Ehi! Ho il green pass. E chissenefrega!

Irrobustito da un importante numero di mesi di terrore mediatico e non, galvanizzato da un destino finora benevolo che mi ha preservato da brutte sorprese, con la giusta supponenza che il possesso del passaporto sanitario mi ha portato in dote, ma soprattutto con la certezza che come noi italiani nessuno, plurivaccinati come siamo da dosi quotidiane di banalità istituzionali, religiose, mediatiche, by social, quotidiani e talk-show, ho affrontato col giusto cipiglio le mie vacanze sportive, infarcite di escursioni quasi quotidiane all’estero. Non nego che mi aspettavo una frontiera agguerrita, piantonata da poliziotti col termometro in una mano, l’altra pronta a scattare sul grilletto del revolver e lo sguardo torvo di chi pretende di dare urgentemente uno sguardo al passaporto sanitario, prima di ogni altro documento, finanche della carta di identità. Non vi dico la delusione nell’appurare che alla frontiera austriaca, dove giungevo in bici, non c’era un cane ad aspettare me e il mio passaporto. Rinfoderando l’applicazione Immuni sulla quale orgogliosamente avevo riposto il documento più chiacchierato dell’anno, mi dicevo che sarebbe andata meglio alla frontiera slovena: diamine dovrò trovare uno che gli darà uno sguardo?!? Ma al ciclista turista che pretendo presuntuosamente di essere non è andata bene neanche con gli amici confinanti sloveni: nessuno vuole dare uno sguardo al mio green pass! I controlli semplicemente non vengono eseguiti. Anzi, pardon, un controllo l’ho subito, ma esclusivamente per verificare se avevo l’adesivo per l’autostrada, una sorta di pagamento forfettario del pedaggio che dura dieci giorni, quell’unica volta che alla frontiera ci sono arrivato in auto. Del tipo, è più importante controllare che abbia pagato e non che sia vaccinato.
Delusione delle delusioni!
Ma l’esperienza non si è limitata al passaggio della frontiera, perbacco: la speranza di sfoderare il cellulare col passaporto non è svanita al primo fallimento. Testardo, come solo un plurivaccinato in periodo di Covid può essere, le ho provate tutte: bar, ristoranti, supermercati, grandi magazzini, pompe di benzina, centri commerciali, laghi e luoghi di culto. Ma il risultato è stato sempre lo stesso.
E la mascherina?
Ringrazio per l’opportuna domanda.
A indossarla un austriaco su dieci e uno sloveno su quindici, beninteso anche al chiuso.
Ora, mi chiedo con l’ingenuità che contraddistingue un cucciolo di pochi giorni, ma se in un centro commerciale non viene richiesta neanche la mascherina, non ha senso il suo uso in nessun’altra circostanza. Popoli di sprovveduti, di coraggiosi, di pazzi o soltanto gente non terrorizzata, o preoccupata il giusto?
A considerare come sono severi, sia gli austriaci che gli sloveni, nel rispetto delle norme, dai limiti di velocità a tutto il resto, vien da pensare che da loro non esista il pensiero unico sanitario, ovvero che può essere immaginato anche un approccio sereno al problema Covid, che non dia in escandescenza con l’acquisto urgente dei banchi a rotelle, con l’obbligatorietà del passaporto sanitario e con l’imperativo dell’uso della mascherina finanche quando si fa la pipì, da soli e nel bagno di casa. E’ appena il caso poi di sussurrare che, per esempio in Austria, puoi fare un tampone, gratuito, in un qualsiasi centro commerciale o lungo la strada, anche se non sei austriaco e finanche se sei italiano, col risultato comunicato dopo mezz’ora.
Insomma un diverso modo di affrontare il problema, senza la frenesia dell’urgente eccezionalità a tutti i costi. Questa è la caratteristica quotidiana dell’agire politico nostrano, vaghiamo da urgenza a urgenza, da calamità a calamità, da un problema gravissimo all’altro, senza soluzione di continuità. Forse soltanto per l’incapacità cronica di affrontare il quotidiano, del tipo: se una cosa non è urgente non val la pena curarsene. Altri la chiamano sciatteria.
Sì, siamo sciatti, ma anche presuntuosi e totalmente, ineccepibilmente, magnificamente inadatti a essere seri, istituzionalmente parlando, e se ne arriva uno, dico di veramente serio, parte il sistema automatizzato e assolutamente trasversale della chiusura centralizzata dell’entrata delle istituzioni.
È il miracolo italiano, of course.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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