Geopolitica: l’espansione economica della Cina in Afghanistan

Con la presa di Kabul da parte dei talebani nelle scorse settimane sembra che siano maturi i tempi per ridisegnare gli equilibri geopolitici in Medio Oriente. Al momento, risulta complicato fare una previsione sul futuro dell’Afghanistan ma, quasi certamente, gli Stati Uniti, con il loro ritiro, dopo venti anni di presenza militare nel Paese avranno ormai un ruolo politico ed economico marginale. Il vuoto di potere lasciato dagli americani è troppo grande per non essere colmato; pertanto, le altre grandi potenze mondiali sono pronte a prendere il posto degli USA. La Cina, da tempo, ha interesse ad allacciare rapporti economici con l’Afghanistan, ed ora che l’egemonia statunitense è venuta meno, è pronta ad espandere i propri mercati in Medio Oriente. Nonostante il governo di Pechino non nutra “simpatia” per i talebani, non sorprende vedere la Cina mettere in primo piano i propri interessi economici a discapito degli ideali politici, dimostrando la sua “cinicità” nei rapporti internazionali. L’interesse ad un rapporto “talebani-cinesi” è reciproco sotto vari aspetti. Primo fra tutti il legame geopolitico: da un lato, Pechino vede la possibilità concreta di sottrarre ai rivali americani ed alle altre potenze occidentali, un’importante area di interesse, sia dal punto di vista strategico che simbolico; dall’altro lato i talebani da tempo hanno voglia di affermarsi a livello internazionale, con la Cina che, in futuro, potrebbe trasformarsi in un prezioso alleato diplomatico presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La Cina ha forti interessi economici in due macro-aree afghane: secondo il premier cinese Xi Jinping, l’Afghanistan riveste un ruolo cruciale nella “Nuova Via della Seta” che attraversa i Paesi dell’Asia centrale; l’altra macro-area sarebbe ricca di materie prime. Idrocarburi, minerali rari e metalli preziosi sono le fondamenta dell’economia cinese e, l’Afghanistan, sarebbe la “miniera a cielo aperto” ideale per gli “appetiti” di Pechino. Per poterne usufruire senza problemi però, è necessario un Paese stabile ed un intermediario con cui negoziare, conferendo ai talebani un grande valore strategico agli occhi del governo cinese, già in possesso della maggior parte dei diritti estrattivi del sottosuolo afghano. Un altro interesse del colosso asiatico riguarda la sicurezza nazionale della Repubblica Popolare Cinese la quale, seppure per soli 76 chilometri, confina con l’Afghanistan. Il governo di Pechino spesso si è scontrato con la violente opposizione di alcuni gruppi Jihadisti della comunità Uiguri della regione dello Xinjiang. La presa di potere talebana di Kabul se, mal gestita, potrebbe diventare una minaccia per la sicurezza nazionale cinese, trasformandosi in un sostegno del nuovo governo afghano alle rivendicazioni separatiste Uiguri. Da sempre Pechino ha mostrato la massima attenzione sulla questione vedendo, nell’unità nazionale, un principio fondante dell’identità della Repubblica Popolare Cinese. Ne scaturisce, così, un importante merce di scambio per i talebani, a cui il Ministro degli Esteri cinese ha chiesto collaborazione ed un approccio determinato nell’eliminare i gruppi Uiguri presenti in Afghanistan. Il vuoto di potere lasciato dagli Stati Uniti a Kabul non poteva rimanere “vacante”, a maggior ragione in un periodo storico come questo in cui è in atto una ridefinizione degli equilibri di potere globali e regionali. Gli USA attraversano, già da alcuni anni, una crisi economica e politica alla quale, invece, si contrappone una energica crescita cinese che dal 2013, con la salita al potere di Xi Jinping, si sta affermando come la nuova “potenza mondiale”. L’Afghanistan diventerà “cinese”?

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