause di morte dei pazienti più deboli (molti ancora non lo sanno), ma stavano già venendo fuori i primi dubbi, le prime voci fuori dal coro e, contemporaneamente, arrivavano le prime ipotesi di cure e di prevenzione, come si può vedere nell’ottimo video di Massimo Mazzucco “Covid: le cure negate”, tra queste vi era il plasma iperimmune. Una ventata di ottimismo e di speranza (non il ministro) aveva travolto le persone e si leggevano post gioiosi che riguardavano questo brillante medico, dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova, che con naturalezza ed umiltà estrema in un’intervista disse “[…] Così siamo andati alla ricerca di qualche cosa di nuovo- ha proseguito De Donno- Il dott. Massimo Franchini, nostro primario ematologo e il dott. Fabio Pajola, uno dei nostri direttori sanitari, hanno avuto l’idea di pensare a qualcosa che fosse riconducibile al plasma dei convalescenti, già utilizzato durante l’epidemia di Spagnola. Questa intuizione era venuta in mente anche a me e al dott. Salvatore Casari, il nostro infettivologo […]”. I pazienti guarivano ed iniziavano a girare messaggi di invito alle persone guarite dalla Covid-19 di donare il plasma ed anche il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, è stato tra i sostenitori proprio di questa campagna. Queste erano le stelle, ma la discesa verso le stalle era dietro l’angolo e si stava preparando a suon di piccoli colpi da parte del mainstream. Nella trasmissione scientifica “Che tempo che fa” del 19 aprile 2020, l’esperto, Roberto Burioni, che fino ad un mese prima elogiava ed incoraggiava l’utilizzo del plasma convalescente, disse “[…] questi plasmi non sono un farmaco ideale, sono difficili e costosissimi da preparare […]” e con questa frase falsa, dall’inizio alla fine, si può dire che Burioni dette il via alla denigrazione della plasmaterapia e del suo più forte sostenitore, ovvero Giuseppe De Donno. Due settimane dopo, primi di maggio, ancora De Donno in prima pagina per quella strana visita dei NAS al Carlo Poma, nello specifico la visita al suo reparto e dopo poco, attraverso un video, annunciò la chiusura di tutti i suoi profili social per la troppa pressione mediatica. Selvaggia Lucarelli rincarò la dose con un suo articolo, chiamiamolo così, l’8 maggio su TPI (The Post Internazionale), il quotidiano online dei figli di giornalisti italiani famosi, in cui descrive la rapida parabola discendente del primario, ovviamente a modo suo, con la sua opinabile visione. Il 21 maggio usciva un altro articolo su Il Fatto Quotidiano, sempre a firma Lucarelli, dove si poteva ascoltare l’allegato audio di un’intervista telefonica a De Donno, dove si evince che l’obiettivo della “giornalista” è, dall’inizio alla fine, provocare e cercare di minare a tutti i costi la terapia col plasma e la figura del primario. Da lì in poi sono rimbalzate per mesi le voci che la terapia del plasma iperimmune non funzionasse o che i risultati non fossero minimamente soddisfacenti, come una serie di dichiarazioni di Matteo Bassetti a febbraio 2021, che smantellavano la terapia e la credibilità di chi la stava usando, tra cui questa dalla sua pagina FB, dove si legge “[…] Il plasma dei guariti non sembra servire a nulla nella terapia del Covid. Occorre evitare di dare false speranze alla gente e affidarsi unicamente alla medicina dell’evidenza. Viva la scienza e chi la sa leggere e studiare […]”. Il 4 giugno, dalla Gazzetta di Mantova (poi altri), si apprendeva che il prof. De Donno aveva dato le sue dimissioni ed il giorno 9 avrebbe motivato la sua scelta in una conferenza stampa. Il 10 giugno ecco nuovamente la “giornalista” Selvaggia Lucarelli schernire il medico con un post su Twitter: “Vi ricordate il messia Giuseppe De Donno? Quel medico che salvava tutti con il plasma che chiamava “proiettile magico”, mentre Salvini e Le iene insinuavano che siccome era una cura GRATUITA chissà, cielanakondono? (???) Beh, lasciato l’ospedale, ora è medico di base a Porto Mantovano”. E, sinceramente, a parte il poco rispetto, la puntualizzazione politica e la parola inventata dal significato ignoto (probabilmente anche a lei), non ci vedo altro che la volontà di essere perfidi e cattivi con chi i pazienti li ha curati e, in alcuni casi, li ha salvati. Giuseppe De Donno è morto il 27 luglio, suicida, con una corda al collo ed avrebbe meritato più una medaglia al suo collo, anziché una corda, da parte di quelle istituzioni che invece hanno ostacolato e bloccato il suo lavoro invece di favorirlo. Una medaglia per meriti civili, per aver prontamente affrontato una “ignota” nuova malattia, seguendo la letteratura medica e la storia, portando dei risultati che, come disse lui, “[…] i risultati non sono solo personali ma di tutta la comunità […]” e guarendo tutti i suoi pazienti. Sicuramente una persona sensibile, che credeva profondamente nel suo lavoro e che sapeva bene quel che faceva; una persona troppo ingenua che, come ha detto Red Ronnie nella sua diretta la sera del 27, si è messo contro un sistema che non guarda ai pazienti, ma alle cure da creare per i pazienti. Molti si ricorderanno come già a marzo 2020 le dichiarazioni fossero univoche, ovvero si cercava il vaccino anziché la cura e le cure, in effetti, sono state ostacolate o comunque non sono state favorite. Mi rifaccio ancora una volta al suddetto video di Massimo Mazzucco, dove si evince una sistematica volontà di far passare il vaccino come unica soluzione salvifica e tutto il resto, invece, messo in dubbio e rallentato dal sistema. Se è vero che per il vaccino hanno bypassato le normali sperimentazioni, riducendo drasticamente i tempi di uscita e proseguendo una sperimentazione sulle persone, per le cure è stato fatto il contrario, hanno detto che non si poteva essere certi degli esiti e che per sperimentare una cura ci volevano tempo e numeri. La storia è sempre la stessa: due pesi e due misure. Giuseppe De Donno è una vittima legata al “Sistema Covid”, come lo sono stati gli imprenditori che si sono suicidati, i dipendenti che, piano piano, stanno perdendo e perderanno il lavoro, i medici radiati ed i sanitari allontanati, i morti a causa delle mancate cure domiciliari e quelli per gli ignoti effetti collaterali dei “vaccini” anti-Covid ed in futuro, molto vicino, coloro che saranno discriminati per non aver fatto la vaccinazione, a prescindere dalla motivazione. Questo è un virus mortale se non curato o curato male, come tutti i virus ed i batteri patogeni, d’altronde anche un’unghia incarnita, se non viene curata, può portare a gravi conseguenze come la cancrena ed anche la morte.

1 commento su “Giuseppe De Donno: la triste conclusione”

  1. Maria Teresa Franco

    Ciao super dottore ti parlo come se tu fossi qui accanto a me e come vorrei che tu lo fossi non possiamo permetterci di perdere per la strada uomini come te lo sappiamo bene che ti hanno ucciso i maledetti prego Dio che li faccia morire di covid arrivederci dottore

I commenti sono chiusi.

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